scarica l'app
MENU
Chiudi
10/07/2020

Quali servizi offrire e quali ricevere

Logistica

Dossier outsourcing logistico
In mancanza di riferimenti normativi, la terziarizzazione ha fatto emergere la necessità di elaborare strumenti giuridici che tengano conto delle esigenze di operatori e committenza. Nel contratto di logistica è fondamentale definire bene obblighi e responsabilità reciproci
NELLA DEFINIZIONE DI UN CONTRATTO DI LOGISTICA L'INDIVIDUAZIONE DELL'OGGETTO CONCRETO E SPECIFICO DEL RAPPORTO COSTITUISCE L' ELEMENTO FONDAMENTALE PER DETERMINARE IL CONTENUTO DELL'INTERO ACCORDO lare accezione è significativa: l'utilizzo del termine in campo industriale nasce infatti con riferimento alla logistica distributiva e cioè all'attività di gestione del magazzino e delle spedizioni dei prodotti finiti. Il contratto di logistica costituisce quindi un parente prossimo dei contratti di deposito e spedizione o trasporto, pur potendo includere altre prestazioni legate in particolare all'imballaggio delle merci, alla gestione degli ordini, dei resi e alla cura dei flussi documentali", aggiunge Fadda. Ci vuole prova di un fatto Se l'oggetto principale di un contratto di logistica riguarda spedizione, trasporto e deposito il rapporto è assimilabile all'appalto definito dall'art. 1655 come il contratto "col quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e gestione a proprio rischio, il compimento di un'opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro". La giurisprudenza ha chiarito la possibilità di configurare un contratto misto, riferito ai tipi dell'appalto e del deposito, nel caso in cui un determinato bene sia depositato presso un soggetto il quale si impegni a custodirlo con il vincolo di eseguire operazioni di manutenzione: "nel contratto misto di deposito e d'opera (o d'appalto), è sempre applicabile la disciplina della responsabilità contrattuale prevista dall'art. 1218 cod. civ., sicché il debitore per liberarsi da ogni responsabilità deve offrire la prova di un fatto a lui non imputabile che abbia provocato la perdita della cosa" (Cass. 11 giugno 1979, n. 3292 e, più recentemente nello stesso senso, Cass. 13 ottobre 2016, n. 20657). Difficoltà di attribuzione Il contratto di logistica ha pure a oggetto la terziarizzazione da parte dell'impresa di servizi attinenti o connessi allo svolgimento del ciclo produttivo, di conseguenza il suo inquadramento in termini di appalto appare il più idoneo da un punto di vista strutturale. Se peraltro si verifica quale sia l'oggetto dei servizi appaltati (o, quantomeno, di alcuni di essi), il contratto di logistica sarà accostato a quelle figure contrattuali tipizzate dalla legge cui si è fatto cenno in precedenza. "La pluralità di tipi contrattuali cui è possibile fare riferimento, insieme alle molteplici attività che possono essere incluse nel rapporto, comporta difficoltà ad attribuire a un contratto di questo tipo una disciplina suscettibile di soddisfare le esigenze connesse alle sue specifiche particolarità. Questa difficoltà risulta aumentata dalla necessità di applicare a un rapporto così complesso la disciplina specifica del contratto di trasporto, caratterizzato dal fatto di costituire un contratto a favore di terzo (nel senso di cui all'art. 1411 cod. civ.), come confermato dalle disposizioni degli artt. 1685 e 1689 e dal fatto che ogni tipologia di trasporto presenta specifiche caratteristiche differenti, legate anche all'ambiente in cui il trasporto è eseguito e alle caratteristiche dei mezzi per questo impiegati, cosicché ciascun tipo di trasporto è disciplinato in base a regole diverse". La sicurezza stradale La disciplina del trasporto è distinta anche da un massiccio intervento sovranazionale che complica la questione. Quello su gomma è disciplinato nell'ordinamento interno.Ne risulta una limitazione della libertà contrattuale considerato che la qualificazione di un contratto come atipico "non può consentire di sottrarre il rapporto all'applicazione di eventuali norme imperative sia speciali che proprie della disciplina dei contratti tipici che in esso si combinano" (Trib. Genova, 17 luglio 1991, in Giur. comm., 1992, II, 279). E dal momento che né nell'ambito delle disposizioni del Codice Civile né in quello di alcuna legge speciale è possibile individuare la disciplina di quel complesso di attività che riguardano un contratto di distribuzione (o meglio di logistica per usare un'espressione che ha avuto grande successo e che incontra sempre maggiore diffusione), risulta difficile fare riferimento a un tipo contrattuale normativamente disciplinato e le conseguenze che possono derivare dall'applicazione del criterio comunemente accolto in giurisprudenza sui contratti atipici può preludere a gravi inconvenienti e a notevoli difficoltà applicative. Le principali problematiche Come anticipato, nella definizione di un contratto di logistica occorre innanzitutto determinare in dettaglio gli obblighi reciproci delle parti. Ritenere che quelli del committente siano individuate solo con il pagamento del corrispettivo sarebbe riduttivo: la profonda compenetrazione tra l'organizzazione del committente e quella dell'operatore implica infatti necessariamente che tra i due si instauri una proficua collaborazione e un corretto scambio di informazioni in uno spirito di partnership. In questo senso le parti del rapporto, formalmente schierate su posizioni opposte come accade in ogni trattativa, devono necessariamente collaborare avendo come obiettivo la realizzazione di una struttura unitaria. Il richiamo all'art. 1337 cod. civ, in base al quale "le parti, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, devono comportarsi secondo buona fede", può in questo contesto non risultare sufficiente. Correttezza e buona fede Resta fermo che "il principio della correttezza o buona fede" in senso oggettivo costituisce un fondamentale dovere di comportamento del debitore e del creditore, stabilisce il comportamento da tenere nelle trattative durante la fase precontrattuale e nella pendenza della condizione, contribuisce a determinare il contenuto o gli effetti del contratto integrandolo e orienta l'interpretazione del contratto e l'esecuzione del medesimo" (Cass. 9 febbraio 2007, n. 2878). Ancora Fadda: "In considerazione del fatto che nella fase delle trattative il committente dovrà fornire all'operatore di logistica accesso a un numero elevato di informazioni relative alla sua struttura e organizzazione aziendale, al suo ciclo produttivo e ai suoi clienti, è invalsa nella prassi la formalizzazione di un contratto di riservatezza,che precede e accompagna la fase in cui necessariamente l'operatore deve avere accesso a queste informazioni". Limitazioni convenzionali L'aspetto più problematico della definizione di un rapporto per servizi di logistica attiene come abbiamo visto all'individuazione delle rispettive responsabilità e all'introduzione di limitazioni convenzionali. La molteplicità di situazioni che compongono il rapporto e l'eterogeneità delle discipline applicabile alle singole obbligazioni facenti carico alle parti determinano infatti l'impossibilità d'individuare limiti di responsabilità normativamente definiti. Fadda rammenta che: "Con riferimento al contratto di deposito, nel diritto interno non esiste alcuna disposizione che limiti la responsabilità del depositario e trova quindi applicazione la regola generale di cui all'art. 1223 Cod. civ., in materia di inadempimento alle obbligazioni contrattuali". È lui a stabilire che "il risarcimento del danno per l'inadempimento o per il ritardo deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta". Presunzione di colpevolezza INTENDENDO LA LOGISTICA COME GESTIONE DELLE MERCI IL CONTRATTO PUÒ DISCIPLINARE I SERVIZI DI MOVIMENTAZIONE, DEPOSITO, SPEDIZIONE E TRASPORTO NECESSARI ALLA LORO GESTIONE OPPURE SOLO ALCUNE FASI DEL PROCESSO E ancora: "Il relativo accer tamento soggiace alle regole generali in ordine all'onere della prova, cosicché 'in tema di responsabilità contrattuale spetta al danneggiato fornire la prova dell'esistenza del danno e della sua riconducibilità al fatto del debitore. L'art. 1218 cod. civ., che pone una presunzione di colpevolezza dell'inadempimento, infatti, non modifica l'onere della prova che incombe sulla parte che abbia agito per l'accertamento di tale inadempimento, allorché si tratti di accertare l'esistenza del danno" (Cass. 10 ottobre 2007, n. 21140). Si deve peraltro considerare l'orientamento giurisprudenziale in base al quale, qualora la fase di deposito sia accessoria al trasporto, le disposizioni relative a quest'ultimo contratto, ivi comprese quelle che limitano la responsabilità, sono applicabili anche alla fase di deposito.