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30/07/2020

“Radici marce e nessun controllo” Gli appalti a metà costati milioni

La Repubblica - Cecilia Gentile

Il dossier degli esperti
L'agronoma: "Due errori fatali sono stati commessi Impianto di irrigazione e colletto del tronco coperto dalle aiuole"
Non soffiava un alito di vento. Non c'erano condizioni meteo avverse.
Eppure lunedì pomeriggio si è schiantato l'ennesimo pino. È precipitato su una Mercedes guidata da una signora di 51 anni che è finita dritta all'ospedale.
Ma perché quel pino è crollato? Chi controlla adesso gli alberi della capitale? Quante delle 330mila alberature presenti a Roma sono a rischio? Le radici marce Per l'agronoma Sara Saraceno che ha effettuato il monitoraggio di quell'albero, la causa dello schianto è chiara: «Le radici erano marce.
A farle marcire sono stati due errori fatali compiuti nel passato: l'impianto di irrigazione e il terreno delle aiuole che ha ricoperto il colletto alla base del tronco. Tanta umidità non solo non richiesta dai pini, ma addirittura deleteria». Il guaio è che lo stato delle radici non si poteva controllare. Non era previsto nel capitolato d'appalto che per 4 milioni di euro ha assegnato dal settembre 2017 a marzo 2019 il monitoraggio ad una serie di imprese, tenute poi a comunicare all'assessorato il grado di rischio delle piante e gli interventi da effettuare, dalla potatura all'abbattimento in emergenza.
«Senza però indicare - specifica Saraceno - le classi di propensione al cedimento, che sono in tutto cinque. Il controllo delle radici, inoltre, richiede prove di trazione e sensori che costano e richiedono tempo. Dunque ci si accorge delle radici marce solo dopo il crollo degli alberi».
I soldi finiti Nel 2017 risultavano abbattuti 1.251 alberi, potati 2.784. Ad ottobre 2018 si aggiungevano 1.069 abbattimenti e 2700 potature. Eppure, ancora a maggio di quest'anno solo nel II municipio si contavano 100 alberi a rischio crollo. Il fatto è che molti degli esemplari evidenziati dai tecnici con una X per essere abbattuti sono invece rimasti in loco. Tutti ricordano il caso del grande pino malato crollato in viale Mazzini, davanti alla Corte dei Conti, il 25 febbraio 2019. Due le persone colpite, una in modo grave. Anche quel pino aveva una X sul tronco. «Ad un certo punto i soldi dell'appaltone sono finiti e non è stato più possibile procedere con gli abbattimenti», racconta l'agronomo Franco Milito, anche lui impegnato nella campagna di monitoraggio nel centro storico, per un totale di 8.000 alberi. Ma allora che fine faranno quegli alberi? I nuovi appalti I nuovi appalti sono fermi «e fatti anche male», aggiunge Milito. L'11 novembre 2019 è stata bandita una gara per quasi 50 milioni di euro divisa in otto lotti. Sono passati otto mesi dalla fine della gara precedente. Il 19 dicembre 2019 sono state aperte le buste delle offerte. Ma l'assegnazione è ancora lontana. Per colmare il vuoto il Campidoglio ha bandito una piccola gara da 200mila euro. La presentazione delle domande è scaduta il 14 luglio, dunque i tempi di assegnazione anche in questo caso si preannunciano lunghi. E nel frattempo? Nel frattempo c'è la manciata di giardinieri del Servizio giardini che random controlla le 330mila alberature di Roma. Per Milito gli appalti per il monitoraggio del cosiddetto verde verticale, cioè degli alberi, hanno un vulnus. «Gli appalti sono rivolti alle ditte, che poi chiamano gli agronomi - spiega - Ci sono professionisti che si impongono e ce ne sono altri più inclini a lasciarsi condizionare dalle ditte, che ci guadagnano a fare particolari prestazioni piuttosto che altre. Bisognerebbe indire bandi per il monitoraggio solo per gli agronomi», conclude. La sua collega Sara Saraceno sostiene che andrebbe fatta una zonizzazione del rischio in base a tre elementi: la propensione al cedimento dell'albero, il bersaglio che potrebbe andare a colpire, come per esempio una zona trafficata, le dimensioni dell'albero. E poi effettuare un monitoraggio approfondito sulle zone ad alto rischio, visto che non è possibile controllare con la stessa sistematicità tutti gli alberi di Roma.
Il Campidoglio tace In questo contesto l'assessora al Verde Laura Fiorini ad esplicita richiesta sceglie di non parlare per spiegare ai romani quale sia la situazione del verde a Roma. Niente intervista. Nessuna dichiarazione. Il Servizio giardini al quale chiediamo i risultati del monitoraggio 2017-2019 rifiuta i dati. «I dati sono utilizzati per la programmazione interna», è la motivazione veicolata dall'ufficio stampa. Poi il silenzio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA A rischio 330 Le alberature Sono 330 mila le alberature censite nella città di Roma Molte sono a rischio per ragioni di anzianità