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10/09/2018

QUESTIONI DI OPPORTUNITÀ POLITICHE

Il Caffè - LILLO ALAIMO

Il commento
segue dalla prima pagina Emenomale! Menomale che ha tenuto a debita distanza il Municipio. A debita distanza di un'iniziativa che, così affermano i vertici del Cardio, vuole difendere la struttura sanitaria - sì, dicono proprio così - difenderla dal "soffocamento" dell'Eoc e dello Stato. Cioè a dire anche quel governo la cui maggioranza relativa oggi è in mano alla stessa Lega, movimento a cui appartiene Borradori. Ma non solo: leghista è anche il presidente dell'Ente ospedaliero, Paolo Sanvido, che d'intesa con il Consiglio di Stato, da mesi cerca di convincere il Cardiocentro della bontà di un progetto che crei una stretta sinergia con le strutture sanitarie esistenti. Ed è un progetto questo che ricalca fedelmente il modello dell'Istituto oncologico della Svizzera italiana (Iosi) e quello del Neurocentro. Questione di opportunità, dicevamo. Opportunità politica. Perché, si vada oltre il bisticcio di parole, è inopportuno che il sindaco di Lugano si schieri di fatto contro il governo e l'Eoc che da anni (d'intesa con il Cardio per altro) ha messo a punto, come detto, uno studio per la creazione di un "Istituto cuore, vasi e polmoni". Una struttura che sappia far sinergia con l'intera rete sanitaria e il nuovo mondo accademico. Inopportuna dunque la scelta di Marco Borradori, sebbene da equilibrista politico stia riservando un colpo al cerchio e uno alla botte. Inopportuna anche per l'immagine del Municipio e della città. Perché nessuno, ma proprio nessuno vuole trasferire o stravolgere la struttura sanitaria creata nel 1995. Anzi, la si vuole rafforzare finanziariamente (perché le sue condizioni non sono floride) integrandola ancor più alla rete ospedaliera con cui inevitabilmente da anni collabora. E ne ha necessità vitale. Un Borradori inopportuno, dunque, anche se cerchiobottista. Ma inopportuno ancor più, e veniamo alla seconda vicenda, perché Lugano sta in prima fila nell'operazione Mizar. E cioè l'acquisto - anche in questo caso con l'apporto determinante dello Stato - di un mega stabile a Lugano (Molino Nuovo) da destinare alla ricerca scientifica. Un'operazione caldeggiata da anni dal Cardiocentro. La cifra prevista, da pagare a SwissLife proprietaria dello stabile, è di 48 milioni. E di questi, 10 (in due rate) li ha garantiti il Cardio. Altri 10 la Città che nel 2021 però dovrebbe rientrare del 50% una volta che il Cardiocentro pagherà l'intera cifra promessa. Il resto della somma? Attraverso BancaStato e ad una garanzia statale. Dunque... lo Stato ancora una volta, per un'operazione tutta volta ad affittare spazi per la ricerca scientifica. Ma dove sta la questione di opportunità? O meglio: l'inopportunità politica. Lo stabile Mizar costa 40 milioni. Otto sono invece quelli previsti per la ristrutturazione e riorganizzazione interna al fine di ospitare le future attività. Otto milioni, una cifra considerevole per lavori che avrebbero potuto essere messi a concorso. Il committente finale è il "pubblico", Lugano e il Cantone, quindi logica vorrebbe che fossero rispettati alcuni criteri e alcuni vincoli. La legge sulle "commesse pubbliche" non esiste per essere disattesa. O, per meglio dire, cortocircuitata ma in questo caso semprerebbe proprio sia accaduto. Chi acquista sa cosa vuole. Chi vende, non costretto da alcun obbligo di legge su appalti e concorsi, affida i lavori a chi meglio crede, rispettando le "desiderata" dell'acquirente in merito al progetto di ristrutturazione. E così, invece di vendere a 40 vende, chiavi in mano, a 48. Questo è quel che sta accadendo per il Mizar. Certo, si potrà dire che così facendo si evitano burocrazia e tempi lunghi. Ma purtroppo si evita anche la garanzia per lavori la cui qualità e il cui costo devono essere attentamente valutati e messi a confronto in una semplice gara di appalto. Per il Mizar, ci si faccia caso, è accaduto quel che stava succedendo per la "Città dei mestieri". Un privato offre allo Stato uno stabile che, una volta pattuito il prezzo, adegua internamente alle esigenze del committente. Evitando, dicono i fautori di questo genere di operazioni, i tempi lunghi della burocrazia. Già, ma pure quelle leggi che lo Stato stesso si è dato. Ecco dunque le inopportunità di cui abbiamo detto all'inizio. Inopportunità che si annodano una all'altra se si pensa al denominatore comune: il Cardiocentro. E poi ancora al sindaco Borradori. Il tutto nella speranza che non si scoprano ora legami inopportuni fra progettisti, impresari e committenti. alaimo@caffe.ch

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