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12/05/2020

«Quell’arteria verrà ricordata come simbolo di inefficienza»

La Gazzetta Del Mezzogiorno

LE INCOMPIUTE STATALE 275 «MAGLIE-LEUCA» NESSUNA POSSIBILITÀ DI IMPULSO «Non rientra tra le 25 realtà che saranno commissariate per l'accelerazione dei lavori post emergenza Covid-19» UNA LUNGA TRFILA DI INTOPPI Il protagonista del foro leccese ripercorre la complessa gestazione di un'opera che attende di essere completata da 15 anni
L'amministrativista Pietro Quinto: «Un'occasione persa per tutto il Salento»
l Il Ponte Morandi di Genova è stato ricostruito in meno di due anni dal tragico crollo e ora gli occhi sono puntati sulla grandi opere salentine di interesse nazionale come la statale 275, la regionale 8, la statale Ionica e la Taranto-Avetrana. Per la Maglie - Leuca abbiamo chiesto all'avvocato Pietro Quinto , che ha seguito professionalmente le vicende giudiziarie sull'infrastruttu ra ancora a cantierizzare, di fare il punto della situazione. Avvocato Quinto, secondo l'ar chitetto Renzo Piano il segreto della riuscita in tempi brevi della riedificazione del ponte Morandi è costituito dalla "com petenza", che cosa vuol dire? «Non è esatto che il problema della fattibilità delle opere pubbliche nel nostro Paese sia costituito dalla complessità della normativa o dal contenzioso davanti al giudice amministrativo. C'è anche questo. Ma la vera causa è l'incompetenza e la debolezza strutturale delle nostre pubbliche amministrazioni nell'applica zione della normativa, che è identica a livello europeo, ma in Italia risulta inefficace e improduttiva. E la vicenda della 275 ne è un'evidente dimostrazione. La storia della 275 rimarrà infatti negli annali degli appalti pubblici come esempio di mal governo della normativa di riferimento. Ciò perché l'intero procedimento dell'opera pubblica, come posso testimoniare personalmente, è stato caratterizzato da gravi irregolarità, illegittimità ed incompetenza da parte delle strutture istituzionalmente investite delle procedure amministrative». Ci riassume brevemente storia e causa dei ritardi? «Il progetto, ideato e finanziato nel 2003, fu approvato dal Cipe nel 2006 con un errore iniziale: il mancato coinvolgimento degli Enti sul cui territorio doveva realizzarsi. Da qui un primo contenzioso tra Regione, Provincia e Italia Nostra, che si concluse con un accordo stragiudiziale che prevedeva il ridimensionamento a due corsie nel tratto terminale e la sostituzione di un viadotto con una galleria per la mitigazione dell'im patto ambientale. Nel frattempo però l'opera era stata appaltata sulla base del progetto originario senza una sua riapprovazione e chiedendo alle imprese partecipanti alla gara di modulare le offerte e il progetto esecutivo con riferimento al diverso progetto. La Commissione che doveva esaminare le offerte commise errori di valutazioni sui progetti presentati, che dettero luogo a un complesso contenzioso sfociato nel ribaltamento della graduatoria con il riconoscimento del diritto del quarto classificato all'affidamento dei lavori, in sostituzione dell'originaria ditta dichiarata vincitrice. In tal senso il Consiglio di Stato affermò che la stazione appaltante aveva commesso "macro scopiche illegittimità"». Gli sviluppi? «Poiché, nelle more del contenzioso, era stato sottoscritto il contratto con l'originaria aggiudicataria e il Consiglio di Stato, avuto riguardo alla natura dell'opera di interesse nazionale, non poteva incidere sul vincolo negoziale, si discusse sul risarcimento del danno in favore dell'avente titolo all'aggiudicazione, liquidato in 10 milioni di euro. A questo punto intervenne l'Anac, che con una delibera adottata nel 2016 rilevò l'il legittimità dell'intera procedura concorsuale a far tempo dal progetto posto a base di gara diverso da quello frutto dell'accordo stragiudiziale del 2011. Quindi la stazione appaltante revocò la gara, azzerando tutti gli atti adottati nel tempo. Le vicende amministrative e giudiziarie concernenti il procedimento concorsuale e la sua revoca si sono definite nel 2018, con alcune pendenze tutt'ora in itinere. Da tale data si continua a discutere di un nuovo progetto conforme alle esigenze della collettività, ed aggiornato per il sensibile mutamento di alcune circostanze di fatto e di diritto, come rilevato dall'Anac». L'intera vicenda cosa ha insegnato? «Non è tanto un problema di leggi o di interferenze della giustizia amministrativa, è un problema di "com petenza" dell'apparato burocratico, non riferito peraltro solo al Sud, perché nel caso della 275 l'illegittimità della gestione del procedimento amministrativo è imputabile a una Azienda statale emanazione del Ministero delle Infrastrutture. Se non si affronta nell'immediato questo tema, non serviranno le annunciate semplificazioni legislative con il decreto Rinascita, anche perché non si potrà mai prescindere dalla disciplina europea in materia di appalti». Dopo il Covid la 275 sarà a rischio? «Piano ha affermato che l'Italia ha bisogno di aprire cantieri e mettere in circolo risorse che rappresentano ossigeno per il lavoro. La condizione è la sburocratizzazione dell'apparato amministrativo e il recupero di efficienza e competenza. Non certo l'elimi nazione dei controlli perché, come avvertiva Raffaele Cantone, le mafie sono dietro l'angolo. In questa logica è preoccupante che tra le 25 opere pubbliche che il Governo intende commissariare per facilitare la realizzazione non sia ricompresa la 275. La spiegazione è duplice: mancanza di una progettazione unitaria dell'opera immediatamente cantierabile e il venir meno del finanziamento o la sua insufficienza per i 15 anni inutilmente trascorsi. Non è un bel risultato per l'economia salentina».

Foto: INTOPPI E DISCORDIA


Foto: PERCORSO AD OSTACOLI L'avvocato Pietro Quinto ripercorre i 15 anni di «stop and go» del progetto riguardante la «275»


Foto: «Dal 2018 si attende il nuovo progetto. Troppi limiti dell'apparato gestionale»