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04/01/2019

REGIONI GLI ERRORI DI CALDORO

La Repubblica - Massimo Villone

Il commento
Molti prevedono - o paventano - il sorpasso della Lega su M5S nel prossimo voto europeo. Una inversione dei rapporti di forza così certificata non potrebbe non avere ripercussioni a Palazzo Chigi, sulla composizione dell'esecutivo tramite un rimpasto, o comunque sulle priorità dell'azione di governo.
È ormai da mesi che nel termometro dei sondaggi M5S scende e la Lega sale. La ragione è strutturale, e la competizione infragovernativa tra i due stipulanti del contratto di governo era prevedibile, e inevitabile. Tra un partito vero e vecchio stile come la Lega, radicato e con un preciso progetto politico, e un non-partito come M5S, mai veramente uscito dalla dimensione della protesta, la gara è stata ed è impari. Basta guardare agli ultimi tentativi di rilancio, che il duo Di Maio-Di Battista affida al taglio dell'indennità dei parlamentari.
Salvini risponde che per la Lega le priorità degli Italiani sono più concrete: flat tax, pace fiscale, codice degli appalti, legittima difesa, pensioni, autonomia. In sintesi, i bambini giochino con le automobiline, mentre noi adulti ci occupiamo delle cose serie. Ancora un punto regalato a Salvini. I segue dalla prima di cronaca La cosa preoccupa, perché lo scivolamento della maggioranza verso esiti inaccettabili per il Sud può essere al momento fermato solo da M5S. Lo dimostra la proposta di strategia referendaria per il rilancio del Sud avanzata da Stefano Caldoro sulle pagine del Mattino, con raccolta di firme da avviare in gennaio.
Una soluzione debole e inefficace. Si tratta di referendum consultivi locali. La novità rispetto alla vicenda lombardo-veneta verrebbe - se capiamo bene - da un quesito sulla istituzione di macroregioni.
Paradossalmente, un simile quesito potrebbe ricadere sotto la mannaia della Corte costituzionale. Sembra infatti probabile che per essere davvero incisivo richieda poi una modifica formale della Costituzione, dando luogo a quello che la giurisprudenza costituzionale ha ritenuto in passato una indebita pressione su organi costituzionali dello Stato. Il disco verde (sentenza 118/2015) ai quesiti leghisti poi sfociati nei referendum in Lombardia e Veneto del 2017, che hanno in concreto prodotto esattamente una siffatta pressione, ci dice soltanto del formalismo giuridico della Corte. Non ha tenuto alcun conto dei processi politici che prevedibilmente i quesiti avrebbero - e poi hanno - innescato.
Ma ancor più rileva che la proposta di Caldoro è fuori tempo massimo. Con o senza una legge di revisione costituzionale, richiede un percorso comunque lungo, probabilmente da concordare con più regioni se si vuole poi che una macroregione veda la luce. Per contro, il tempo disponibile non sembra andare oltre qualche settimana. Salvini e la falange leghista premono, si minacciano crisi di governo. Di certo, cercheranno di chiudere prima del voto europeo. Conte mette scadenze a metà febbraio, facendosi garante dell'unità del paese. Non ci rassicura. Circolano rumors su trattative separate volte a prevenire un fronte delle regioni del Sud, di cui sarebbero espressione le posizioni di Michele Emiliano (Puglia). Bisogna intervenire ora, per evitare il fatto compiuto sulla distribuzione delle risorse, e una probabilmente irreversibile "secessione dei ricchi". Allora, Caldoro avvii pure i suoi referendum, ma intanto faccia anche altro. Chieda ai suoi amici e colleghi di partito di avanzare in parlamento alcune pretese.
Primo. Azzerare il procedimento in atto, tornando a una trattativa con tutte le regioni alla pari. È inaccettabile che impattino su tutto il Paese scelte decise a un tavolo separato con sole tre regioni, in base a un accordo che mai doveva essere stipulato da un governo moribondo in principio limitato al disbrigo degli affari correnti. Secondo. Avere una precisa esposizione dei conti, verificati da studiosi e organi indipendenti - come ad esempio l'ufficio parlamentare di bilancio - prima di formulare qualsiasi ipotesi legislativa. Terzo, chiedere che sia preliminarmente modificato l'articolo 116 della Costituzione, per il caso che subordini la modifica della legge eventualmente adottata ai sensi dello stesso articolo al consenso della regione interessata. È un inaccettabile potere di veto dei pochi sui molti.
Tutto questo in specie se esiste davvero un progetto di Forza Italia di rilanciarsi nel Sud per temperare lo strapotere leghista. E cerchiamo di evitare che la micromiseria delle ambizioni personali dei politici del Sud si traduca in una macromiseria della vagheggiata macroregione del Mezzogiorno.

Foto: Massimo Villone è un costituzionalista, già senatore e docente universitario presso la facoltà di Giurisprudenza della Federico II