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02/12/2018

Quattro sfratti al giorno: l’affitto non si paga per comprare il cibo

La Stampa - massimiliano peggio

I dati del Tribunale civile: crescono le procedure per morosità Le case popolari non bastano a soddisfare la richiesta di abitazioni
Quattro sfratti eseguiti al giorno. Quasi tutti causati da morosità. È il numero di procedure portate a termine nel 2017 dagli ufficiali giudiziari torinesi. Inquilini allontanati, serrature sostituite. Aurora, Barriera di Milano e San Paolo sono i quartieri più colpiti. In alcuni casi devono intervenire le forze dell'ordine, a volte per impedire ai centri sociali di bloccare le esecuzioni. I numeri a confronto

Ecco le «condizioni di salute economica» dei torinesi dalla prospettiva degli uffici giudiziari che si occupano di sfratti. Se si guardano i dati dell'ottava sezione civile del Tribunale, competente per materia, le difficoltà a pagare gli affitti hanno determinato nel primo semestre di quest'anno un considerevole incremento delle procedure rispetto allo stesso periodo del 2017, ma in linea con gli anni precedenti. Lo scorso anno le convalide di sfratto, primo passo giudiziario per arrivare al rilascio dell'immobile, erano state 3723. In netto calo rispetto al 2015, quando furono 5736, e al 2016, ben 5793. Nei primi sei mesi del 2018, i giudici hanno convalidato 2758 sfratti.

Se l'inquilino non rilascia spontaneamente l'immobile, scatta la seconda fase affidata all'ufficiale giudiziario. Nel 2017 le richieste di sfratto erano state 2496 e ne sono stati eseguiti 1780. Nel corso del 2018 sono pervenute negli «Uffici notificazioni, esecuzioni e protesti» della corte d'Appello 2238 richieste di sfratto e ne sono stati eseguiti 1156. Per le situazioni più problematiche, in cui c'è il rischio dell'intervento dei centri sociali a bloccare le operazioni, scatta la procedura a «sorpresa» con l'impiego della polizia. In media una al mese. Al momento le situazioni più critiche sono quelle di via Aosta 31, dove vivono una quindicina di persone dal luglio 2017, e via Cuneo 6, dove ci sono 4 famiglie. Sono tutti immobili popolari che si trovano nella stessa area dall'Asilo occupato di via Alessandria, attorno al quale gravitano i gruppi anarchici. Questi i dati forniti dal reparto di polizia abitativa del Comune, incaricato di tenere sotto controllo il fenomeno delle occupazioni di edifici Atc. Ma c'è un dato di fatto: le case popolari scarseggiano rispetto alla domanda. L'ultimo bando non riuscirà a soddisfare le richieste. «Chi ha punteggio inferiore a 12 - sostiene il collettivo Prendo Casa - è escluso dall'assegnazione! Più o meno mille persone avranno accesso alla casa popolare, nemmeno il 25% dei richiedenti validi. Sono stati inseriti tantissimi cavilli burocratici per escludere la gran parte delle famiglie». Non solo. «Con una media prevista di 300 assegnazioni l'anno le famiglie con punteggio 12 o appena superiore dovranno aspettare diversi anni per avere la casa».

Le decisioni dei giudici

Le difficoltà economiche che si sono abbattute sulle famiglie hanno condizionato le priorità di spesa. L'affitto diventa sacrificabile, per comprare il cibo. È quanto emerge dalle udienze di convalida di sfratto che si tengono ogni settimana in Tribunale. Gli inquilini morosi che compaiono in aula chiedono in genere la proroga di legge per poter pagare i debiti. Proroga chiamata «termine di grazia» che può andare da 1 a 90 giorni, in base alla situazione di «concreta difficoltà economica del conduttore». E visto il disagio diffuso, oggi i giudici concedono spesso il termine massimo.

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