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02/07/2021

Reclutamento, gli enti locali chiedono più dirigenti a contratto e mobilità con nulla osta. Le province: i mille esperti vadano nelle stazioni uniche

ItaliaOggi - FRANCESCO CERISANO

Aumentare le percentuali di incarichi dirigenziali a contratto negli enti locali. Escludere gli enti dall'ambito di applicazione della mobilità volontaria senza nulla osta. Destinare la task force di mille esperti che verranno assunti a supporto degli enti alle stazioni uniche appaltanti e ai centri di competenza per la transizione digitale, Queste le richieste dell'Upi in audizione dinanzi alle commissioni affari costituzionali e giustizia del Senato sul decreto legge Reclutamento (dl 80/2021). Sulla discussa norma che prevede il raddoppio degli incarichi dirigenziali a contratto funzionali al Piano nazionale di ripresa e resilienza, trova conferma quanto sostenuto da ItaliaOggi (si veda il numero del 18 giugno). E cioè che tale chance sia prevista solo per le amministrazioni statali e non per gli enti locali, anche se il decreto Reclutamento afferma che le disposizioni costituiscono norme di principio per gli enti territoriali che comunque già oggi possono assumere dirigenti a contratto entro il limite del 30% degli organici. Raddoppiare tale percentuale porterebbe alla conseguenza che il 60% della dirigenza locale sarebbe costituita da dirigenti a contratto, ma un aumento del limite del 30% senza arrivare a un raddoppio secco potrebbe costituire un buon compromesso. Di qui la richiesta che in sede di conversione del decreto si preveda un innalzamento della percentuale degli incarichi dirigenziali a contratto negli enti locali. Come già rilevato dall'Anci in Conferenza unificata (si veda ItaliaOggi del 25 giugno), anche l'Upi si dice contraria all'istituzione di una ulteriore area di inquadramento del personale di elevata qualificazione. L'obbligo, previsto dal dl 80, secondo gli enti non deve riguardare il comparto delle regioni e delle autonomie locali nel quale il Ccnl prevede già l'articolazione in quattro aree funzionali e la previsione di disposizioni specifiche per l'inquadramento del personale di elevata professionalità. Altro tema caldo è quello della mobilità volontaria (il passaggio diretto tra gli enti) senza nulla osta. Il decreto Reclutamento prevede che il previo assenso dell'amministrazione di appartenenza sia richiesto solo nel caso in cui si tratti di posizioni motivatamente infungibili, di personale assunto da meno di tre anni o qualora l'amministrazione di appartenenza abbia una carenza di organico superiore al 20 per cento nella qualifica corrispondente a quella del richiedente. Per l'Upi si tratta di una misura particolarmente critica per gli enti locali, peraltro in contrasto con la previsione dell'obbligo di permanenza nella sede di prima assegnazione per almeno 5 anni (si veda ItaliaOggi del 25 giugno). Di qui la richiesta di escludere i comuni, le province e le città metropolitane dall'ambito di applicazione di tale norma se si vuole «evitare lo svuotamento degli organici degli enti locali in un momento in cui si richiederà un impegno lavorativo sostanziale per l'attuazione del Pnrr». L'Upi chiede, infine, che le assunzioni straordinarie a tempo determinato di personale qualificato da parte delle amministrazioni titolari di interventi previsti nel Recovery Plan debbano essere estese anche al Piano nazionale complementare e ad altri programmi di utilizzo dei fondi europei. E per quanto riguarda la task force di mille esperti per il supporto degli enti nella gestione di procedure complesse, le province chiedono che tali risorse umane vengano utilizzate «per funzioni di amministrazione condivisa a livello locale in ambito provinciale e metropolitano a supporto di tutti gli enti locali del territorio, quali le stazioni uniche appaltanti e i centri di competenza per la transizione digitale». «Il decreto Reclutamento è strategico per l'attuazione del Pnrr e per questo chiediamo al ministro Renato Brunetta di definire in sede di Conferenza Unificata un Accordo per la sua attuazione, per individuare le risorse e gli strumenti per il rafforzamento della capacità amministrativa degli enti territoriali e per potenziare le stazioni uniche appaltanti delle Province e delle Città metropolitane che avranno un ruolo chiave per la messa a terra degli investimenti del Recovery», ha osservato la vicepresidente dell'Upi, Silvia Chiassai Martini. «Come province attendevamo questo provvedimento, considerate le pesanti criticità in cui ci siamo trovati, a causa della carenza di personale tecnico e specializzato e alla necessità di rafforzare le strutture deputate alla realizzazione degli investimenti che ci saranno assegnati. L'obiettivo deve essere quello di costruire un percorso che non termini la sua efficacia nel 2026, ma getti le basi per una riforma strutturale della pubblica amministrazione italiana». Va evitato lo svuotamento degli organici in un momento in cui si richiederà un impegno extra per il Pnrr. Per questo sulla mobilità urge un dietrofront