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05/06/2021

REGOLE SUGLI APPALTI E QUALITÀ DEI CONTROLLI E DEL PERSONALE

Avvenire

A voi la parola
Gentile direttore, scrivo in riferimento all'editoriale di Becchetti «Nessun gioco al ribasso» ("Avvenir e" del 25 maggio 2021). Da 30 anni la legislazione degli appalti continua a oscillare tra la demonizzazione della discrezionalità delle stazioni appaltanti, considerata anticamera inevitabile di corruzione, e l'auspicio di gare intelligenti che diano un valore inferiore al prezzo dell'offerente rispetto ai fattori qualitativi progettuali, ambientali, sociali e di sicurezza. Gare di questo tipo sono più lunghe da predisporre e comportano valutazioni discrezionali e puntuali ricorsi giudiziari dei perdenti. Mi permetto di sottolineare che i fattori sociali e ambientali e di impermeabilità a infiltrazioni mafiose possono essere considerati tra i requisiti inderogabili di ammissibilità anche in una gara al massimo ribasso, senza la necessità di essere pesati in sede di valutazione delle offerte. Anzi bisognerebbe evitare di farne oggetto di una doppia valutazione. Nella situazione attuale ritengo che non sia realisticamente possibile aspettarsi la velocizzazione delle procedure da parte delle stazioni appaltanti senza appoggiarsi più largamente al massimo ribasso. Occorrerebbe invece rafforzare e rendere effettivi i controlli preventivi sul rispetto dei requisiti sociali e ambientali delle imprese da parte degli organismi che gestiscono Albi professionali e Certificazioni. In ogni caso, non si può eliminare la tensione tra la naturale tendenza a privilegiare le imprese di cui ci si fida per la buona reputazione meritata e la necessità di non limitare eccessivamente la competizione tra le imprese. È una tensione che può essere gestita solo con la selezione per onestà e competenza del personale delle stazioni appaltanti e la costituzione di commissioni aggiudicatrici collegiali. Roberto Ceresoli Milano