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04/11/2018

Recupero San Paolo: il conto è salato Le spese aumentano di 2,3 milioni di euro

Gazzetta di Modena - Stefano Luppi

Sono lievitati i costi di recupero per l'importante restauro Rischio di contenziosi con le aziende fino a 5,7 milioni di euro I LAVORI DEL COMUNE
Stefano LuppiLavori di restauro importanti, ma certo molto costosi quelli dell'ex convento San Paolo tra via Selmi e il giardino delle Caselle dove sono oggi ospitati un asilo, una scuola materna, l'ex Cubec di Mirella Freni, la biblioteca di Giurisprudenza. Dal pagamento della parcella a un avvocato, emergono infatti una "esplosione" dei costi di restauro e anche un contenzioso in corso con le aziende che tra 2010 e 2015 hanno eseguito i lavori: per la riqualificazione l'assegno da staccare alle aziende è aumentato negli anni di 2,3 milioni euro rispetto al contratto d'appalto.GLI INTERVENTIMa andiamo con ordine. Per quei lavori molto complessi sull'area ampia 6mila metri che hanno permesso di rianimare l'antico stabile - in parte ancora vuoto - la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena ci mise in tutto 17 milioni e mezzo di euro. Nel 2009-2010 alcune cooperative e imprese di Bologna e Modena vinsero l'appalto, con un ribasso contenuto al 15%, e si impegnarono a realizzare i lavori in oggetto per 11 milioni e 500mila euro. Ma poi, appunto, i costi aumentarono sensibilmente: furono così necessarie nel 2012 e nel 2013 due varianti di aumento prezzi per oltre 600mila euro l'una cui ne seguì una terza da oltre un milione di euro varata nell'agosto 2014. Ecco dunque che si arriva, dagli 11,5 milioni di euro iniziali a restaurare il complesso con un conto di 2 milioni e 300mila euro in più. Una "novità" mai comunicata nei pur molti annunci sul San Paolo, complesso che finora ha anche dovuto annoverare due bandi di gestione andati deserti nonché la curiosità di mantenere largamente sottoutilizzato un luogo iper innovativo come il "Cubec-Belcanto". GLI ESECUTORIMa la situazione è ancora più complessa - e attuale - visto che ora emerge anche che con le imprese esecutrici al San Paolo, ossia i consorzi Cooperative Costruzioni e Stabile Modenese, Ite Group e l'azienda Ing. Ferrari Spa, ci sono stati seri problemi. Tanto che le imprese vincitrici dell'appalto si sono dichiarate insoddisfatte e hanno avanzato quelle che in gergo tecnico si chiamano "riserve", ossia delle "richieste" nei confronti del Comune (l'ente locale al momento non le rende note). LA COMMISSIONEE' tutto nero su bianco, come si vede in un documento pubblico del 31 ottobre scorso. Per evitare contenziosi in tribunale, viste le evidenti differenze di vedute, le parti hanno quindi dato vita nel corso degli anni a due "accordi bonari" per tentare di risolvere la vicenda senza coinvolgere il tribunale. E per legge è stata costituita una commissione (nel fanno parte l'architetto Pietro Morselli e gli avvocati Alessandro Cinti e Costanzo Frattin) che dovrà appunto giudicare questi contenziosi che sono stati iscritti nei documenti contabili per 5,7 milioni di euro totali. Insomma, molti di quei lavori deve avere causato problemi tra i privati esecutori e l'ente pubblico. IL COMUNE Perché? Il Comune, nella sua risposta sul tema, non entra nel merito delle questioni e affida la risposta al dirigente comunale Fabrizio Lugli al tempo Responsabile del procedimento del San Paolo: "L'accordo bonario è un adempimento obbligatorio previsto dal codice degli appalti a fronte della iscrizione di riserve di natura economica da parte dell'appaltatore. Non esiste discrezionalità, la costituzione di una commissione che valuti la fondatezza delle riserve è obbligatoria. Siamo nell'ambito di azioni legate all'esecuzione del contratto e le riserve, oltre a essere molte e complicate, sono al vaglio della commissione stessa e al momento non possono essere divulgate. Ci sono interessi economici delle parti non ancora definiti. Ricordo, infine, che i lavori si sono conclusi positivamente e sono stati regolarmente collaudati (nel 2016, ndr)". -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

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