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21/10/2020

Quattro aspiranti sindaci per cambiare rotta all’isola

La Nuova Sardegna - di Serena Lullia

La nuova amministrazione dovrà sbloccare incompiute e risolvere emergenze In campo Rosanna Giudice, Annalisa Gulino, Fabio Lai e Giovanni Manconi LE ELEZIONI COMUNALI»LA MADDALENA
di Serena LulliawINVIATA ALLA MADDALENASulla carta è l'isola del tesoro. Un forziere di bellezze naturali e storiche senza paragoni che avrebbe dovuto garantire la rendita a vita alla comunità isolana. I Caraibi del Mediterraneo, a cui la storia ha legato i nomi di Garibaldi, Nelson, Millelire. La Maddalena ha il curriculum perfetto per essere imprenditrice di sé stessa. Si limita invece a vivere da stagionale, facendo abbuffate di vacanzieri per due mesi senza aver deciso ancora che tipo di turista vuole. Ad accontentarsi di un piccolo porto mentre i comuni dirimpettai potenziano le loro marine da cui partono le barche dirette verso l'arcipelago. Un eterno presente, lo stesso da 20 anni. Terra di conquista da sempre, la classe politica regionale e nazionale di turno si ricorda con puntualità della Maddalena a ogni campagna elettorale, per poi essere colpita da attacchi di amnesia lunghi anni. In questo territorio ogni decisione per il futuro segue trafile da ministero perché a decidere non è solo il Comune. Ci sono Stato, Regione, Marina militare, Parco, Capitaneria, Genio civile, Forestale, Soprintendenza. Per metterli d'accordo tutti servono tempi da era geologica. Sarà anche per questo che i grandi temi dell'isola sono sempre gli stessi. La portualità che non cresce. Il lungomare che non c'è. E poi le opere ex G8 che fanno la muffa da 11 anni. L'ex arsenale militare trasformato in hotel 5 stelle e mai aperto, con vista su uno specchio di mare mai bonificato dai veleni. L'ex ospedale militare, anche questo pensato come albergo a cui la Regione non ha mai dato una destinazione vincente. I fortini e le batterie militari di Caprera, da ripensare senza snaturarne l'identità storica. L'ex Club Med per cui si aspetta un bando regionale annunciato talmente tante volte che nessuno ci crede più. E poi la sanità, con un ospedale che viene smantellato pezzo dopo pezzo, con reparti e medici compensati da un elicottero. Un quadro con tante incertezze a cui si aggiungono le conseguenze dell'emergenza sanitaria da Covid-19. Un cataclisma per un tessuto economico e sociale già molto fragile. Sono quattro le liste che si candidano a guidare la città verso la svolta. E a gestire un futuro pieno di incognite. Rosanna Giudice, 61 anni, è a capo della lista "La Maddalena domani". Il suo primo mandato da sindaca durò due anni, tradita dalla sua stessa maggioranza. Giudice ci riprova con una lista di area di centro-destra, ma senza essere sponsorizzata dai partiti. «Se avessi voluto stupire con effetti speciali avrei preso un libro di fantascienza di Asimov e avrei sostituito la copertina con "Programma di Rosanna Giudice" - dice -. Noi intendiamo come prima cosa garantire la vivibilità e la serenità ai maddalenini. E restituire identità e dignità alla sua gente. I proclami non riempiono lo stomaco vuoto dei tanti che vivono in condizioni difficili. Loro sono la nostra priorità. Lo stato di eccellenza turistica è fatto di accoglienza, igiene pubblica, decoro urbano. Interventi da fare subito, con costi ridotti. Non c'è nulla da inventare, solo da valorizzare. Non tralasciamo i giovani, che intendiamo coinvolgere nel rilancio economico della città, ma pensiamo anche agli adulti, persone di 60-70 anni troppo spesso indicate come anziani. Sono la nostra storia, le maestranze che hanno creato La Maddalena e ce l'hanno ceduta in perfetto ordine. Vanno inseriti in un discorso turistico che comprende anche l'arte e l'artigianato. E poi c'è il rapporto con la Regione, proprietaria di beni come l'ex ospedale militare. Quella struttura va ceduta al Comune. Intendiamo farla diventare un centro di talassoterapia e riabilitazione. Il rapporto con i tanti enti che insistono sul territorio non può che essere di collaborazione, ma il Comune deve far valere i diritti della sua gente. Io sono un battitore libero e la mia lista non ha padrini politici o sponsor privati». Da assessora all'Urbanistica della giunta uscente di Luca Montella a candidata sindaco di "Progetto Isole". Per Annalisa Gulino, architetto, 47 anni, il cambio di rotta passa dalla pianificazione urbanistica. «È la chiave di volta dell'uso del territorio. È in quella sede che si riescono a dare risposte in termini di portualità, nautica, cantieristica, nuove aree artigianali, edilizia agevolata. Altrimenti sono tutte promesse vane. E poi c'è il discorso della ricettività, fondamentale per parlare di sviluppo turistico. Se non pianifichi dove realizzare le nuove strutture parlare di turismo è un discorso vuoto. Si deve rifunzionalizzare l'esistente, ad esempio abbiamo tante strutture pubbliche a cui si può dare una destinazione d'uso nella ricettività e nei servizi. La pianificazione si muove in una maglia molto stretta, deve tenere conto del Ppr e di norme stringenti. Ma si deve trovare il giusto equilibrio tra consumo del territorio, tutela dei beni ambientali e paesaggistici e rispetto delle esigenze delle comunità locali. Sul patrimonio demaniale il Comune deve farsi parte attiva, ma sono tutti beni regionali. Qualsiasi destinazione la Regione intenda dare deve avere una effettiva ricaduta economica sul territorio e per tutta la comunità locale. Con l'attuale amministrazione abbiamo fatto un lavoro importante sul Puc, creando le basi fondamentali per adottarlo. Un lavoro complesso, che ha tempi lunghi. Lo avremmo potuto adottare prima delle elezioni, con senso di responsabilità non lo abbiamo fatto per coinvolgere in modo diretto le parti interessate. Il Puc è dei cittadini, non di una amministrazione».Fabio Lai, 37 anni, è capolista di "La Maddalena ripartiamo". «Nautica ed ex arsenale rappresentano temi caldi sui quali ci sarà molto da lavorare. Individuare un sito per l'installazione di travel lift, alaggio e varo utili al rimessaggio, riparazione e assistenza agli yacht è fondamentale. Una delle sedi naturali sarebbe l'ex arsenale che così riconvertito garantirebbe lavoro anche per la stagione invernale favorendo la nascita di yacht hub grazie al reperimento di aree per il ricovero a secco. Tale sito potrebbe avere come valida destinazione anche quella di terminal crociere. L'ex ospedale militare è un bene di proprietà regionale, alcuni bandi in passato sono andati deserti. È opportuno perciò capire quale sia la destinazione più appetibile e al contempo utile per il paese. La destinazione alberghiera, che comunque non scartiamo, necessita di interventi complessi. La possibilità di accentrare tutte le scuole superiori creando un convitto e favorendo la nascita di scuole di formazione post diploma per diporto e mercantile è un'altra opzione. Anche la destinazione sanitaria potrebbe essere una strada percorribile. Serve fare sintesi con la Regione. Il waterfront rappresenta una grande opportunità per lo sviluppo della nostra città. Per questo è fondamentale avere un filo conduttore con l'assessorato ai Lavori pubblici che permetta di velocizzare il più possibile l'iter. Sui beni demaniali non esiste un indirizzo univoco. Ovviamente la scelta dipenderà dal sito».Giovanni Manconi, ingegnere di "Non solo tunnel" sintetizza così il suo pensiero. «L'attuale situazione che vive La Maddalena non nasce oggi, ma è il risultato di evidenti manchevolezze, colpe e cose non fatte che si protrae da più di 10 anni. Per noi la realizzazione del tunnel è il pilastro dello sviluppo futuro, ma non è l'unico. Per realizzare il collegamento sottomarino con Palau serviranno due anni, il progetto è pronto, deve solo seguire l'iter di legge. Intanto abbiamo una idea chiara su come creare sviluppo. Senza i giovani non c'è futuro e allora servono le condizioni perché restino alla Maddalena e non lavorino solo i due-tre mesi estivi. Serve una stagione lunga, fatta di eventi sportivi come il recente Triathlon di Cannigione. Ma senza posti letto non si va da nessuna parte. Per realizzarli non servono nuovi metri cubi, la parola chiave è albergo diffuso. Un percorso realizzabile subito perché si basa sull'esistente, capace di ridare valore al centro storico. Da abbinare alla riqualificazione del porto, con il riordino degli ormeggi a partire da quelli dei traghetti e al wi-fi gratuito, uno dei primi servizi di cui dotare il centro. Noi guardiamo agli interventi immediati per l'isola, ma anche al futuro dei prossimi dieci anni. Ed ecco il master plan del verde, uno strumento di pianificazione che non ha mai fatto nessuno in Italia che tocca il verde, le spiagge, le aree degradate. Il Master plan serve per ripristinare quel paesaggio che la natura ci ha regalato e che uomini di poche vedute stanno distruggendo».