scarica l'app
MENU
Chiudi
14/07/2020

Quattro richieste di rinvio a giudizio per gli appalti dribblando le norme

QN - La Nazione

LA SPEZIA La corsa contro il tempo per effettuare la pulizia di caditoie e canali a rischio esondazione e la necessità di reperire risorse per fronteggiare interventi pregressi di bonifica non saldati a tempo debito sarebbero state costellate di falsi e violazioni della legge sugli appalti. Un intrigo passato dal Comune della Spezia, oggetto di indagini da parte del procuratore della Repubblica Antonio Patrono che, nei giorni scorsi, ha formalizzato quattro richieste di rinvio a giudizio ritenendo ben strutturato l'impianto accusatorio delineato dai carabinieri-forestali della stazione della Spezia . A doversi difendere in tribunale sono un dirigente e un funzionario di palazzo civico e due imprenditori. I nomi sono eccellenti, sia sul fronte del municipio che sul fronte delle imprese. I più esposti, sul piano delle contestazioni, sono i due imprenditori. L'inchiesta prende le mosse dagli accertamenti sulle attività di pulizia di tombini e canali previste da un appalto da 700mila euro che stato assegnato, nel 2018, a seguito di una gara, a una società. Dove sta l'inghippo? Che questa società avrebbe subappaltato a un'altra il 67 per cento delle opere previste dal capitolato. Tutto ciò sarebbe avvenuto in violazione delle legge sugli appalti (che non prevede passaggi di mano dei lavori se non previsti dal bando) e comunque senza l'autorizzazione del Comume. Di qui il reato specifico, previsto dalla legge 646 del 1982, a uno degli indagati (legale rappresentante della prima ditta), al secondo imprenditore (titolare di una ditta di escavazioni) e al funzionario comunale responsabile unico del procedimento. A quest'ultimo è contestata anche l'aggravante di «aver commesso il fatto con violazione dei doveri inerenti l'attività di funzionario del Dipartimento lavori pubblici del Comune». Lo stesso è chiamato a rispondere di falso ideologico per gli atti, risalenti al luglio del 2019, connessi all'affidamento diretto (virtuale) alla ditta di escavazioni di lavori in «somma urgenza» di bonifica di un canale nella zona degli Stagnoni quando gli stessi, in effetti, erano stati eseguiti nel 2017 da un'azienda incaricata dalla stessa ditta di escavazioni, che aveva saldato alla prima una fattura di circa 30mila euro. In pratica per permettere il recupero delle risorse liquidate in passato, in Comune sarebbero state fatte carte false, facendo risultare che la stessa avesse ottenuto l'incarico di somma urgenza. C'è qualcos'altro oltre alle violazioni contestate? Di certo, non è discussione l'operato della ditta, estranea agli addebiti mossi dal procuratore Patrono e che realmente effettuò i lavori di bonifica, ma, come detto, il ruolo giocato dal funzionario comunale (responsabile unico del procedimento) che indusse il dirigente a firmare la determina falsa dell'affidamento diretto alla ditta di escavazioni, il cui titolare è indagato in concorso. In pista per la difesa quattro avvocati: Andrea Giorgi, Andrea Corradino, Sergio Busoni e Virginio Angelini.