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03/09/2020

Radioterapia, decolla l’inchiesta Dieci dirigenti nel mirino dei pm

Il Secolo XIX - Marco Grasso

Marco GrassoDopo quasi un anno di inchiesta la Procura della Corte dei Conti ha stretto il cerchio sulla debacle dei macchinari di radioterapia e si appresta a concludere l'istruttoria sul caso. Uno scandalo gravissimo per la sanità ligure e soprattutto per chi ha dovuto sopportarne le conseguenze, i malati oncologici, costretti a curarsi altrove, in ospedali lombardi e piemontesi, o al San Paolo di Savona. Disagi che i magistrati hanno intenzione di quantificare, per poi contestare un danno erariale. Nel mirino degli inquirenti ci sono una decina di alti funzionari, dell'ospedale San Martino e di Alisa, le cui versioni sembrano anticipare un rimpallo di responsabilità nei ritardi. il blitz di ferragosto al san martinoDopo aver ricostruito una lunga serie di appelli inascoltati, gli inquirenti hanno isolato due settori di potenziali responsabilità: il primo riguarda i vertici dell'ospedale San Martino e la gestione di apparecchiature sottodimensionate e ormai vetuste. La seconda cerchia coinvolge invece Alisa, centrale regionale degli appalti sulla sanità. In questo caso la potenziale responsabilità riguarda la gara d'appalto: perché, a fronte di macchinari la cui età e previsione di durata erano ampiamente note, si sono accumulati ritardi tali che hanno portato all'interruzione del servizio?I magistrati della Corte dei Conti, guidati dal procuratore Claudio Mori, non sono gli unici a indagare sui guasti ai macchinari di radioterapia del principale ospedale ligure. Il procuratore Francesco Cozzi ha aperto un'inchiesta penale sulla vicenda, ipotizzando il reato di interruzione di pubblico servizio. Al fascicolo lavorano gli stessi agenti di polizia giudiziaria - i carabinieri del Nas e il nucleo di polizia economico e finanziaria della Finanza - ma l'ipotesi di un possibile danno erariale è più solida rispetto a quella penale, proprio perché, sebbene con ritardi e disagi, in qualche modo il servizio è proseguito. A svelare i guasti dei macchinari, l'intoppo nelle liste d'attesa e la conseguente migrazione di malati ligure altrove, era stata un'inchiesta del Secolo XIX.quattro anni di segnalazioniA ferragosto i finanzieri si erano presentati al primo piano della palazzina del San Martino che ospita gli uffici del direttore generale del San Martino Giovanni Ucci e del direttore amministrativo Salvatore Giuffrida. Negli ultimi mesi gli investigatori hanno messo in fila una lunga serie di atti che ricostruiscono la vicenda. Nel 2017, ad esempio, il sindacato Uil segnala alla direzione generale, sanitaria e amministrativa dell'ospedale le continue rotture. A gennaio di quello stesso anno Ucci scrive ad Alisa - diretta dal commissario Valter Locatelli ed ente responsabile dell'organizzazione delle gare d'appalto - per sollecitare l'acquisto di un nuovo macchinario. Nel fascicolo c'è anche un appello precedente, che precede l'amministrazione di centrodestra di Giovanni Toti, e investe quella del centrosinistra guidata da Claudio Burlando: l'allora direttore generale del San Martino Mauro Barabino scrive all'ex assessore Pd Claudio Montaldo e all'ex direttore generale Franco Bonanni, per chiedere di destinare a Genova uno dei due acceleratori lineari destinati dalla Regione alla Asl2 savonese: «Qui si rischia di non essere più in grado di garantire assistenza ai pazienti oncologici». Una previsione che, purtroppo, si avvera quattro anni più tardi. Un lungo periodo che attraversa una nuova amministrazione e nuove nomine, senza che nessuno metta mano a una paralisi sanitaria ampiamente prevista e addirittura annunciata. --© RIPRODUZIONE RISERVATA