scarica l'app
MENU
Chiudi
24/06/2020

«Regole più snelle o l’Italia non riparte»

QN - Il Resto del Carlino

di Achille Perego MILANO Ha saputo che il nuovo ponte Morandi, ricostruito in tempi record per l'Italia (14 mesi) rischia di non essere aperto prima di agosto perché non si sa chi deve fare il collaudo? «Non sono meravigliato - risponde Gabriele Buia, presidente dell'Ance, l'associazione dei costruttori edili -. Il ponte di Genova fa notizia, ma sa quante sono le opere pubbliche che non finiscono sui giornali bloccate per un parere mancante?». In ballo c'è anche il tira e molla nel governo sulla concessione ad Autostrade? «È chiaro che, quando si arriva in fondo, prendere la decisione è ancora più dirompente. Intanto la burocrazia sta distruggendo il settore che dovrebbe guidare la ripresa del Paese. Non possiamo più sopportare che, per questo, le imprese soffrano mentre - lo conferma il ponte Morandi - sanno lavorare». Quindi? «Il mondo delle costruzioni è l'unico dove i padri dicono ai figli di non seguire le loro orme». Il sindaco di Genova, Marco Bucci, se non avrà risposte, ha detto di essere pronto a risalire il Tevere. «Perché è un uomo d'impresa e sa quali sono i lacci e lacciuoli. Ma il viadotto di Genova ha comunque goduto di condizioni uniche, dal progetto regalato da Renzo Piano alle semplificazioni negli iter. Altrimenti...» Altrimenti? «Sarebbero serviti 16 anni come per tutte le opere del valore superiore a 100 milioni. Ma ne servono almeno quattro per una da 500mila euro. La realtà è che in Italia non è possibile fare grandi opere infrastrutturali anche se i finanziamenti ci sono. Come Ance, avevamo calcolato nel 2019 ben 740 opere bloccate per 63 miliardi disponibili. Qualcosa adesso si è mosso, come la statale Jonica, ma il problema resta». Si riuscirà mai a superarlo? «Due anni fa, quando sono stato eletto presidente dell'Ance, ho subito scelto come mission quella di battermi per la semplificazione delle norme che bloccano tutto. Contro la burocrazia che impedisce che si facciano le cose con velocità. Del resto lo sa anche lo Stato...». In che senso? «È il primo a derogare al Codice degli appalti del 2016. Non solo col ponte Morandi ma anche con le Universiadi, il G7, i Giochi di Cortina. A oggi sono stati nominati ben 25 commissari per far fronte alle carenze procedurali che impediscono l'utilizzo della spesa pubblica per le grandi opere». Cosa chiedono le imprese? «Di poter lavorare non in deroga alle leggi con un regime di straordinarietà ma in un sistema ordinario dove non esistano decine di centri decisionali e di adempimenti burocratici che nemmeno un giurista riesce a capire». Va di nuovo cambiato il Codice degli appalti? «Noi non chiediamo deroghe alle procedure di aggiudicazione, un fattore di competitività e trasparenza, ma regole semplici, snelle. Ma soprattutto quello che blocca le opere sono le procedure a monte delle gare. Autorizzazioni, approvazione dei progetti e trasferimenti delle risorse tra decine di enti diversi: sovrintendenze, ministeri, enti locali. Con l'aggravante, com'è successo con le infrastrutture per il Sulcis, che dopo anni si ricominci daccapo perché cambia il colore politico di un'amministrazione locale». Riusciremo mai a fare le opere in anni e non decenni? «Aspettiamo il decreto semplificazioni di Conte. Per rilanciare l'Italia serve il coraggio di cambiare. Una svolta, altrimenti qualcuno dovrà spiegare alle prossime generazioni perché avranno sulle spalle i debiti pubblici per tutta la vita». © RIPRODUZIONE RISERVATA