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11/05/2021

Recovery, più soldi e meno Pil: colpa delle riforme Ue

Il Fatto Quotidiano - Alessandro Bonetti

IL FATTO ECONOMICO
Il Piano italiano (con più finanziamenti) genera meno crescita di quello spagnolo: forse un " difetto " dei modelli del Tesoro. Spesa pubblica: effetti sottostimati BONETTI A PAG. 10 - 11 La ripresa dell ' economia europea procede lentamente, più di quanto molti si aspettassero. Per questo i soldidel Next Generation EU sono attesi freneticamente (la prima rata, se tutto va bene, non prima di settembre). Tuttavia, l ' i m p att o dei Piani di ripresa e resilienza (Pnrr) sull ' economia resta nebuloso, soprattutto su quella italiana: il governo Draghi, come vedremo, continua a usare un modello econometrico dai presupposti discutibili: se da un lato sottostima l ' effetto diretto della spesa pubblica, dall ' al tra assegna un ruolo enorme alle cosiddette " ri f or m e " , il vero piatto forte di quello che inizialmente doveva essere una grande risposta fiscale europea. INIZIAMO con alcuni paragoni. Non tutti i Paesi hanno fatto le stesse scelte: alcuni come Francia, Germania e Spagna useranno solo i sussidi del Next Generation,altri (comeItalia e Portogallo) sia sussidi che prestiti. In termini di volume il Recovery Plan più corposo è proprio quello dell ' It a l i a (191,5 miliardi in prestiti e sovvenzioni, 13 miliardi del fondo ReactEUe 30,6miliardi diun fondo complementare nazionale). Seguono, nel nostro campione, Spagna (69,5 miliardi), Francia (41 miliardi) e Germania (27,9 miliardi), Portogallo (16,6 miliardi). Quanto alla destinazione dei fondi, su cui resta una certa discrezionalità, almeno il 37% devono essere destinati all ' economia verde e il 20% alla digitalizzazione. La Francia ha il Piano più green (il 50% del suo Pnrr contro il 40% dell ' It a l i a ) , la Germania quello più " digi tale " (53,8% dei fondi contro il 27% dell ' Italia). Quanto alla parte " l i b e ra " dei piani, il Portogallo vi destinerà ben il 40% dei fondi, seguito da Italia (33%), Spagna (30%), Francia (24,4%) e Germania (7,2%). Ma quale sarà l ' impatto dei Pnrr? La loro struttura è eterogenea, il confronto è dunqe difficile, ma proveremo a farlo comunque per i maggiori beneficiari: Italia, Spagna e Francia. Partiamo da Parigi. L ' effe tto aggiuntivo del Piano sulla crescita sarà circa l ' 1% nei primi dueanni perscendere sottol ' 1 fra 2023e 2025. Inquesta valutazione entrano in gioco le caratteristiche degli investimenti (focalizzati sul " sos tegno alla domanda " ), ma contano anche i modelli utilizzati per le stime. In quello della Francia, " la produttività dello stock di capitale pubblico non è presa in considerazione " . In altre parole, il modello non cattura l ' effetto positivo degli investimenti pubblici dal lato dell ' offerta. Ipotesi quantomeno criticabile. Passando alle previsioni del governo italiano, esse considerano tutte le risorse disponibili (anche quelle del Fondo nazionale complementare) e cercano di incorporare le ricadute positive dei programmi analoghi degli altri Stati Ue. Sono valutatitre scenarialternativi. In quello " basso " si ipotizza che gli investimenti scelti siano quelli con ricaduta minore sul Pil, mentre in quello " medio " si attribuisce allespese finanziate un ' efficacia leggermente più alta. Lo scenario preso come riferimento principale è però quello " alto " , in cui si assume che " gli investimenti pubblici finanziati sianoquelli conuna maggiore efficienza " . In questo scenario, il Pnrr ha un impatto aggiuntivo sul Pil pari in media al 2% e crescente nel tempo: da un +0,5% nel 2021 al +3,6% del 2026. È legittimo, però, avere qualche dubbio. INIZIAMO confrontando le stime di Italia e Spagna per il periodo 2021-2023. Per questi anni, il governo Draghi stima un effetto aggiuntivo sul Pil pari in media all ' 1,2%. Madrid, da parte sua, fa valutazioni più rosee, prevedendo che l ' i mpatto del Recovery Plan sul Pil sarà in media pari al 2%. L ' ef fetto dei fondi europei previsto nel breve periodo è dunque maggiore per la Spagna (che oltretutto nelle sue previsioni non si spinge molto in là nel tempo). Il vero impatto del Piano italiano, invece, è dopo il 2023. Cerchiamo di capire il perché. Nei primi anni l ' effetto previsto del Recovery è simile - e piuttosto debole - intutti e tre gli scenari (basso, medio e alto). Come spiega il documento, " nel breve termine prevale l ' effetto di domanda " , dovuto al cosiddetto " mol tip lic ator e " della maggiore spesa pubblica. Nel medio periodo, invece, le cose cambiano: " I maggiori investimenti accrescono lo stock di capitale pubblico con effetti positivi persistenti su Pil potenziale ed effettivo " . In questo modo, ipotizzando che gli investimenti pubblici abbiano u n ' alta efficienza (scenario alto), fra 2024 e 2026 il Pil dovrebbe essere di circa il 3% maggiore in media sullo scenario base. Uno scarto consistente, spiegato con l ' e fficienza della spesa pubblica. SecondoCarlo Altomonte, professore alla Bocconi e membro della task force per il Pnrr, ciò sarà possibile " grazie alla riforma della P.A. e degli appalti: per questo nelle riforme previste quella della Pubblica amministrazione è al primo posto " . Nel Pnrr si legge infatti che " lo scenario rilevante per la simulazione dipende ( ... ) non solo dal tipo di investimenti selezionati, ma anche (se non maggiormente) dal contesto in cui verranno effettuati " . Le riforme, appunto: quella della P.A. dovrebbe aumentare la produttività generale, ridurre i costi legati alla burocrazia e migliorare il capitale umano. Diversi commentatori non sono convinti che le intenzioni del governo bastino al risultato, a non dire che servirà tempo perchéleriforme vadanoaregime: dopo decenni di abbandono della macchina statale sarà difficile avere risultati immediati. Gli stessi dubbi, uniti al fatto che le intenzioni di Draghi & C. non si sono ancora tradotte in un testo di legge, li hanno avuti gli occhiuti controllori di Bruxelles, diffidenza che ha allungato il negoziato nelle scorse settimane. Ai nostri fini, l ' ottimismo dell ' e secutivo sull ' effetto delle riforme potrebbe portare a sovrastimare l ' impatto del Recovery Plan. Va detto, però che le tecniche e le ipotesi usate nelle previsioni potrebbero avere addirittura un effetto opposto, sottostimandone il contributo alla crescita.Infatti, ilPnrr escludeesplicitamente una variabile chiave: l ' effetto leva degli investimenti pubblici su quelli privati. Un rischio insito nella scelta del modello di simulazione (QUEST), in cui " un aumento della spesa pubblica porta a un calo - im mediato, marcato e permanente - dei consumi reali " , come spiega Francesco Zezza, ricercatore dellaSapienza. Si capisce così perché si prevede che il Pnrr abbia per i primi tre anni un effetto depressivo sui consumi. Lo stesso governo ha fatto stime basate su un altro mod e l l o ( M A CGEM-IT) ottenendo infatti previsioni più rosee. Com ' è possibile? Semplice: in questo caso la domanda (quindi i consumi) ha un ruolo più rilevante nell ' in fluenzare il Pil. L ' IMPATTO DEL PNRR resta dunque assai incerto. Per vederci più chiaro bisogna ricorrere ad altre valutazioni,a modellidiversi: lo stanno già facendo alcuni studiosi (ad esempio Canelli, Fontana, Realfonzo e Veronese Passarella sulla Review of Political Economy , lavoro ora in corso di aggiornamento), ma soprattutto bisognerà capire cosa diventerà davvero realtà del Pnrr col farraginoso percorso pensato dall ' Ue .
RECOVERY ITALIANO 30,6 MLD: FONDO EXTRA 13 MLD: REACT-EU 191,5 MLD: PRESTITI+1,2 L ' E F F E T TO del Pnrr sul Pil italiano nei primi tre anni secondo lo scenario più ottimistico: la Spagna usa molti meno soldi è stima un +2% +3 % % LA SPINTA al Pil del Pnrr nell ' ultimo triennio di applicazione (20232026). Motivo: in sostanza l ' entrata a regime delle riforme (dalla Pubblica amministrazione al nuovo codice degli appalti fino alle semplificazioni) moltiplicherà l ' effetto dei soldi spesi nell ' economia, spingendo anche gli investimenti privati
SIAMO IL PAESE CHE USERÀ PIÙ FONDI DI TUTTI L ' I TA L I A ha scelto di ricorrere all ' intera posta del Next Generation Eu: 191,5 miliardi tra prestiti e sussidi, più 13 miliardi del fondo ReactEU. Altri come Spagna (69,5 miliardi), Francia (41 miliardi) e Germania (27,9 miliardi) hanno invece deciso di ricorrere solo ai sussidi L ' impatto Il ministro Fra n co, la presidente von der Leyen Sotto: Draghi FOTO ANSA / LA PRESSE
0 3 ,1 MLN TONNELLATE CO2 Le emissioni in fase di costruzione del traforo ferroviario di base del Brennero (55 km), compensabili in 20 anni di esercizio