scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
15/06/2021

Requisiti doc per gli appalti

ItaliaOggi Sette - ANDREA MAGAGNOLI

I giudici di legittimità indicano gli elementi per distinguere contratti e somministrazione
Sono decisivi eterodirezione dei lavori e rischio d'impresa
Il contratto di appalto si confi gura quando risponde a requisiti certi. Tra questi, eterodirezione e rischio di impresa. Ossia devono esserci potere organizzativo e gestionale in capo all'appaltatore e la assunzione, da parte del medesimo appaltatore, del rischio d'impresa. In caso contrario siamo di fronte a somministrazione di manodopera. Lo chiarisce la Corte di cassazione con l'ordinanza n. 13413/2021 depositata il giorno 18/05/2021. Il caso. Il caso di specie trae origine dall'applicazione di una sanzione a carico di un imprenditore da parte dell'Agenzia delle entrate per interposizione fi ttizia di manodopera e conseguenti omessi versamenti. I militari della guardia di Finanza, a seguito di un accesso sul luogo di lavoro, avevano accertato, a carico di un imprenditore, la palese violazione della normativa che regolamenta l'esecuzione degli appalti, tanto da contestargli l'illecito d'interposizione fi ttizia di manodopera. La condotta illegale accertata, pertanto, veniva segnalata all'amministrazione fi nanziaria competente per le determinazioni conseguenti, consistenti nell'applicazione di sanzioni di carattere economico. Ad avviso del contribuente, che ricorreva alla commissione tributaria, invece, nel caso di specie non poteva essere rilevata alcuna irregolarità, in quanto il rapporto realizzato con la ditta utilizzata per l'esecuzione delle opere era del tutto lecito, trattandosi di un contratto di appalto di servizi di facchinaggio, movimentazioni merci e attività connesse, nei locali della committente, dietro corrispettivo da liquidarsi mensilmente in funzione dei servizi prestati dalla cooperativa coinvolta. Infatti, sulla base di una espressa pattuizione contrattuale, il committente aveva attribuito alla società cooperativa collegata il compito di eseguire queste attività. I giudici tributari provinciali ritenevano la tesi del contribuente fondata, tanto da pronunciare l'annullamento degli atti esecutivi emessi dall'amministrazione. Secondo i magistrati della commissione provinciale, nel caso di specie, avrebbe dovuto escludersi ogni illecito e in particolare quello contestato dall'amministrazione. A medesima soluzione giungevano i giudici della commissione tributaria regionale che, come i colleghi di primo grado, qualifi cavano il rapporto realizzato tra le due società quale contratto di appalto perfettamente consentito dalla normativa vigente. L'amministrazione finanziaria ricorreva allora alla Corte di cassazione. La pronuncia. La questione viene risolta dalla Corte di cassazione con l'ordinanza n. 13413/2021, che pone ben precisi criteri per la qualifi cazione di una persona giuridica come cooperativa e per inquadrare un contratto di appalto. I giudici della Corte di cassazione hanno aderito alla soluzione rigorosa: nel solo caso in cui vengano rilevati e accertati determinati elementi si potrà ritenere di essere in presenza di appalto di servizi. Nella situazione oggetto del provvedimento, hanno osservato i giudici della Corte di cassazione, l'affidamento dell'esecuzione delle opere di facchinaggio a un soggetto terzo non costituiva nient'altro che un sistema illecito per eludere le disposizioni vigenti, con una interposizione fi ttizia di manodopera. La relazione intercorsa, infatti, tra le due società presentava caratteri ben diversi e non poteva in alcun modo essere collocata tra quelle che si realizzano con la conclusione di un contratto d'appalto. Nel caso di specie, infatti, il potere di direzione dell'attività di lavoro era rimasto in capo alla società committente. Non solo. A ulteriore prova dell'illiceità della condotta dell'apparente committente deponeva la mancata assunzione del rischio d'impresa da parte dell'appaltante, caratteristica che deve in ogni caso contraddistinguere un contratto di appalto. Da tali osservazioni circa le modalità del rapporto tra il committente e la società delegata emerge con tutta evidenza l'illiceità del rapporto, non potendosi in alcun modo qualificarla quale contratto di appalto, data l'assenza di una serie di elementi. La distinzione tra appalto genuino e somministrazione vietata di manodopera, hanno precisato gli Ermellini, si individua dalla presenza di determinati requisiti per la sussistenza dell'appalto genuino: organizzazione dei mezzi necessari da parte dell'appaltatore (con la precisazione, però, che può anche essere minima, con prevalenza dell'apporto di personale specializzato); l'esercizio del potere organizzativo e direttivo nei confronti dei lavori utilizzati, da parte dell'appaltatore; l'assunzione da parte dell'appaltatore del rischio di impresa. Mancando tali requisiti si è in presenza di una somministrazione vietata di manodopera, cioè i lavoratori sono considerati alle dirette dipendenze dell'imprenditore appaltante. A caratterizzare l'appalto non genuino, hanno proseguito i giudici della Suprema corte, non è tanto la mancanza di una organizzazione, ma soprattutto l'eterodirezione, ancora prima della assenza di rischio di impresa. L'eterodirezione si ha quando l'appaltante-interponente, non solo organizza, ma anche «dirige» i dipendenti dell'appaltatore, utilizzandoli in prima persona. E quando restano in capo all'appaltatore solo i compiti di gestione amministrativa (retribuzioni, ferie ecc.) senza una reale organizzazione della prestazione. Inoltre da tali elementi discende anche un altra conseguenza relativa all'applicabilità delle esenzioni fi scali per le società cooperative. L'accertamento di un rapporto illecito come quello che si confi gura nel caso d'interposizione fi ttizia di manodopera determina come ovvio l'esclusione dell'applicabilità delle norme di favore previste per le società cooperative. Infatti, la normativa oggi vigente prevede per le società cooperative vantaggi di carattere fi scale che, tuttavia, sono fruibili solo ed esclusivamente nel caso in cui la società presenti determinate caratteristiche tra le quali rientra anche la natura solidaristica del vincolo associativo. L'accertamento di tali condizioni dovrà essere di carattere oggettivo e compiuto da soggetti terzi. Le eventuali affermazioni della parte interessata circa la natura cooperativa della società non saranno di per sé suffi cienti per ottenere i vantaggi previsti. I precedenti. La questione era stata più volte posta all'attenzione dei giudici di legittimità, che avevano delineato criteri ben precisi per l'accertamento della presenza di un contratto d'appalto. Tale fi gura contrattuale va esclusa nel caso in cui il rapporto tra committente ed esecutore sia caratterizzato dalla permanenza del potere di direzione dei lavori in capo all'appaltante (Corte di cassazione, sentenza n. 31270/2018 del 7/12/2018). La giurisprudenza di legittimità individua inoltre un ulteriore criterio relativo alla ripartizione del rischio d'impresa. Deve essere esclusa la presenza di un contratto d'appalto nel caso in cui il rischio d'impresa non venga espressamente assunto da parte del soggetto delegato all'esercizio dei lavori (Corte di cassazione, sentenza n. 28953/2018). © Riproduzione riservata