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17/11/2020

«Questo esecutivo ci offre da bere col nostro denaro»

La Verita' - FEDERICO NOVELLA

GIULIO TREMONTI Le interviste del lunedì
a pagina 7 • Professor Giulio Tremonti, anche Campania e Toscana vengono classificate come zone rosse. Regna ancora la confusione sui criteri su cui giudicare le regioni. Coglie i segnali di un vuoto di potere? «Più che un vuoto di potere, direi il potere del vuoto. Finché dura. La situazione è molto grave ma non seria. C'è una drammatica schizofrenia tra le immagini ufficiali e le immagini reali. Quelle ufficiali sono prodotte nei palazzi allestiti come set televisivi, con sapiente regia di fondali e colori, costumi e bandiere, toni solenni intervallati dai toni del pater familias. Subito dopo, quando la televisione passa dalla finzione alla realtà, nelle strade e nei pronto soccorso degli ospedali, arrivano le immagini della sofferenza, dello smarrimento, e del caos». Qual è stata la prima mancanza nella gestione dell'emergenza? «La prima fase è stata quella della rimozione: il vero virus da battere era il virus del razzismo. E questo quando già si sapeva che si stava passando dall'epidemia alla pandemia». E la seconda fase? «La sera del primo lockdown, quando la gente già fuggiva da Milano in treno, ero in televisione: ho detto che c'era una sola norma da applicare. Una norma che sta nella Costituzione, alla lettera Q dell'articolo 117: la "profilassi internazionale" come competenza esclusiva dello Stato». Il governo avrebbe dovuto avocare a sé i poteri, con più coraggio? «In Europa si chiama "lotta contro i flagelli internazionali", e comprende tutto: non solo sanità, ma anche trasporti, edifici pubblici e confini. Su tutto questo lo Stato ha potere assoluto. Potere e dovere. Puoi considerare le realtà locali, ma devi comunque esercitare la tua supremazia». Perché invece siamo precipitati in una lotta tra ministri, governatori e sindaci? «Forse nel palazzo non conoscono la Costituzione? Forse non hanno avuto la necessaria lucidità? Forse non hanno avuto la forza? Certamente, c'è stato e c'è un terribile vacuum politico». Risultato? «In uno stato d'eccezione si applicano poteri eccezionali, non solo legislativi ma anche amministrativi. Non puoi metterti a fare le normali gare europee, i normali concorsi pubblici, e continuare ad applicare il nostro tragico codice degli appalti». Anziché uno Stato d'eccezione, uno stato confusionale? «Si è attivato un meccanismo anarchico. Ed è strano, perché di solito l'anarchia agisce da fuori contro lo Stato: questa volta è partita da dentro lo Stato. I ricorsi al Tar, le procure che accendono il loro faro, l'apparizione di figure politiche folcloristiche sui territori, sono segnali che indicano la progressiva dissoluzione della Repubblica». Fino a un certo momento sembrava che il premier venisse rafforzato dall'emergenza. «In effetti, la storia insegna che le epidemie rafforzano il potere degli stati: sul frontespizio del Leviatano di Thomas Hobbes ci sono due dottori della peste con la maschera a becco. Oggi siamo all'opposto: sembra che il virus abbia colpito anche il Leviatano italiano. Più che all'homo homini lupus, siamo all'homo homini virus, dove la mascherina non è solo un mezzo per proteggersi, ma il simbolo di un mondo alienato». Il premier Giuseppe Conte ha detto che «il Natale non è solo shopping, ma un momento di raccoglimento spirituale, e farlo con tante persone non va bene». «Resto impressionato dalla profondità dell'analisi antropologica. Deve aver letto il Babbo a = Natale giustiziato di Claude Lévi-Strauss, il saggio sull'incrocio fra mondo pagano e mondo cristiano, tra spiritualità e consumismo. Un paternalismo para-laico, diciamo così, che però porta sfortuna». Teme intoppi sulla distribuzione del vaccino? «Non all'estero. L'America e la Germania hanno già orga- 1 nizzato la rete di distribuzione, ben prima dell'annuncio pubblico del vaccino. Noi no». Ha notato una mancanza di visione anche sul piano dei provvedimenti economici? «Da marzo a luglio, ha pre so forma un serpente legislativo composto da decine di provvedimenti. In parte ha funzionato, ma allora la gente vedeva nella pandemia la causa del male e nella azione di governo comunque qualcosa di buono, JÈ Nella seconda ondata i termini si sono rovesciati: la gente vede non più nella pandemia ma nel governo, con i suoi ritardi ed errori, la causa del male». In altre parole? «Oggi chi è in difficoltà pensa: il governo deve aiutarci perché è colpevole. Invece di prevedere la seconda ondata, esaltava il modello italiano che tutto il mondo ci invidia, e scriveva libri per celebrarlo». E siamo arrivati al sistema dei ristori. «È così che il meccanismo dei ristori, a cominciare dalla scelta della parola stessa, è venuto svincolandosi dalla pandemia. È un risarcimento per i danni compiuti dal governo, per le asimmetrie e le parzialità contenute nei dpcm. In prospettiva, la logica dei "ristori" è devastante, perché non potrai continuare a ristorare tutto e tutti all'infinito». Dietro questi sussidi c'è una mentalità sbagliata? «Non risolutivo, ma utile, sarebbe stato saltare la burocrazia, facendo direttamente gli interventi a fondo perduto. E poi sollevare dai debiti: accollarsi le bollette per i bisognosi, rinviare le tasse per le imprese in crisi». Fin quando si potrà «ristorare»? «Il governo sta operando un un'enorme estensione del deficit e del debito pubblico. Fare debito è necessario, ma è anche drammatico. Se fai debito per monopattini e biciclette confondi il dramma con la comica. E non è finita, perché nella bozza della prossima manovra c'è un'impressionante collezione di bonus&marchette. Nell'insieme è un po' come quello che va al bar e dice: "Da bere per tutti". E alla domanda: "Chi paga?", risponde "voi"». Sul Recovery Fund è stato raggiunto un primo accordo europeo: vede una luce in fondo al ssa tunnel? «Non riusciamo a spendere i normali fondi europei, e facciamo fantasie su questi, che sono parte a debito e parte a fondo perduto. Con i tassi a zero, la parte a debito gli altri stati la chiedono al mercato, non all'Europa. Restano gli 80 miliardi a fondo perduto, che vanno contati nel dare e nell'avere. Tra nuove imposte europee, con maggiori contributi nazionali, i miliardi veri sono 40, da spalmare su più anni. Buoni, ma a pensare che sia una manna dal cielo ci facciamo del male». Si fa spesso riferimento al risparmio privato degli italiani. Teme una patrimoniale? «Il risparmio degli italiani è liquido e solido: conti e immobili, a partire dalla prima casa. Una patrimoniale non sarebbe mai sufficiente a risolvere il problema del debito, e farebbe saltare i ratios delle banche e delle assicurazioni. Gli immobili crollerebbero di valore. Insomma, è la via maestra, suggerita da élite irresponsabili, per far saltare l'Italia». Negli Stati Uniti il presidente repubblicano Donald Trump sembra uscire sconfitto. Ma la rabbia delle fasce più povere resta. «Da una parte e dall'altra si è votato sulla globalizzazione. Il blocco repubblicano ha votato per la tradizione, quello democratico non è un blocco, ma un mosaico variegato, una somma di paure e di angosce. Il tutto nel quadro della pandemia, effetto anche questo della globalizzazione». La cultura globale della finanza sta soffocando la cultura locale della politica? «La globalizzazione, prima trionfante e poi perdente, ha comunque messo in crisi la democrazia. La democrazia funziona a dominio territoriale chiuso: voti per uno che si dice capace di governare i problemi. Funziona se i problemi sono governabili. Non funziona se i problemi vengono da fuori o dall'alto, se originano dalla finanza internazionale, dalla rivoluzione digitale, o dall'opposto ancestrale della paura. Come nel caso del virus». Detto questo, cosa si aspetta dalla presidenza del democratico Joe Biden? «La presidenza democratica sarà molto rispettabile, ma senza maggioranza in Senato non sarà certamente forte». Che ne pensa dei tanti esponenti del Pd, a cominciare dal commissario europeo all'Economia Paolo Gentiloni, che hanno cantato vittoria dopo le elezioni americane? «La sinistra italiana è molto brava a vincere le elezioni da remoto. Oggi si direbbe che vincono sempre in smartworking. Alla fine degli anni Novanta pensavano di aggregarsi al trionfo della Terza Via inaugurata da Bill Clinton, Tony Blair, Gerhard Schroeder, Lionel Jospen, Romano Prodi, Massimo D'Alema e Gianfranco Vissani. Invece i popoli, oggi demonizzati come populismo, stavano andando dall'altra parte: accade così in Austria, in Spagna, in Germania, in Francia e anche nel nostro Paese. Una storia che si ripeterà in Italia, per effetto della mala gestio della pandemia». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: ARGUTO Il professore Giulio Tremonti è stato ministro dell'Economia e delle finanze nei governi Berlusconi [Getty]