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09/08/2019

Regole inadatte al Sud, fondi Ue in ostaggio della burocrazia

Il Sole 24 Ore - Nello Musumeci

INTERVENTO
Dalla sua pubblicazione, il rapporto Svimez non ha cessato di far riflettere. Chi guida una grande Regione del Sud sa di avere una doppia responsabilità: verso i propri concittadini e verso tutti gli italiani. E ciò, in quanto la perdurante crisi del Mezzogiorno, le cui cause sono riferibili sia alle scelte di politica nazionale (penalizzanti per decenni), sia alla inefficienza di una larga parte delle classe dirigente meridionale, ha portato l'Italia in stagnazione economica, ultima in Europa per crescita.

Questo è il motivo per cui, pur non essendomi mai pronunciato contro la richiesta di autonomia differenziata avanzata da altre regioni, ho invitato - fino ad oggi inascoltato - il premier a convocare tutti i governatori. Sarebbe quella l'occasione per definire le regole del fondo di perequazione fiscale e infrastrutturale, e per stabilire i livelli essenziali di prestazioni. E, soprattutto, per proporre un vero "Piano per il Sud", condizione ineludibile per fare uscire l'Italia dalla recessione.

Proprio sulla necessità di adottare una sorta di nuovo Piano Marshall, sono intervenute tutte le parti sociali e una fetta del mondo politico.

Da parte sua, il ministro Barbara Lezzi - con cui ho un proficuo dialogo istituzionale - sostiene invece che le politiche adottate dal suo governo siano sufficienti a rimettere in carreggiata il Mezzogiorno. Dissento, perchè oggi il vero ostacolo alla crescita del Sud non è tanto la quantità delle risorse disponibili, ma le estenuanti procedure, comunitarie e statali, che vanificano ogni sforzo. I regolamenti europei e il Codice degli appalti sono incompatibili con un'area depressa che ha bisogno di accelerare la spesa pubblica e di realizzare infrastrutture strategiche.

Qualche esempio? Guido una Regione che ha, nominalmente, a disposizione alcuni miliardi di euro per la rete dei trasporti. C'è un però: ho appena concluso una seduta di Giunta nella quale si è preso atto dei passi in avanti sul fronte della definizione dei progetti. Ma alla lettura del cronoprogramma sono rimasto senza parole: nella migliore delle ipotesi, come dice l'Ance, ci vorranno almeno 5 anni solo per aprire i cantieri! Nonostante ciò, da quando è in carica il mio governo abbiamo sbloccato appalti per opere minori, ferme da molto tempo!

A cosa serve affidare risorse finanziarie ad una nuova classe dirigente, come quella che ho il privilegio di rappresentare, se poi non si può produrre rapidamente sviluppo? Lo "sblocca cantieri" in realtà su questo fronte ha fatto molto poco.

Nè va meglio sul fronte dell'utilizzo dei fondi europei e nazionali. Anche qui i ritardi delle pregresse progettazioni determinano un corrispondente ritardo nella spesa. E l'Europa non ci aiuta.

Se esaminiamo le grandi crisi industriali di tutto il Mezzogiorno, ci si rende conto che da Roma non arriva alcuna soluzione per la re-industrializzazione, ma solo cassa integrazione.

Ultimo esempio: non so se le Zes (appena approvate dalla mia Giunta), per le quali si attendono i decreti attuativi, potranno rappresentare un punto di svolta, visto che non sembrano in grado di creare quel vantaggio fiscale che chiedono gli investitori per tornare a puntare sul Sud.

Desidero soffermarmi su un punto cruciale. La classe dirigente del Mezzogiorno non sempre ha brillato per efficienza, nel passato. Ma oggi non si può pagare il prezzo degli errori altrui, perché questo significa scaricarne il peso sui cittadini e costringerli a vivere ancora nel disagio, o a emigrare per sempre.

Superiamo lo stereotipo di un Sud affidato a piagnoni e parassiti, iniziando un dialogo vero, fatto di contenuti e di misure di impatto immediato.

Faccio due proposte: il governo apra un Tavolo sulle regole con la nuova Commissione Europea per superare i nodi burocratici che limitano la spesa dei fondi comunitari, e definisca un vantaggio fiscale significativo per chi vuole investire al Sud, anche ampliando il più possibile la scarsa dotazione delle Zes e rafforzando il credito d'imposta. Sugli investimenti serve solo fare presto: una cabina di regia nazionale controlli pure come e quanto spendiamo, ma ci metta in condizione di aprire velocemente i cantieri.

Aspettiamo che il governo ci convochi e speriamo lo faccia presto. Noi, quelli che al Sud vogliono dare un'opportunità, andremo all'appuntamento con idee forti. Se ci siamo riusciti con il turismo, con le produzioni agricole di qualità, con i vini e con le Università, evidentemente al "Sud parassita"si contrappone un "Sud efficiente". Ed è quello che vogliamo rappresentare.

Presidente della Regione Siciliana

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NELLO MUSUMECI

Presidente della Regione Siciliana