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25/03/2021

«Recovery più veloce con lo stop ai vincoli del codice degli appalti»

Il Mattino

L'Antitrust al governo: quelle norme vanno sospese per rilanciare subito le grandi opere
LA PROPOSTA
ROMA La sfida del Recovery Plan è realizzare i progetti. Farlo davvero, e farlo entro il 2026. Altrimenti, niente anticipi su prestiti e sovvenzioni europee (191,5 miliardi secondo l'ultima fotografia del Tesoro). Ecco perché congelare il Codice degli Appalti viene considerata una priorità, forse la decisiva, inserita dall'Antitrust nella segnalazione annuale inviata al governo con le proposte per la revisione della legge sulla concorrenza. Un modo per stringere subito, e senza tanti passaggi, tempi e procedure che possono mettere a rischio la realizzazione delle grandi infrastrutture.
LABIRINTO INESTRICABILE
Dunque, l'indicazione è precisa: sospendere il Codice degli appalti per il tempo necessario a realizzare gli investimenti del Recovery Plan. In realtà, visto dall'Autorità, la riforma degli appalti (battezzata come «un labirinto di norme» che genera «inefficienze») è un obiettivo strategico, un passaggio obbligato, per rilanciare gli investimenti. Ma i tempi del Recovery Plan non permettono esitazioni: per l'Authority non c'è tempo per attuare subito una rivisitazione organica. Di qui l'idea di muoversi su due piani paralleli. Il primo, da attuare subito, consiste «nella sospensione dell'applicazione del Codice dei contratti pubblici per ricorrere solo alle direttive europee per aggiudicare gli appalti interessati dai fondi europei del Next Generation Eu e alle opere strategiche». Questa mossa, secondo l'Autorità, consentirebbe di poter eliminare immediatamente i vincoli che attualmente insistono, tra gli altri, sul subappalto, l'avvalimento, l'appalto integrato, i criteri di valutazione delle offerte, l'obbligo di nomina di commissari esterni». A quel punto si potrebbe passare alla fase due. Solo dopo la sospensione per velocizzare gli investimenti del Recovery, per l'Autorità guidata da Roberto Rustichelli, dovrebbe però arrivare la riforma complessiva del Codice degli appalti con l'obiettivo di semplificare le procedure «e lasciare maggiore spazio alla discrezionalità delle stazioni appaltanti».
LE AVVERTENZE
L'Antitrust sottolinea però che «il riconoscimento di una più ampia discrezionalità delle stazioni appaltanti nel rispetto delle regole. deve accompagnarsi a una riqualificazione delle stesse» e anche a una «specializzazione» delle pubbliche amministrazioni insieme alla «digitalizzazione delle procedure». Un percorso di questo tipo, secondo l'Autorità, riducendo «formalismi e adempimenti non necessari», andrebbe a vantaggio «non solo dell'acquirente pubblico, che può spendere meglio le risorse assegnate, ma anche delle imprese che, in assenza di norme di dettaglio, vengono liberate da tutti quegli oneri che, ad oggi, ne rendono spesso ingiustificatamente costosa e complessa la partecipazione agli appalti e ne ritardano l'aggiudicazione e l'esecuzione». Attenzione, però, avverte l'Authority: semplificare non vuol dire lasciare campo libero. Un altro passaggio necessario per accompagnare la sospensione del codice degli appalti è infatti garantire comunque la regolarità delle opere. «A fronte dell'alleggerimento degli oneri amministrativi e burocratici derivanti dall'applicazione delle direttive europee», segnala l'Antitrust «non dovrebbero venire meno i presidi volti a tutelare la legalità delle opere pubbliche». Di qui l'idea di costituire «una struttura dotata delle necessarie risorse economiche, umane e tecniche per vigilare esclusivamente su tali opere». Si tratta di fatto di una task-force. E «a tal fine - spiega la stessa Antitrust - si dovrebbe coinvolgere non solo l'expertise tecnica dei ministeri e dell'Autorità nazionale anticorruzione, ma anche le specifiche competenze della magistratura (ordinaria, amministrativa e contabile), nonché le capacità investigative dei reparti che operano quotidianamente nel contrasto alla criminalità organizzata di tipo economico». Nella ricetta di Rustichelli c'è anche altro. Dalla visione dei mercati energetici più competitivi, al taglio degli ostacoli sulla fibra (tra concorrenza «più estesa», garanzia sulla pluralità delle reti e stop a «barriere amministrative e inefficienze burocratiche»), fino alla rimozione delle lungaggini all'apertura di nuovi negozi e, ancora, la revisione di alcune concessioni pubbliche. Perché la concorrenza può offrire un «contributo prezioso anche nelle fasi di crisi economica».
Roberta Amoruso
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