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16/11/2019

Razzetti: «La crisi può costringere a scelte sbagliate»

Corriere della Sera - Simona Lorenzetti a pagina 3

l'intervista
«Le piccole e medie imprese vivono ormai da anni un momento di grave difficoltà economica. Gli scarsi investimenti, una burocrazia eccessiva e un sistema degli appalti al ribasso possono spingere gli imprenditori verso scelte sbagliate o in mani sbagliate. Ma la crisi del mercato non può e non deve essere una giustificazione all'illegalità diffusa. Soprattutto se questa illegalità si sposa con la criminalità organizzata. Per questo ben vengano i controlli».

Marco Razzetti, vicepresidente del Collegio Edili di Api, ha le idee molto chiare quando si parla di interdittive antimafia. Due giorni fa una misura prefettizia è stata notificata a un'impresa che opera nel cantiere Tav di Chiomonte. Telt, la società italo-francese che sta realizzando la linea ad alta velocità che collegherà Torino a Lione, ha immediatamente revocato l'affidamento dell'appalto alla società che - insieme con altre aziende - aveva vinto una gara da tre milioni euro per garantire l'illuminazione, la videosorveglianza e un sistema di ventilazione. Questo è solo l'ultimo episodio registrato a Torino, ma i dati del rapporto Anac (Autorità nazionale anticorruzione) raccontano come negli ultimi quattro anni il numero di imprese destinatarie di un provvedimento antimafia sia addirittura sestuplicato. Tanto che il capoluogo subalpino è oggi la provincia del Nord Italia con il maggior numero di interdittive, seconda solo a città del Sud come Reggio Calabria e Vibo Valentia. «È un triste primato - prosegue Razzetti - che non può non preoccuparci, perché mostra come il tessuto economico e produttivo del territorio sia a rischio infiltrazioni. L'illegalità mina il sistema della concorrenza e avvelena un mercato già ampiamente in difficoltà. Per questo voglio sottolineare che la crisi non può essere usata come giustificazione. Sostenere il contrario è un messaggio sbagliato. Quindi è giusto che vengano emesse delle interdittive e che vengano escluse dagli appalti le imprese inclini alla corruzione e vicine alla criminalità organizzata. Allentare i controlli sarebbe sbagliato».


Gli fa eco il presidente dell'Api, Corrado Alberto: «Se le misure prefettizie aumentano, vuol dire che il sistema alla base delle verifiche funziona. E questo non può che essere visto come un valore positivo. Ma allo stesso tempo i dati devono essere un campanello d'allarme per gli imprenditori, perché non si lascino tentare da facili guadagni».


Insomma, l'interdittiva è considerata uno strumento utile per salvaguardare il mercato, ma non deve essere una condanna senza appello per chi la subisce. Perché ci sono anche «effetti collaterali»: tra cui la possibile morte dell'azienda e con essa la perdita di tanti posti di lavoro. «Si deve trovare un equilibrio - continua Alberto -. Chi viene colpito dalla misura si rivolge al Tar e qui entra in gioco un altro tema delicato: i tempi, a volte troppo lenti, della giustizia. Le lungaggini del sistema giudiziario spesso rischiano di danneggiare chi fa impresa. Un argomento che preoccupa anche molte aziende straniere che vogliono investire in Italia. Spesso si perdono mesi e anni preziosi nelle aule di giustizia a discapito di posti di lavoro e di società che falliscono prima che si arrivi a un verdetto».


Per Giovanni Fracasso, presidente di Piccola Industria, i dati non possono che destare allarme. E ricorda: «L'Unione Industriale torinese si è dotata di un codice etico che sancisce l'espulsione immediata delle imprese raggiunte da un'interdittiva antimafia. Sul punto bisogna essere molto rigidi per il bene di tutti. I controlli servono e allentarli sarebbe un grave errore».


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La parola

interdittiva

L'interdittiva antimafia, quale misura a carattere preventivo, prescinde dall'accertamento di singole responsabilità penali nei confronti di soggetti che hanno rapporti con la pubblica amministrazione.


Si fonda sugli accertamenti compiuti dai differenti organi di polizia valutati dal prefetto competente territorialmente. L'obiettivo è quello di colpire l'azione della criminalità organizzata impedendole di avere rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione.


Foto:

Marco Razzetti, di Api