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14/10/2020

Regali e mazzette per l’appalto dei rifiuti, 10 anni a Vaccaro

Il Mattino

L'IMPRENDITORE È STATO CONDANNATO PER CONCORSO ESTERNO ED ESTORSIONE: FACEVA DA TRAMITE TRA CLAN E POLITICA
TORRE DEL GRECO
Dario Sautto
Ciro Vaccaro era stato il trait d'union tra Palazzo Baronale e i clan di camorra, ma solo per l'estorsione alla ditta Ego Eco. Si è chiuso con una condanna a dieci anni di carcere il processo di primo grado che vedeva imputato l'imprenditore di Torre del Greco, che per anni ha prima gestito un circolo dei tifosi della Turris e poi si è occupato del servizio di pulizie negli uffici comunali. Un appalto che, secondo l'Antimafia, era servito a Vaccaro anche per «insinuarsi» nella gestione del sistema di mazzette per l'aggiudicazione di alcuni appalti. Un ruolo, quello di tramite tra clan e imprenditori con politica e uffici comunali come sfondo, che era stato raccontato nei dettagli da diversi collaboratori di giustizia, le cui dichiarazioni sono state contestate in più punti dall'avvocato Antonio de Martino, difensore di fiducia di Vaccaro.
CESTI DI NATALE
Quattro episodi di estorsione contestati e il reato di concorso esterno in associazione di tipo mafioso avevano portato all'arresto di Ciro Vaccaro a inizio giugno dello scorso anno. Gli altri coindagati sono stati tutti condannati con rito abbreviato. Lui, dopo un periodo trascorso in carcere, è ai domiciliari ed ha affrontato il suo processo con rito ordinario dinanzi al tribunale di Torre Annunziata. Tra le intercettazioni telefoniche e ambientali, Vaccaro raccontava di riuscire a fare un «investimento» da 25mila euro in cesti, regali e contanti ogni Natale. Per l'Antimafia questo era un modo per assicurarsi notizie di prima mano negli uffici comunali e da alcuni politici, e la protezione da parte della camorra.
Alla fine del lungo e complesso dibattimento, che si è celebrato anche durante il lockdown ma a causa dell'emergenza Covid ha subito un cambio dell'ultim'ora nel collegio di giudici presieduto da Riccardo Sena, Vaccaro è stato condannato per concorso esterno al clan e per una sola estorsione. Quella ai danni della Ego Eco, una delle ditte che si sono aggiudicate la gestione del servizio di nettezza urbana a Torre del Greco. La gara d'appalto è la tesi accolta dai giudici era stata vinta grazie ad una mazzetta in busta chiusa consegnata a Vaccaro, che poi avrebbe tenuto una parte per sé e il resto l'avrebbe distribuito ai referenti della camorra.
Non solo il ciclo dei rifiuti, però, sarebbe finito nel mirino delle famiglie di camorra dei Di Gioia-Papale e dei Falanga. Il pizzo, avevano ricostruito gli inquirenti, era stato imposto anche ai cantieri presenti in città, come la ditta che aveva curato la ristrutturazione dell'ex Pescheria Borbonica di largo Costantinopoli da adibire a comando della polizia municipale, i lavori al cimitero di Torre del Greco e anche il racket alla precedente ditta che aveva gestito la raccolta della spazzatura. Per questi episodi, però, Vaccaro è stato assolto. «Accettiamo il verdetto e attendiamo con ansia le motivazioni commenta l'avvocato de Martino perché impugneremo la sentenza. Dal dibattimento è emerso che i pentiti sono stati inattendibili e le intercettazioni dimostrano altro».
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