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01/10/2018

«Qui c’è da rivedere il Codice degli appalti»

Il Giornale di Vicenza

COSTRUTTORI EDILI E IMPIANTI. Luigi Schiavo: «Come avevamo previsto, una disciplina troppo articolata ha finito col rallentare la realizzazione di opere pubbliche»
«In questo paese per molto tempo abbiamo lasciato da una parte il tema della manutenzione ordinaria: ora bisogna tornare a investire in questa direzione»
Quanto conta l'edilizia per l'economia lo si capisce nei momenti di crisi e in quelli di ripresa. Perché, insieme all'autotrasporto, quello delle costruzioni è il primo settore a sentire l'arrivo dei cicli negativi, e il primo a sentire anche quelli positivi.Luigi Schiavo, già in passato presidente di ANCE Veneto, è stato da poco eletto alla guida della Sezione Costruttori edili e Impianti di Confindustria Vicenza. Con lui facciamo il punto sulla situazione di un settore ancora alla ricerca di riscossa dopo un lungo periodo a tinte grigio-scure.Presidente Schiavo, qual è in questo momento lo stato di salute dell'edilizia, in generale?Il settore segna ancora il passo, non ci sono segnali positivi così evidenti che consentano di dire che c'è una significativa ripresa. Un qualche miglioramento lo si sente più che altro nel già costruito e nel nuovo d'alta qualità, là dove si adottano soluzioni innovative su temi come ad esempio il risparmio energetico. Certo negli anni della crisi c'è stata una selezione che ha lasciato per strada molti operatori. Le rilevazioni registrano un certo ritrovato dinamismo nelle compravendite. Conferma?C'è un po' di movimento, sì. Soprattutto, come ho accennato, in questo momento c'è richiesta di appartamenti e abitazioni non nuove, anche datate di qualche decennio, perché consentono un buon risparmio in un momento in cui, reduci dalla lunga crisi di questi anni, le famiglie sono molto attente alle spese. Questo per l'edilizia privata. E per quella pubblica?Lavori pubblici non ce ne sono molti, da questo punto di vista c'è un grande sforzo che dovrebbe fare lo Stato in chiave di rilancio dell'economia. Penso a quanto ci sarebbe da fare in fatto di interventi di messa in sicurezza di scuole ed edifici pubblici, nel rifacimento di strade o nella sistemazione di ponti... In questo paese per lungo tempo abbiamo tralasciato la manutenzione ordinaria e quando questo succede finisce che il bene decade. Basta guardare, banalmente, la situazione generale delle strade: non sono mai state messe così male.Di cosa ci sarebbe bisogno?Di tornare a investire nella manutenzione. Nel piccolo come nel grande. Ma le grandi opere fanno già la loro strada ed è importante che le infrastrutture strategiche vadano avanti. Dobbiamo pensare però anche, in modo più attento, alle piccole opere, perché sono quelle che incidono sulla nostra vita di tutti i giorni. Quante volte percorriamo la strada sotto casa, o comunque quelle della nostra città, per andare al lavoro, a scuola? Il marciapiede rotto, la piazza con il porfido che si stacca... dobbiamo pensare anche a questo tipo di manutenzioni. Purtroppo non c'è pianificazione nel paese, si va avanti gestendo le emergenze. Il Codice degli appalti non pare aver fatto chiarezza da questo punto di vista: Ance si è già espressa in modo molto critico. Quali sono le richieste che il mondo delle costruzioni avanza, su questo tema?Il Codice degli appalti ha avuto un impatto negativo sul sistema, come del resto avevamo previsto: l'Ance aveva segnalato a suo tempo il rischio che una disciplina troppo articolata avrebbe rallentato la realizzazione di opere pubbliche. Così com'è stato impostato il nuovo Codice ha di fatto bloccato le amministrazioni pubbliche, con procedure al limite dell'assurdo. Basti dire che nel 2016 i dati registrano una diminuzione del 37% dell'importo complessivo messo in gara. Quello che ci aspettiamo è una revisione significativa; c'è bisogno di introdurre correttivi che sblocchino la situazione, ad esempio creando una regolazione più semplice e omogenea e rilanciando la capacità di programmazione e progettazione dei Comuni.Cosa serve oggi a un'impresa edile per lavorare con un certo orizzonte e tranquillità? Ci vuole una vera semplificazione amministrativa, una sburocratizzazione. E poi ci vuole sicurezza sociale, serve che le famiglie possano contare sulla certezza di un impiego, di entrate certe. Gli investimenti le nuove generazioni li fanno se hanno una prospettiva di sicurezza davanti a sé.Nessuno ha la palla di vetro in mano, ma secondo lei fra dieci anni che imprese edili ci saranno?Ah, sarà una bella sfida. Non vedo grandi orizzonti dal punto di vista delle risorse umane, gente che vuole venire a lavorare in edilizia ce n'è sempre meno. Il futuro dell'edilizia fra dieci anni potrebbe essere anche tecnologico, potrebbe essere sulla prefabbricazione: in America l'edilizia tradizionale come la conosciamo è sparita, adesso arrivano le case prefabbricate.Il futuro è una scommessa, insomma. Questo però resta un mondo affascinante, io sono orgoglioso di essere un edile: per carità, ciò che si costruisce ha dietro architetti che hanno progettato, ma ci sono anche i muratori che mettono un mattone sopra l'altro.

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