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02/02/2021

Quel link tra riforme, tecnologie e consulenze

Corriere L'Economia - Edoardo Segantini edoardosegantini2@gmail.com @SegantiniE

Eresie digitali
In questi giorni sono venuti al pettine i nodi della crisi politica italiana: il principale è la difficoltà di fare le riforme. Romano Prodi ne ha messe in evidenza alcune: il potenziamento di sanità e scuola, la riduzione dei tempi della giustizia, la riorganizzazione del fisco, la semplificazione della burocrazia e degli appalti. Tra queste riforme e la possibilità di ottenere una parte dei fondi europei del Recovery fund - ecco il secondo «nodo» - c'è una stretta correlazione. Se non si fanno le riforme non arrivano i soldi. Pensiamo solo alle norme sugli appalti. Tutti hanno lodato la velocità con cui si è realizzato il ponte Genova San Giorgio, progettato da Renzo Piano e costruito dopo la tragedia del Morandi. Ma questo si è potuto fare perché, nell'assegnazione delle commesse di lavoro, ci si è attenuti alla normativa europea, evitando gli appesantimenti introdotti dalla normativa italiana. Quella di Genova però è rimasta un'eccezione: il metodo non si è esteso al resto d'Italia, dove la regola sono ancora tempi lunghissimi e procedure farraginose. Insomma: senza riforme organizzative, cioè senza la capacità di ripensare il funzionamento della macchina Stato, la stessa tecnologia, in cui tante speranze riponiamo, può fare molto meno. L'innovazione più incisiva oggi è la digitalizzazione dei processi produttivi e organizzativi. Nelle imprese più avanzate, grandi, medie ma anche piccole, essa genera prodotti migliori, servizi migliori e lavoro migliore, di più alta qualità. La domanda che oggi nessun leader politico sembra porsi è in che modo trasferire all'apparato dello Stato l'innovazione in corso in tante aziende private.

Da molti anni, in Giappone, i maggiori consulenti dell'industria collaborano con il governo a modernizzare la pubblica amministrazione e a «reinventarla». La stessa Unione europea, nel Next Generation Eu, destina alle consulenze 864 milioni. Forse sarebbe l'ora che anche in Italia si trovasse la volontà politica di fare le riforme e l'umiltà di farsi aiutare da chi ne sa di più.


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