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18/06/2021

Raffineria, allarme dei sindacati «Timori per il rinvio degli appalti»

Il Tirreno - Mauro Zucchelli

Slittano i rinnovi nell'indotto metalmeccanico: le rsu Fiom chiamano in causa la Confindustria
Mauro ZucchelliSTAGNO. «Esprimiamo grande preoccupazione per lo slittamento a settembre delle gare di appalto relative alle ditte metalmeccaniche operative all'interno della raffineria Eni». Il sindacato torna a suonare la sirena d'allarme: parola del coordinamento rsu Fiom delle ditte appaltatrici dello stabilimento di Stagno della multinazionale del "cane a sei zampe". Il ritardo nel nuovo round di questo genere di appalti fa moltiplicare i timori agli occhi dei lavoratori non tanto per qualche settimana in più rispetto al previsto (avrebbero dovuto tenersi a metà luglio) ma perché si ha paura che questo sia il primo di una serie di possibili rinvii magari fino a fine anno che pericolosamente - questo il filo dell'argomentazione sindacale - finiscono per coincidere con quel 2022 annunciato come l'anno in cui l'Eni si riorganizza nel segno della "decarbonizzazione" (in Italia, perché sostanzialmente fa produzione industriale là dove i costi sono bassi). Tradotto: alla raffineria livornese, una dei pochi grandi stabilimenti rimasti in una Livorno ex industriale, cosa accadrà se si dipinge un futuro in cui l'auto elettrica e c'è un minor consumo di carburanti? Dunque, il destino delle ditte appaltatrici è legato all'identikit della raffineria di dopodomani. Non è tutto: quel che accadrà a loro è l'avvisaglia di quel che rischia di riguardare anche i dipendenti diretti. Complessivamente fra lavoratori Eni e, addetti dell'indotto, stiamo parlando di un migliaio di famiglie, 350-400 delle quali nei soli appalti metalmeccanici. A ingarbugliare tutto c'è anche il fatto che, a differenza Mauro di quanto accaduto per le ditte metalmeccaniche, sono stati «rinnovati gli appalti relativi ai servizi, al comparto edile, alla manutenzione e alla costruzione dei serbatoi». Già sei anni fa era emersa una prima svolta nel rinnovo degli appalti: un drastico giro di vite nel valore economico e un forte scombussolamento nella geografia delle ditte. Allora fu un problema di restringimento della "torta", cioè del valore complessivo degli appalti (e, detto per inciso, del fatto che si rivoluzionò l'identikit di chi riuscì a prendersela). Stavolta, al di là di un possibile ulteriore taglio, il sindacato sospetta che sia uno slittamento tattico per arrivare alla completa riconfigurazione della capacità produttiva di Eni in Italia. Il coordinamento delle rsu Fiom va all'attacco chiedendo «chiarezza», dunque, non tanto per qualche settimana di ritardo ma per quel che tutto questo può rappresentare come anticamera di una grandinata di guai sulle «prospettive dello stabilimento». Lo fa bussando all'uscio di Confindustria perché «riattivi urgentemente il tavolo di confronto aperto la scorsa estate con Eni». Lo ripete dicendo che in gioco ormai «ci sono centinaia di posti di lavoro e il futuro dell'intero stabilimento petrolchimico». --© RIPRODUZIONE RISERVATA