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19/01/2019

Quella riunione con Intesa per il bando sullo sponsor nell’ufficio dell’ex sindaco

Corriere della Sera - Simona Lorenzetti a pagina 7

Salone del libro, le carte dell'inchiesta
Il 2015 per il Salone del Libro è l'anno del non ritorno. Neanche più i presunti trucchi e trucchetti orchestrati per far quadrare i conti sembrano in grado di mettere una pezza al rosso in bilancio. Il «fondo di dotazione» della Fondazione è completamente eroso e il rendiconto segna un patrimonio netto negativo di 490 mila euro. L'Assemblea dei soci decide di aprire la strada all'ingresso dei privati. Inizia così la ricerca febbrile di nuovi partner, a partire dalle banche. E alla fine del 2015, secondo l'accusa, comincia a prendere forma quella trattativa segreta tra la Fondazione e Intesa Sanpaolo, che porterà nel marzo del 2016 alla pubblicazione di due bandi «blindati» per garantire all'istituto di credito l'ingresso tra i soci fondatori e una sponsorizzazione esclusiva del Salone.

Ma c'è una data che per gli inquirenti rappresenta lo snodo essenziale di questo filone investigativo: l'11 marzo 2016. Quel giorno, alle 14 - stando a quanto emerge dalle indagini - il sindaco Piero Fassino, Giovanna Milella (presidente della Fondazione), Michele Coppola (direttore centrale «Arte Cultura e Beni storici» della Banca Intesa Sanpaolo) e i due legali che hanno lavorato alla stesura di un accordo tra Intesa e Fondazione si incontrano. E decidono che per essere inattaccabili è necessario predisporre i due bandi. Quell'incontro non è un appuntamento carbonaro, ma avviene nel più insospettabile dei luoghi: nell'ufficio del sindaco, al piano nobile di Palazzo Civico. Secondo i pubblici ministeri Enrica Gabetta, Marco Gianoglio e Gianfranco Colace, in quella riunione prende forma il reato di turbativa d'asta che oggi viene contestato all'ex primo cittadino, alla Milella, a Coppola e ai due avvocati. La conferma che tutti sono presenti all'incontro è data dall'analisi delle celle telefoniche dei cellulari. E poi c'è una lunga catena di intercettazioni in cui vengono catturati i vari momenti della trattativa. Secondo la ricostruzione degli investigatori, ad avviare i colloqui tra il 2015 e il 2016 è lo stesso sindaco Fassino. Che poi seguirà passo passo tutte le fasi della vicenda. Per i protagonisti, l'ex sindaco è «un faro» per dirimere ogni dubbio e il garante di ogni passaggio della trattativa. Le fitte contrattazioni, in un primo momento, avvengono sia con Intesa che con Unicredit. Del resto, nel settembre del 2015 la Fondazione consolida i propri rapporti con entrambe le banche, in quanto - per conto dei soci pubblici Comune e Regione - vengono nominati nel consiglio di amministrazione Piero Gastaldo, segretario generale della Compagnia di San Paolo, e Massimo Lapucci, funzionario della Fondazione Crt.


All'inizio vengono quindi avviate fitte trattative con entrambi gli istituti, ma poi ci si concentra solo su Intesa. Unicredit, infatti, si defilerà. Nel 2016, poi, entra in scena Michele Coppola. Le contrattazioni si fanno sempre più intense, tanto che lo stesso Coppola si adopererebbe per mettere a punto la bozza di convenzione insieme con gli avvocati della Fondazione e Milella. Un lavoro propedeutico alla pubblicazione di un bando di evidenza pubblica, che poi sarà bandito con estrema fretta per le richieste sempre più pressanti di Intesa di essere riconosciuta come sponsor esclusivo. Emblematica è la scansione delle date. L'incontro nell'ufficio del sindaco avviene l'11 marzo, alle 14. A organizzarlo sarebbe stata Milella. I bandi, che secondo la Procura sarebbero stati truccati, riportano le date del 15 marzo e del 23 marzo. Ma quale vantaggio può avere l'istituto di credito a diventare socio di una Fondazione con i conti allo sbando? Banca Intesa Sanpaolo, secondo gli inquirenti, ha ben due validi motivi, nonostante fosse previsto un esborso iniziale di 500 mila euro: il primo era di far rientrare in breve tempo la Fondazione del debito di circa 3 milioni che aveva con Banca Prossima (istituto del gruppo che si dedica al mondo non profit); il secondo era quello di utilizzare il marchio del Salone del Libro per iniziative culturali che la banca intendeva organizzare a livello locale e nazionale, beneficiando di ritorni economici.


Simona Lorenzetti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

La vicenda

Ci sono gli appalti pilotati, i bandi malfatti, le irregolarità di bilancio, le fughe di notizie, la cancellazione di dati scomodi dai computer e persino le spese pazze»

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