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05/06/2019

Regali e mazzette, il sistema di Ciruzzo dai rifiuti al restauro dell’ex pescheria

Il Mattino

IL SISTEMA
«Una volta ho ricevuto da Vaccaro 300 euro per la detenzione di mio figlio Isidoro. Veniva spesso a casa, ma non ascoltavo quello che si diceva con mio marito». Tra le dichiarazioni che incastrano il titolare della Samir Global Service ci sono quelle di Maria Gravino, vedova del defunto boss Gaetano Di Gioia e madre del rampollo pentito Isidoro. E il racconto di Giuseppe Pellegrino, detto «pasticcio», uno dei referenti di spicco dei Falanga, è ancora più preciso. «Garofalo mi disse di parlare con Vaccaro, che mi riferì che l'appalto dei rifiuti era di 450mila euro al mese. Ma c'erano le parti per i consiglieri e a noi del sistema spettava solo 5mila euro».
L'EX PESCHERIA
Il pizzo, però, era stato imposto anche all'azienda edile che curò la ristrutturazione dell'ex Pescheria Borbonica di largo Costantinopoli, che doveva ospitare il comando della polizia municipale. Un'unica soluzione da 14mila euro è la quota versata. E poi ci sono i lavori al cimitero, con l'azienda scelta tra 99 pretendenti per una infima percentuale di ribasso e, secondo l'accusa, grazie a un regalo di 2500 euro. E soprattutto l'affare rifiuti: prima la società Sa.Ba. Ecologia, poi la Ego Eco sarebbero state costrette a versare somme fisse ogni mese, che poi Vaccaro avrebbe smistato garantendo anche le assunzioni di parenti dei camorristi. Finché, dopo il commissariamento, l'allora sindaco Ciro Borriello decise di revocare l'incarico interrompendo il giro di denaro.
Quest'ultimo capitolo è oggetto di un altro processo, che vede Borriello imputato per corruzione. Per gli investigatori, però, non ci sono dubbi: la camorra si era infiltrata nella macchina amministrativa. E questo proprio grazie ad una figura, Vaccaro, che non era apparsa mai finora. Incensurato, imprenditore, insospettabile. Che, però, avrebbe costruito la sua figura di «collante tra politica, imprenditoria e criminalità organizzata locale, con astuzia» scrive il gip. Dirigenti comunali, alcuni consiglieri, gli assessori di riferimento e anche qualche affiliato al clan erano destinatari di «regali».
A parte l'arresto, è stato eseguito un decreto di sequestro. Sotto sigilli sono finiti beni per circa 3 milioni di euro, tutti riferibili a Vaccaro. Tra questi, quattro appartamenti (di cui due intestati alle figlie) e due agrumeti, quote di società, scooter e auto. Tutti beni acquistati, secondo gli investigatori, con una notevole sproporzione tra redditi dichiarati ed effettiva disponibilità di denaro, a conferma dell'insolito giro gestito da Vaccaro, che praticamente faceva la «cresta» anche sulle estorsioni della camorra, non facendo comparire gli estorsori veri e propri, e presentandosi come loro rappresentante a chi voleva gestire forniture e appalti a Torre del Greco.
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