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23/09/2021

Recovery, allarme di Draghi «C’è il rischio d’infiltrazioni»

Gazzetta di Mantova - Alessandro Barbera

Il premier: ora la stretta sui controlli. Entro Natale 23 riforme, anche modifiche al codice degli appalti
Alessandro Barbera /ROMA L'attuazione del piano nazionale delle riforme. E poi la Finanziaria, la soluzione al rebus pensioni, all'emergenza del caro bollette, la riforma fiscale, la concorrenza, il sempreverde caso Alitalia. Con il passare dei giorni sul tavolo di Mario Draghi a Palazzo Chigi si affolla il lavoro. In pieno semestre bianco la strana maggioranza è alla prova dei fatti. Le difficoltà aumentano, lo provano i molti di voti di fiducia in Parlamento. Quattro in 48 ore: ieri sull'introduzione del passaporto vaccinale, sulla riforma del processo civile, oggi ne sono annunciati altri due, uno sul processo penale, giovedì di nuovo sul Green Pass nelle scuole. In alcuni casi il premier riesce a imporre la linea, in altri è costretto al rinvio. La sua missione principale era la messa in sicurezza del Recovery Plan, ma il lavoro non si è esaurito con la presentazione dell'enorme faldone dei progetti. Il cronoprogramma del governo prevede entro Natale 23 riforme. Solo per citare le più importanti: quelle della giustizia tributaria, degli istituti tecnici e professionali, il nuovo contratto di programma delle Ferrovie, la nuova legge sul reclutamento degli insegnanti. Più di duecento miliardi di spesa che resteranno sulla carta se non accompagnati da un duro lavoro burocratico. Il sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli ha chiesto a ciascun ministro di aggiornarlo sullo stato di avanzamento dei rispettivi dossier. Una volta raccolti, Garofoli dovrebbe svolgere un'informativa in Consiglio. Si tratta in sostanza dell'allargamento al Recovery Plan del monitoraggio svolto ogni mese dall'apposito dipartimento sui provvedimenti approvati. Oltre alle riforme c'è da velocizzare gli investimenti, ed evitare che su quella montagna di soldi mettano gli occhi le organizzazioni criminali. In un messaggio ad un incontro organizzato dal Dipartimento di pubblica sicurezza e da Europol, il premier promette vigilanza: «Siamo determinati a prevenire e reprimere qualsiasi frode e infiltrazioni nell'utilizzo dei fondi». Il governo sta cercando di accelerare le gare con il decreto semplificazioni, ma entro metà 2022 dovrà approvare anche una nuova riforma del codice degli appalti. Nel frattempo ci saranno modifiche alle norme antimafia che permetteranno verifiche sulle aziende impegnate nei cantieri prima che scattino misure interdittive. «La credibilità delle istituzioni e il futuro della nostra economia dipendono dalla nostra capacità di spendere bene e con onestà», dice sempre Draghi. In effetti è così: i report delle grandi banche d'affari sul debito italiano considerano l'efficacia del governo sull'attuazione del Recovery Plan un elemento di giudizio decisivo quanto le prossime mosse della Banca centrale europea sulla durata del piano di acquisto di titoli pubblici. Se l'Italia non sarà in grado di cambiare la fama di pessimo utilizzatore di fondi europei, i mercati faranno venir meno la fiducia fin qui data. Per il governo di quasi unità nazionale non c'è solo il lavoro straordinario del Recovery. Questa avrebbe dovuto essere la settimana della riforma fiscale, ma quasi certamente slitterà di nuovo per via dell'emergenza caro energia. Il primo ottobre scattano aumenti fino al quaranta per cento dei prezzi e il governo ha preso l'impegno a calmierarli con un taglio dei cosiddetti oneri di sistema, tasse con le quali sono stati finanziati gli incentivi alle fonti rinnovabili. Draghi in questa fase ha bisogno di costruire il massimo consenso possibile, e così ha raccolto l'invito dei sindacati ad un patto concertativo. O meglio, con questo spirito la scorsa settimana ha incontrato a quattr'occhi il leader della Cgil Maurizio Landini e ieri quello della Cisl Luigi Sbarra. Le sigle in queste ore hanno tutti gli occhi sulla ristrutturazione dell'Alitalia, uno di quei dossier che - nel pieno della campagna elettorale - può far male al governo più di qualunque riforma. La Cisl ha chiesto in una lettera a Draghi di metterci la faccia, come se non gli bastasse tutto il resto. - © RIPRODUZIONE RISERVATA