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19/01/2019

Quel patto segreto nell’ufficio di Fassino che portò al Salone i 500 mila euro di Intesa

La Stampa - luca ferrua giuseppe legato

Secondo la procura l'accordo garantì un vantaggio economico e di immagine all'istituto di credito
I revisori dei conti lo dicevano danni, ma tra il 2015 e il 2016 apparve chiaro a tutti che il fondo di dotazione della Fondazione del Libro era ormai (quasi) completamente esaurito. Una circostanza che in una situazione normale e non anomala come quella in cui il Salone nasceva avrebbe di fatto impedito lo svolgimento della manifestazione. E se il ministero dei Beni Culturali e il Miur ridefinirono la struttura dell'ente entrando a farne parte come soci fondatori, questo non sarebbe bastato ad ovviare ai problemi di cassa che ormai si erano cronicizzati da anni rendendo necessarie continue iniezioni di fondi da Comune di Torino e Regione.

E' per questa consapevolezza che in quel periodo scatta la caccia a potenziali soci privati. Intesa Sanpaolo è pronta a diventare sponsor in esclusiva, ma ben presto ci si accorge che è necessario un bando ad evidenza pubblica. Che secondo la procura verrà turbata in una riunione tenutasi proprio nell'ufficio dell'allora sindaco Piero Fassino a cui avrebbero partecipato anche Michele Coppola, allora Direttore Centrale «Arte Cultura e Beni Storici» della Banca Intesa Sanpaolo, Giovanna Milella presidente del cda della Fondazione e due avvocati (tutti indagati per turbativa d'asta). «Fassino - si legge nell'avviso di conclusione indagini - aveva avviato trattative private volte a determinare l'ingresso di Intesa Sanpaolo quale socio della Fondazione sfociate in una bozza di convenzione». Ma siccome Intesa Sanpaolo avrebbe insistito - questa la ricostruzione dell'accusa - per essere main sponsor in una sorta di esclusiva, si ritenne di dover comunque pubblicare un bando che finì per recepire - scrivono i pm - «gli accordi già avvenuti tra l'istituto bancario e Fondazione escludendo altri soggetti potenzialmente interessati».

La riunione in cui la procura cristallizza il presunto reato si tiene nell'ufficio di Fassino l'11 marzo 2016. I riscontri ai gps dei telefonini degli indagati ne confermano la loro presenza.

Gli inquirenti notano quindi come, poco tempo prima della pubblicazione del bando, a quella riunione abbiano partecipato contemporaneamente l'ente che lo designerà e uno dei partecipanti certi.

Senza che la Fondazione comunicasse in qualsiasi modo a potenziali altri soggetti interessati le sue intenzioni di allargare il parterre dei soci/sponsor. La procura sostiene che mesi prima (autunno 2015) Intesa Sanpaolo e Unicredit erano di fatto entrati nel cda con le nomine - per conto di Comune e Regione - di Piero Gastaldo e Massimo Lapucci non tenendo completamente in considerazione però che in realtà si trattava dell'allora segretario generale della Compagnia di San Paolo e del segretario generale della Fondazione Crt e, quindi, non interni alle banche.

Nel bando per l'individuazione di soci/sponsor venne inserito che per essere main sponsor bisognava diventare soci fondatori e che sarebbero state selezionate un massimo di due realtà che condividevano lo stesso settore in concorrenza (quindi al massimo due banche).

Proprio queste restrizioni unite agli ingressi di nuovi consiglieri di amministrazione dal mondo bancario di Intesa Sanpaolo e Unicredit - secondo la procura - avrebbero scoraggiato altri istituti bancari a candidarsi. Sempre secondo i pm Intesa aveva grande interesse a entrare a far parte della Fondazione per la necessità di far sì che la stessa potesse rientrare del debito di 3 milioni di euro contratto con Banca Prossima (gruppo Intesa Sanpaolo) un'operazione palesemente fallita visto che oggi l'istituto di credito che opera soprattutto con il no profit è il principale creditore della liquidata Fondazione per il libro da cui attende 2,5 milioni di euro. Tra i vantaggi che avrebbe tratto Intesa dall'operazione ci sarebbe stata anche la possibilità di sfruttare il marchio del Salone su tutta la comunicazione culturale. Per altro in quei giorni del 2016 tutte le tappe della vicenda e le cifre vennero raccontate dettagliatamente dai giornali.

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