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06/10/2018

«Renato Dini è pronto a combattere»

QN - Il Resto del Carlino

- URBANIA - E' IN CELLA ma non è giù di corda né abbattuto: «Il mio assistito è ben deciso a combattere per spiegare il suo operato». L'avvocatessa Giuliana Riberti è stata nominata difensore di fiducia di Renato Dini, il dirigente della comunità montana con sede a Urbania arrestato l'altro ieri dalla Guardia di Finanza di Urbino diretta dal capitano Arcangelo Mottola con l'accusa di aver chiesto e ottenuto tangenti per affidare appalti pubblici a chi era pronto a pagare il suo 'interessamento'. Spiega l'avvocatessa Riberti: «E' ancora molto presto per fare valutazioni sul carteggio delle accuse mosse nei confronti di Renato Dini, di cui non ho ancora copia completa, ma sicuramente ci sarà l'occasione di ripercorrere i fatti. E' una vicenda drammatica, comunque Dini mi ha rimarcato il fatto che è pronto a lottare». L'interrogatorio di garanzia è previsto presumibilmente per martedì 9. Intanto ieri, al termine dell'assemblea dei sindaci, il segretario generale della Comunità montana Elvio Massi ha sospeso Renato Dini annunciando la costituzione di parte civile nel futuro processo. LA GUARDIA di Finanza, dopo aver perquisito l'altro ieri le sei ditte coinvolte negli appalti truccati sequestrando computer e documenti, sta esaminando il materiale attendendosi molto. Compresa la collaborazione spontanea degli interessati. La «manina» di Renato Dini, per loro, era provvidenziale. In qualche caso, lo stesso dirigente chiedeva alla ditta amica di preparare una bozza di gara d'appalto che gli calzasse a pennello con tanto di preventivo adeguato. In cambio, voleva soldi. Il suo sogno era il mensile fisso: 500 o anche 1000 euro. Ma l'obiettivo non gli era ancora riuscito. La moglie Mariagrazia però lo caricava e rincuorava ogni mattina: «..vedrai, a forsa d'insista...» lo spronava al telefono e quando lei pensava che la tangente fosse stata pagata, chiamava puntigliosamente il marito. Come la mattina del primo dicembre 2017, alle 11.06: «Ci sono novità?». La risposta del marito è balbettante: «...nel pomeriggio, se va bene...». E lei: «...com se va ben?» E lui: «e se nò lunedì... dop tel dic». Ma è la telefonata simbolo del 21 novembre 2017 che dimostra l'estenuante lavoro di 'esattore'. E' la moglie Mariagrazia che chiama il marito alle 14.05: «Hai fatto le visite a domicilio?». Lui: «Una ma è...dura». La moglie: «E' andata male?» Dini risponde: «No, qualcosina sì, ma è dura...» LA posizione di rendita che gli garantiva la dirigenza del Cuc stava però per finire. La comunità montana aveva interrotto dal marzo scorso quasi tutta l'attività di stazione appaltante per altri comuni perché non riusciva più a sostenere il lavoro. Aveva passato l'incarico alla Provincia ma questo aveva mandato in corto circuito Dini che ha mobilitato amici e e politici per bloccare il passaggio di competenze. Non riuscendoci, stava lavorando per farsi creare un Cuc alla Comunità montana del Catria e Nerone oppure per farsi aggregare al comune di Urbino con la funzione di dirigente degli appalti. Non voleva perdere il 'secondo' lavoro visto che gli garantiva soldi che non sapeva nemmeno dove nascondere. Scrive il gip Savino nell'ordinanza di custodia in carcere su richiesta del pm Lilliu: «Dini risiede con la moglie che, purtroppo, accentua considerevolmente lo spirito delinquenziale del coniuge, circostanza che appare ostativa a farsì che l'attuale casa coniugale possa essere luogo idoneo all'esecuzione degli arresti domiciliari». In altre parole, Dini è in carcere non tanto per evitare reiterare il reato ma per schivare la moglie. ro.da.

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