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15/06/2021

RECOVERY PLAN E APPALTI IMPACT

La Repubblica - Affari Finanza - Giovanna Melandri

Impact Economy
Decolla il Pnrr italiano in un quadro, speriamo, di "consapevolezza aumentata". L'impatto sociale e ambientale degli investimenti è diventato obiettivo diffuso. Lo è per l'Europa in cui la rendicontazione d'impatto è ormai elemento costitutivo nell'assegnazione delle risorse. Lo deve essere anche per noi. pagina 15 Decolla in questi giorni il Pnrr italiano in un quadro, speriamo, di "consapevolezza aumentata". L'impatto sociale e ambientale degli investimenti è diventato obiettivo diffuso. Lo è per l'Europa in cui la rendicontazione d'impatto è ormai elemento costitutivo nell'assegnazione delle risorse. Lo deve essere anche per noi. Il banco di prova decisivo è la riforma del sistema degli appalti e dei contratti pubblici in chiave "impact". Occorre disegnare un meccanismo di public procurement a impatto che superi la logica tradizionale dei bandi e che assecondi l'art. 24 del regolamento Pnrr, collegando l'erogazione dei fondi non solo alle spese reali, ma anche alla rendicontazione di valutazione di impatto. Il dibattito sulla riforma del sistema degli appalti e dei contratti pubblici è acceso da tempo. La riforma del quadro normativo, datata 2016, non solo non lo ha esaurito, ma ha spalancato una riflessione sui meccanismi di regolazione della concorrenza e sul giusto equilibrio tra necessità di garantire il principio costituzionale della trasparenza, combinandolo con quello dell'efficienza, senza tralasciare l'insidia sempre viva dell'infiltrazione criminosa. Quando atterra nel dibattito politico, questa riflessione - complessa e articolata - sbatte sistematicamente contro la caricatura dello sblocco dei cantieri. Pensiamo al dibattito sul modello Genova, che ha occupato le cronache per mesi. Tradotto da molti nel seguente schema: se sono bastati pochi mesi per ricostruire un'opera onerosa e imponente, la stessa velocità può essere applicata in ogni appalto, di ogni scala. Ma non basta semplificare le procedure, sacrificare alcuni passaggi nelle regole di scelta del contraente, affidamento e contrattualizzazione. I rischi sono noti: non solo sul piano della legalità e della tutela del lavoro, della concorrenza, del pluralismo economico, ma anche della tutela della piccola e media impresa. Molti milioni di euro sono a disposizione di numerose progettualità. Sono fondi a scadenza, che vanno spesi efficientemente entro tempi precisi e rendicontati. Sbloccare cantieri e semplificare le procedure è tornato, inevitabilmente, ad essere un nuovo mantra ed un'esigenza ineludibile per la ripartenza. Ma come coniugare l'esigenza della velocità con quella della qualità, orientata all'obiettivo dell'impatto sociale e ambientale? Impossibile senza capacitare e abilitare le strutture amministrative. Il tema riguarda anche l'acquisto da parte del settore pubblico di beni e servizi e i meccanismi premiali sull'asse social-green nell'approvvigionamento delle forniture. A mobilitarsi, anche nella fase di risposta all'emergenza Covid, è ancora una volta l'Europa. La DG responsabile della politica UE in materia di mercato unico, industria, imprenditoria e piccole imprese ha di recente pubblicato la guida "Buying social", che fornisce indicazioni agli acquirenti pubblici su come integrare le considerazioni sociali e ambientali nelle gare d'appalto. Un documento strategico sul "Public Procurement socialmente responsabile" per incoraggiare buone pratiche nell'esecuzione degli appalti e per attivare processi trasformativi su larga scala. Lo Stato è davvero un formidabile impact contractor. Un'ampia parte della guida della Commissione è dedicata ai criteri di esclusione e di premialità. Non può e non deve essere il fattore del risparmio economico (massimo ribasso) la bussola con cui orientare le nostre scelte. Il tema è il valore e la sua misurazione. E il valore non è riducibile a un numero, poiché riguarda conseguenze sociali diffuse sulle comunità. L'obiettivo di fondo, ora più che mai, è disegnare una crescita conveniente, ecologicamente sostenibile e maggiormente orientata a inclusione e solidarietà, premiare la qualità dei materiali usati (tema legato alla durata delle opere o dei beni acquistati e alla riduzione della produzione di rifiuti) o il rispetto dei diritti dei lavoratori è importante quanto la velocità. Questa sensibilità, legata a criteri di esclusione e premialità sulla base dell'impatto positivo generato, è la stessa che la Commissione Europea ha inserito nel programma InvestEU, istituendo una garanzia di circa 26,2 miliardi di euro che permetterà ai partner d'investimento di assumere rischi più elevati e di sostenere progetti a cui avrebbero altrimenti rinunciato (3 miliardi di euro di questi sono garanza riservata ad "investimenti sociali" per mobilitare fino a 45/50 mld addizionali). Questo piano ambizioso sarà realizzato - tra gli altri - dalla Banca Europea degli Investimenti, che da tempo incoraggia "outcome contracts" (SIBs e altri), come strumenti di selezione per accedere alle risorse. La Bei, in partnership con la Commissione, ha fondato una piattaforma che offre agli Stati Membri servizi di advisory necessari per disegnare e implementare social outcome contracts. Un vero pilastro dell'ecosistema impact, su scala europea, cui l'Italia deve guardare e attingere estendendo la stessa logica nelle strategie nazionali d'investimento (compresa Cdp). Insomma, nell'attuale dibattito sul Decreto "sbloccacantieri", si deve tenere in conto la portata complessiva della sfida. Che segnala, ancora una volta, la grande opportunità di usare questo tempo di crisi per riformare dalle fondamenta i meccanismi di assegnazione delle risorse pubbliche, di innovazione della Pa e di perfezionamento della cooperazione sistematica tra attore pubblico e soggetti privati, per generare impatto sociale e ambientale e scrivere una pagina nuova nel campo dell'innovazione sociale e ambientale.

Foto: L'opinione Occorre disegnare un meccanismo che colleghi l'erogazione dei soldi alla rendicontazione di valutazione di impatto