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01/05/2021

Recovery, green, appalti e digitale, l’attuazione passa da palazzo Chigi

Il Sole 24 Ore - Marco Rogari

CAMMINO DELLE RIFORME
Alla Presidenza del consiglio attive più cabine di regia e nuovi super Comitati
Per i partiti della maggioranza e anche per Comuni e Regioni non sarà facile tentare fughe in avanti o iniziative estemporanee lungo il serrato percorso tracciato dal governo per rendere operativi nei tempi previsti il Pnrr e gli altri interventi strategici messi in cantiere: dalla spinta al green e agli appalti fino a quella al digitale. Anche perché su gran parte dei singoli Piani con cui Mario Draghi punta a vincere la scommessa della ripartenza del Paese è stata creata una sorta di rete di protezione con tanto di vigilanza stretta di Palazzo Chigi. Che nella gestione, e soprattutto nell'opera di verifica, farà anzitutto affidamento quasi a 360 gradi sul ruolo sostanzialmente rafforzato del ministero dell'Economia.

Anche così si spiega il ricorso alla Cabina di regia "principe" alla Presidenza del Consiglio con il compito anzitutto di verificare l'avanzamento del Pnrr sulla base del capillare monitoraggio condotto dal Mef (al quale spetterà pure il compito di tenere i collegamenti operativi con Bruxelles) e alla cabina di regia specifica sull'attuazione delle nuove regole per gli appalti, che (come anticipato dal Sole 24 Ore) arriveranno in una prima tranche con i due decreti legge attesi a maggio (l'omnibus e quello sulle semplificazioni ambientali) e successivamente con la riforma a regime del "codice". E sempre con la necessità di non frazionare troppo le competenze di coordinamento e di salvaguardare il più possibile il meccanismo di gestione delle misure che saranno messe in campo va, almeno in parte, vista anche la decisione di attivare sempre a palazzo Chigi ben due nuovi Comitati interministeriali: sulla transizione ecologica (Cite) e sulla transizione digitale (Citd). Due strutture, in cui è presente anche il responsabile dell'Economia insieme ad altri ministri, che, come recita il decreto sul riordino dei ministeri recentemente convertito in legge dal Parlamento, potranno vedere le loro riunioni presiedute direttamente dal premier e dalle quali dipenderà l'esito di due partite chiave nella strategia tutta proiettata a favorire la ripresa economica: quelle degli investimenti green e del rapido completamento del processo di digitalizzazione.

Una ristretta plancia di comando per facilitare la gestione dei tanti interventi e progetti in agenda, dunque, ma che sembra anche avere una funzione di protezione della rotta tracciata da Mario Draghi da prevedibili incursioni e tentativi, dei partiti della maggioranza ma anche di Regioni e Comuni, di condizionare strumenti e misure individuati fin qui dal governo per "mettere a terra" gli oltre 240 miliardi disponibili tra aiuti europei, fondi di coesione e altre risorse. Forse anche in quest'ottica potrebbe essere letta l'ipotesi circolate nelle scorse settimane, ma che ora sembra definitivamente accantonata, di creare un'unità di semplificazione sempre nell'ambito della Presidenza del consiglio.

Al momento, lo schema di gestione e controllo di una buona fetta degli interventi annunciati resta articolato su quattro strutture. Come è noto, il coordinamento operativo centralizzato per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza è stato affidato al ministero dell'Economia, a partire dal "nucleo" della Ragioneria generale dello Stato, che avrà il compito di monitorare l'andamento del Piano rilevando i dati di natura finanziaria e l'avanzamento degli indicatori di realizzazione fisica e procedurale. Il Mef sarà anche il punto di contatto della Commissione Ue. Ma anche per la fase attuativa l'ultima parola e le eventuali correzioni di rotta arriveranno da palazzo Chigi. Anzitutto il Mef dovrà fornire una periodica rendicontazione degli esisti delle sue verifiche alla Cabina di regia. Che dovrà appunto interloquire con le amministrazioni responsabili in caso di riscontrate criticità, proporre l'attivazione dei poteri sostitutivi e le eventuali modifiche necessarie.

Abbastanza simile il "circuito" definito per il coordinamento e la programmazione delle politiche nazionali per la transizione ecologica e per la transizione digitale. I piani, come sta già accadendo con il decreto semplificazioni, devono essere elaborati dai singoli ministri competenti ma sulla base degli indirizzi dei due Comitati interministeriali attivi a Palazzo Chigi, che avranno anche funzioni di monitoraggio. Di quello sulla Transizione ecologica, oltre a Roberto Cingolani, fanno parte Enrico Giovannini, Stefano Patuanelli e Andrea Orlando, mentre nel Citd ad affiancare Vittorio Colao sono Renato Brunetta, Marta Cartabia e Roberto Speranza. Due le presenze fisse nei Comitati: Daniele Franco e Giancarlo Giorgetti.

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La Ragioneria generale avrà il compito di monitorare l'andamento del Piano rilevando i dati di natura finanziaria