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12/08/2021

Quell’appalto-lampo di Sala per rifare 70 bagni pubblici

Libero - MATTEO LEGNANI

FI all'attacco: «Solo propaganda elettorale»
La gara è aperta solo ad aziende costruttrici di toilette, ma prevede l'accesso per due decenni a 100 spazi pubblicitari per 4 milioni l'anno. I concessionari: «Dov'è la libera concorrenza?»
■ Uno "strano" appalto, quello aperto lo scorso 20 luglio dal Comune di Milano. A poco più di due mesi dalla fine del suo mandato, l'amministrazione Sala ha lanciato una gara per la sostituzione di 70 bagni pubblici sparsi in giro per la città. Trattasi di quei cubi di acciaio (e più raramente in cemento) che si trovano soprattutto nei giardini pubblici o nelle vie o piazze dove per vari motivi si registra un afflusso elevato di passanti. Installati negli anni Ottanta e Novanta, sono tutti o quasi fuori uso per mancanza di manutenzione, spesso coperti da graffiti. In altre parole, brutti. E anche di relativa utilità, visto che ad utilizzarli sono (erano?) soprattutto sbandati e senza tetto. La domanda, quindi, è legittima: perché, a due mesi dalle elezioni l'amministrazione uscente ha deciso di occuparsi di cessi pubblici? La tempistica non sorprenda: in ritardo su tutto e avendo fin qui fatto poco o nulla (piste ciclabili a parte), l'amministrazione Sala ci ha abituato in questi ultimi mesi ad adottare provvedimenti anche importanti quando ormai la sua scadenza era prossima. Giusto un mese fa, per esempio, ha deciso di affidare a MM, a partire dal 2022 e per 25 anni, la cura del verde pubblico, impegnando di fatto in quella direzione le prossime cinque amministrazioni comunali. Un comportamento che l'opposizione di centrodestra ha definito «sconcertante», anche per la quantità di risorse economiche che saranno necessarie per prendere in carico dai privati la cura del verde. Scavando nella delibera con cui si bandisce la gara d'appalto per i bagni, si capisce che anche qui girano non pochi soldi: infatti, il costo a carico dei privati per la sotituzione dei 70 bagni e della loro manutenzione sarà di 14-15 milioni di euro per 18 anni (cioè circa 800mila euro l'anno). Per lo stesso periodo, il privato avrà a disposizione lo sfruttamento della pubblicità su 97 "fioriere" sparse in giro per la città, che potrà, a suo piacimento, trasformare in impianti tecnologicamente avanzati dotati di led bifacciali. E qui emerge la stranezza. Nel senso che «quello che a prima vista appare come l'appalto per il rifacimento dei bagni pubblici, è in realtà un bando che assegna una cospicua fetta della pubblicità cosiddetta esterna in città» spiega Luca Tagliabue, titolare della Pubblimil e presidente della AIS (Associazione italiana striscioni e nuovi mezzi pubblicitari), che raccoglie una dozzina di concessionarie, tutte attive in città. Nè la sua Pubblimil, nè le altre aziende della AIS possono partecipare al bando, che è aperto solo alle aziende attive nel settore della costruzione e rifacimento di bagni, con almeno un milione di euro di fatturato annuo. «Nè - aggiunge Tagliabue in soli 40 giorni e con agosto di mezzo, io o i miei associati avremmo il modo di stipulare una joint venture con un'azienda costruttrice di bagni, definendo allo stesso tempo con quest'ultima come, in una fase successiva, verrebbero spartiti gli introiti pubblicitari. Per questo, noi riteniamo che il bando sia discriminatorio per le aziende del settore della pubblicità e violi il principio della libera concorrenza». Il "piatto" degli introiti pubblicitari è a dir poco ricco. «Ad oggi - spiega ancora Tagliabue - non esiste a Milano un sistema di schermi pubblicitari così esteso su suolo pubblico. Tuttavia, potremmo stimare gli introiti annui per chi dovesse aggiudicarseli nell'ordine di 4 milioni di euro l'anno». «Questi (l'amministrazione Sala, ndr) per cinque anni non hanno fatto nulla e adesso, sotto elezioni e con un chiaro fine di propaganda elettorale, sparano delibere a raffica» attacca il capogruppo di Forza Italia, Fabrizio De Pasquale. «Nel merito dei bagni pubblici, tra l'altro, continuano a sbagliare, non capendo che a Milano non si possono lasciare bagni incustoditi alla mercè dei vandali, e che anche questi nuovi impianti finiranno come tutti gli altri, rotti e vandalizzati».

Foto: Il bagno pubblico che si trova in via Benedetto Marcello, in zona Buenos Aires (Fotogramma)