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05/08/2020

Regionali, gronda e modello Genova: le ricette sulle opere I candidati Toti, Sansa, Massardo, Salvatore, Cassimatis e Chiappori illustrano il loro programma sulle infrastrutture le ricette dei pretendenti alla poltrona di governatore

Il Secolo XIX - Mario De Fazio Emanuele Rossi

Mario De Fazio Emanuele Rossi«Oggi sono tutti sul ponte ma la verità è che ci sono le impronte digitali del Movimento cinque stelle: senza il decreto Genova, che tutti ci criticavano, quel ponte non sarebbe mai stato fatto!», urla un Danilo Toninelli ispirato, sotto l'acqua e sotto il nuovo ponte. Quasi in contemporanea, il deputato leghista Flavio Di Muro mostra su Facebook una gigantesca pila di fogli e scrive «Ecco il decreto Genova: ci abbiamo lavorato io ed Edoardo Rixi». Insomma, a due anni di distanza c'è la corsa ad assumersi il merito di quella legge. D'altronde, il risultato è innegabile. Ma rispetto al "modello Genova" e alla ricetta sulle infrastrutture, le differenze rimangono tra le forze politiche e i candidati alle regionali della Liguria le impersonano.Toti: una lezione per tutto il paeseChi all'inizio non aveva nascosto i propri dubbi sull'impianto della legge è poi diventato uno dei principali protagonisti e promotori del "Modello Genova". E il governatore uscente, Giovanni Toti, ne esalta soprattutto alcune caratteristiche: gli ampi poteri concessi agli amministratori locali, la velocità di esecuzione, l'assunzione di responsabilità da parte di imprese ed enti pubblici per evitare gli intoppi burocratici o legali, dai ricorsi amministrativi alle certificazioni preventive per poter agire. «Questa opera è un esempio di come si risolvono i problemi. La giornata è simbolica, è una lezione alla classe dirigente del Paese, le cose si possono fare. Non è più tollerabile non fare le cose nel modo giusto dopo questo esempio» spiega. E insiste, «a Genova è successo un mezzo miracolo perché hanno lavorato grandi imprese senza sosta e ci siamo presi il coraggio di non fermarci nemmeno durante il Covid. Io spero che oggi possa essere un riscatto per quella triste giornata di due anni fa». Più in generale, per il presidente della Regione sulle infrastrutture strategiche vanno drasticamente ridotti i passaggi preliminari e i lavori non devono interrompersi, ovviamente con la regia - e la responsabilità - degli amministratori locali coinvolti. In molte dichiarazioni Toti è andato anche oltre, auspicando «per far ripartire il paese» la cancellazione di codice degli appalti, certificati antimafia, valutazioni paesaggistiche. Ma è indubbio che sulle grandi opere, Gronda in primis, quella del centrodestra sia la posizione più chiara: vanno fatte tutte e subito, senza tentennamenti: quella sulle infrastrutture, come il governatore non si stanca di ripetere, «è la madre di tutte le battaglie per la Liguria».Sansa: non siamo quelli dei noDiscorso più complicato in casa giallorossa, dove il tema si scontra con la necessità di trovare un punto d'equilibrio tra le posizioni del Pd e del M5S. Il candidato presidente, Ferruccio Sansa - che ieri ha trascorso il pomeriggio a Certosa, incontrando residenti e commercianti sotto il ponte - punta a ribaltare l'idea di una "coalizione dei no". «Quante infrastrutture nuove sono state realizzate negli ultimi cinque anni? Nessuna. Tutto chiacchiere e distintivo. La nostra coalizione ha pianificato e in buona parte finanziato 21 opere da realizzare in Liguria - spiega Sansa - Tra questa il nodo ferroviario di Genova, l'ammodernamento della linea ferroviaria verso Piemonte e Lombardia. Ancora: l'Aurelia a La Spezia, Savona e Imperia, il raddoppio della ferrovia di Ponente e della Pontremolese». Poi c'è la questione Gronda. «A noi non interessano slogan, ma veri benefici per liguri e imprese. Siamo pronti anche domani mattina a partire con il primo tratto, quello che interessa il porto e i suoi traffici», continua il candidato giallorosso, che sul modello Genova spiega come abbia funzionato «per questa particolare opera. Siamo d'accordo sullo snellimento delle procedure, ma non sulla cancellazione dei codici antimafia e degli appalti. Soluzioni che ridurrebbero garanzie e diritti dei lavoratori, ma anche di penalizzare le imprese oneste a vantaggio di chi prende scorciatoie e ha appoggi politici. Noi le opere, purché siano necessarie e senza sprechi, le vogliamo fare. Basta isolamento della Liguria».Massardo: il ponte fa storia a sè«Non possiamo che essere felici per l'opera realizzata, ma non mi sento di condividere alcuno spirito festoso», dice invece il candidato del terzo polo (Italia Viva, PiùEuropa, Psi e Civici per il Nord Ovest) Aristide Fausto Massardo. Per il professore di Ingegneria prevale l'orgoglio del tecnico: «La realizzazione del nuovo ponte "San Giorgio", è un segnale importante per tutta la regione, è la vittoria della necessità sulla burocrazia». Rispetto al tema delle infrastrutture, Massardo sposa la linea del suo sponsor politico Raffaella Paita: ha criticato Sansa per la posizione sulla Gronda «che deve essere fatta tutta e subito, senza dividerla in lotti» e sulle infrastrutture ha polemizzato con Toti per lo stato delle autostrade liguri: «Lui dov'era in questi anni? L'assessore alle Infrastrutture cosa ha fatto?». Sul "Modello Genova" però mantiene perplessità: «Il ponte fa storia a sé perché scaturisce da una tragedia. L'uomo solo al comando non è la soluzione: il problema è ridurre la burocrazia, non riempire l'Italia di commissari. Rivediamo pure il codice degli appalti e facciamo in modo che si possano realizzare le opere senza sovrastrutture burocratiche». Salvatore: no a grandi opereAlice Salvatore, uscita dal M5S per fondare il Buonsenso, critica la "festa" organizzata ieri per il nuovo viadotto. «Parliamo di un ponte che non doveva crollare e che ha causato 43 vittime: va bene l'inaugurazione ma niente feste e spettacolarizzazioni». Il "modello Genova", per l'ex grillina, «va bene in situazioni straordinarie ma volerlo ripetere derogando a codici, norme e controlli significa la sconfitta dello Stato». Sulle infrastrutture, invece, la Salvatore prova a dare voce alla storica contrarietà dei grillini alle grandi opere. «Prima di pensare a opere grandiose che servono solo per la logica del profitto, ragioniamo su come migliorare il la connettività e soprattutto trasporto pubblico - dice - Servono bus ogni 5 minuti e treni ogni 10, non la Gronda che arriverebbe tra dieci anni». Cassimatis: poca trasparenzaPosizioni in parte condivise da un'altra ex del M5S, Marika Cassimatis, che si presenta con Base Costituzionale. «Il viadotto è stato realizzato nei tempi ed è un bene per Genova. Ma dopo due anni non abbiamo ancora i colpevoli», spiega, mentre sul modello Genova mostra scetticismo. «Saltare le gare non garantisce efficacia, non si sa se quel modello è replicabile su larga scala perché il suo difetto è di essere poco trasparente». Sulle infrastrutture, infine, l'ex grillina spiega che «ce ne sono alcune importanti, come quelle sul ferro: penso al raddoppio ferroviario a ponente. Ma più che scavare nuove gallerie enormi come la Gronda, bisogna pensare alla manutenzione delle gallerie autostradali. Oppure a prevedere la viabilità interna alle aree portuali, o usare il mare come mezzo di trasporto». Chiappori: bene opera in frettaL'ultimo arrivato, tra i candidati alle prossime elezioni regionali, Giacomo Chiappori, sindaco di Diano Marina e leghista di lunghissimo corso, non vuole esporsi prima della conferenza stampa di oggi, dove annuncerà la sua corsa in solitaria anche contro Toti e il Carroccio. Sul ponte di Genova si limita a una frase sibillina: «Contento per il nuovo ponte? Sì, perché hanno fatto in fretta. Ma non la vedo come fanno in Regione...». Oggi illustrerà meglio il suo pensiero.--