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21/04/2021

Raffineria Eni e appalti in bilico Estate a rischio per 400 famiglie

Il Tirreno - Andrea Rocchi

Salvetti incontra il direttore: contrazioni nelle manutenzioni «Vogliamo un ruolo attivo per evitare tagli all'occupazione»
Andrea RocchiLIVORNO. In attesa di sapere cosa sarà "da grande" la raffineria di Stagno e cosa s'intenda per "bio" c'è un'emergenza lavoro che si profila all'orizzonte e che rischia pesanti contraccolpi sociali se non sarà gestita. A luglio, infatti, scadranno i contratti d'appalto per otto aziende metalmeccaniche che lavorano per Eni. In caso di avvicendamenti nell'affidamento di lavori il futuro di circa 400 lavoratori e a rischio. E non sembrano essere migliori le prospettive dei duecento operai del settore chimico, edile e del commercio. Ieri mattina, in apertura della seduta del consiglio comunale, il sindaco Luca Salvetti ha messo sul tavolo le preoccupazioni per la tenuta occupazionale dell'indotto Eni in estate quando scadranno molti dei contratti di appalto con le ditte manutentrici. Ed ha detto di aver affrontato il problema direttamente col direttore dello stabilimento Eni di Stagno Fabrizio Loddo. «C'è una scadenza della proroga dell'appalto - ha detto Salvetti , con nuove gare dal mese di luglio. L'ingegner Loddo ha fatto presente che proseguendo il rallentamento del settore oli & gas non solo per effetto della pandemia ma per ma per il processo di ristrutturazione di tutto il settore dell'autotrazione ci potrà essere una contrazione delle esigenze delle attività in manutenzione e quindi di presenze negli appalti. Il direttore ha ricordato che era intenzione dell'azienda aprire su questo un tavolo con le organizzazioni sindacali e Confindustria. Abbiamo fatto presente la volontà del Comune di Livorno di adoperarsi affinché non ci siano contraccolpi occupazionale. Ho manifestato la disponibilità di poter svolgere un ruolo attivo sui tavoli che vedranno le parti protagoniste».Il caso è seguito anche dall'assessore alle attività produttive Gianfranco Simoncini che ha informato della situazione e del potenziale scenario la Regione.Sono otto le aziende del settore metalmeccanico a cui a luglio scadrà il contratto d'appalto. «Ecco perché abbiamo scioperato per due lavoratori non riassorbiti in un cambio d'appalto - dice oggi Mauro Macelloni, segretario della Fiom Cgil - perché se passa il principio che due dipendenti, che rappresentano il 100% dell'impresa, vanno a casa allora a luglio si rischiano contraccolpi durissimi». Se i metalmeccanici, dopo il grido d'allarme per le manutenzioni, non hanno avuto contatti diretti con Eni, un'interlocuzione invece è stata avviata dai chimici. Un incontro nel quale l'azienda si sarebbe impegnata, in caso di cambio di ditta, a mettere di fronte ad un tavolo le imprese (cessante e subentrante) per trovare un accordo sul personale. Insomma, nessuna garanzia di riassorbimento ma una volontà di dichiarata di fare da "mediatore". Lo conferma Gianluca Persico dei chimici Cgil che più delle difficoltà generali di mercato del comparto oli & gas è preoccupato per il quadro d'incertezza che c'è attorno alla raffineria di Stagno. Insomma, sembra che lo stabilimento stia attraversando una fase di stallo in attesa di conoscere il proprio destino. Ed allora anche gli interventi di manutenzione sugli impianti, qualora si pensi già ad investimenti o ristrutturazioni, potrebbero subire un rallentamento. Un briciolo di sicurezza arriva dal fatto - come spiega Persico - che le due fermate di maggio e settembre sono state confermate e questo garantisce lavoro ed occupazione. Ma dopo? Nei giorni scorsi il presidente della Regione Eugenio Giani ha detto a Il Tirreno di aver candidato la bioraffineria Eni come progetto toscano della Regione per la transizione energetica. Ha detto di averne parlato direttamente al presidente del Consiglio Mario Draghi durante l'incontro Stato-Regioni. La stessa Eni aveva candidato il sito di Stagno per due progetti: una bioraffineria per produrre Hvo (Hydrotreated Vegetable Oil). Hvo è il biodiesel che, addizionato al gasolio fossile, va a comporre il carburante Enidiesel+, un carburante ottenuto tramite la tecnologia Ecofining a partire da oli vegetali. Si tratterebbero olii esausti, vegetali, grassi animali riconvertendo i 150 ettari della raffineria in uno stabilimento al costo di 500 milioni. L'altro, "waste to methanol" (la rigassificazione catalitiche delle plastiche caldeggiato in un primo momento da Giani, Nardella con la partnership di Alia, la municipalizzata fiorentina dei rifiuti) è stato stoppato di fronte alle polemiche del fronte ambientalista e i dubbi dei sindaci Salvetti e Antolini. Ma è dentro al recovery del colosso energetico a Sei Zampe. Le rsu e i sindacati guardano con attenzione ed interesse soprattutto alla riconversione anche se la ritengono insufficiente a mantenere gli attuali livelli occupazioni in assenza di investimenti forti anche sul settore dei lubrificanti. --© RIPRODUZIONE RISERVATA