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09/07/2020

«Renzi e Verdini? Mai fatto inciuci Vincere in Toscana ora si può»

QN - La Nazione

di Luigi Caroppo FIRENZE La novità è evidente: Matteo Salvini parla molto meno di immigrazione e molto di più di lavoro che non c'è. Ha abbandonato il tormentone sbarchi più porti chiusi più Europa assente. E lo ha sostituito con quello più attuale da crisi post Covid: cassa integrazione flop più Pil negativo alle stelle. Tanto da arrivare a dire «preferirei percentuali più basse nei sondaggi ma più certezze per gli stipendi dei lavoratori». Pacato e sorridente è sempre lui il capo dei sovranisti, «se sovranismo vuol dire dare una casa popolare prima a un italiano che paga le tasse». Ieri tour elettorale in Toscana per sostenere la candidatura di Susanna Ceccardi, leonessa di Cascina, alfiere del centrodestra, «e soprattutto ex sindaca» perché «vuol dire che conosce da vicino i problemi che vivono le persone e sa come si risolvono». Massa, Montecatini, Firenze e Arezzo: ore intense per parlare con la gente e i rappresentanti delle categorie (come con la Confcommercio a Firenze). L'incontro a «La Nazione» con la direttrice Agnese Pini per un confronto sui temi più squisitamente nazionali (l'intervista su www.lanazione.it) tipo il decreto Semplificazioni firmato nella notte dal governo, «una scatola vuota». Una «delle solite promesse alla Conte». Idem sulle «promesse false sulla cassa integrazione, promesse false sui soldi prestati dalle banche». Soluzione? Il modello Genova: «Se non c'è l'azzeramento del codice degli appalti e il modello Genova non c'è, nessuna semplificazione». Il lavoro che non c'è, l'ondata possibile di disoccupati preoccupa la Lega: «Siamo il primo partito, abbondantemente, e quindi son ben contento di questo, sono preoccupato della situazione economica, il governo non sta affrontando la crisi post Covid-19». «Bisogna cambiare, la Toscana l'ha capito eleggendo tanti sindaci di centrodestra. Ora giochiamo convinti di vincere la partita più difficile, quella delle regionali» ripete Salvini. Il leader leghista mette da parte, una volta per tutte, possibili «desistenze» e patti con Renzi con la regia complice di Denis Verdini. «L'unica verità è che sono felicemente fidanzato con sua figlia. Stop, la politica resta fuori». In Toscana è sfida da Davide contro Golia, ma mai dire mai. «Per vincere in Toscana serve concretezza - ripete Salvini - Susanna ha fatto il sindaco e la Toscana ha bisogno di un sindaco che risolva problemi fermi da anni». E via con dati e problemi: «I toscani pagano rifiuti e acqua tra i più cari d'Italia, c'è una riforma sanitaria zoppa». Tante sono le paludi dell'immobilismo: «A Firenze il Pd, che governa sempre tutto da 50 anni, ha il tema dello stadio, dell'aeroporto, della riqualificazione della Fortezza, non risolti. Noi abbiamo scelto un sindaco a confronto di qualcuno che invece fa politica da 50 anni. Sono due visioni della Toscana diverse». A Giani, Matteo Salvini non invia nessun messaggio: «Porto rispetto - ha aggiunto - I toscani possono scegliere fra quello che va avanti da 50 anni e il cambiamento. Tanti toscani hanno scelto il cambiamento, da Pistoia a Siena, da Arezzo a Massa, a Pisa, a Grosseto. E dove governano i sindaci della Lega e del centrodestra la differenza si vede». Possibili parallelismi tra Toscana ed Emilia? «No, i toscani sono più concreti e meno ideologici e molti hanno già scelto da che parte stare». Scarpe da barca, jeans e camicia bianca con mascherina d'ordinanza, Salvini starà tanto in Toscana: anche «una settimana ad agosto al Forte con mia figlia e qualche giorno in Romagna con mio figlio». Un po' stanco ma sta riprendendo i tempi da campagna elettorale. «I sondaggi ci danno in ripresa a livello nazionale e testa a testa in Toscana. Il governo? Dovrebbe andare a casa per i disastri Pd-5Stelle con Conte premier, gli italiani dovrebbero poter votare». Al suo fianco il coordinatore toscano della Lega Daniele Belotti: «Ci stiamo divertendo, è come giocare in trasferta, ma è proprio fuori casa che vengono le vittorie più belle e storiche». Calosi presidente L'appello dei 400
Sinistra

Quattrocento tra precari, studenti, operai, impiegati, pensionati, ricercatori, chiedono a Daniele Calosi, leader della Fiom Cgil di Firenze, di candidarsi a presidente della Regione. Dicono no a Giani e al Pd e chiedono ai candidati Tommaso Fattori e Irene Galletti di fare un passo indietro per creare un fronte popolare unitario.