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14/05/2020

Puglia, il Tar boccia il Psr sono in bilico 460 milioni

La Gazzetta Del Mezzogiorno

A G R I C O LT U R A LA SENTENZA SULLA MISURA 4.1A «ISTRUTTORIE RIFATTE MALE» I giudici amministrativi: dopo il primo stop andava effettuato il ricalcolo di tutte le domande, non solo di quelle ammesse
«Sbagliate le graduatorie». Ma la Regione: finanziamenti garantiti
MASSIMILIANO SCAGLIARINI l BARI. Quando ha ricalcolato il parametro sulla performance economica degli investimenti, la Regione avrebbe dovuto farlo per tutte le domande e non solo per quelle che si erano classificate in posizione utile. Per questo motivo il Tar di Bari ha annullato la graduatoria della misura 4.1a del Programma di sviluppo rurale della Puglia, aprendo una enorme falla nella gestione dei fondi agricoli: dal momento che quello stesso indice è al centro anche dei contenziosi che riguardano le misure 6.1 (giovani agricoltori) e 6.4 (agriturismi), il risultato è lo stop forse definitivo all'erogazione di quasi 500 degli 1,6 miliardi di fondi del Psr 2014-2020. Non è un fulmine a ciel sereno. Perché dopo che lo stesso Tar aveva ordinato il ricalcolo per la 4.1a (investimenti per migliorare la redditività delle aziende agricole), il Consiglio di Stato aveva già sospeso la nuova graduatoria. Un pasticcio di cui, va detto, l'unica responsabile è la Regione: proprio in previsione di un esito che agli addetti ai lavori appariva scontato, l'ex assessore all'Agricoltura Leo Di Gioia aveva predisposto un nuovo bando per la 4.1a che il governatore Michele Emiliano ha poi revocato una settimana dopo le dimissioni di Di Gioia. Il nuovo bando (senza il parametro contestato) oggi avrebbe infatti consentito di pagare, mentre adesso non solo si blocca tutto ma chi ha ricevuto anticipi - e su quelli ha fatto investimenti, firmando contratti di finanziamento - sarà chiamato a restituirli. L'indice contestato (Ipe, indice di performance economica) era stato introdotto a fin di bene per valutare la bontà degli investimenti. Ma il 73% delle domande presentate - è poi emerso - lo avevano calcolato basandosi su «dichiarazioni non veritiere» (lo scrive il Tar), «con conseguente alterazione dei risultati della selezione». Ecco perché, scrivono i giudici (Terza sezione, presidente Ciliberti, estensore Serlenga) dopo l'accoglimento della sospensiva la Regione avrebbe dovuto ricalcolare l'Ipe per tutte le 2mila domande e non solo per i 625 ammessi, perché così facendo «ha verosimilmente alterato l'esito della selezione», «ferma restando la possibilità del ripescaggio limitata alle aziende ricorrenti in questo giudizio e nei giudizi similari». Quest'ultimo passaggio è importante: dopo la pubblicazione della graduatoria, la Regione rischiava al più di dover riammettere le 12 aziende che hanno fatto ricorso. Ma non ha ripetututo l'istruttoria intera, come avrebbe dovuto, perché sperava di concludere tutto entro il 2019 (non lo ha fatto). Questa storia a dicembre 2018 costò il posto di Autorità di gestione del programma al professor Gianluca Nardone, padre del parametro Ipe. A novembre scorso anche il suo successore, Luca Limongelli, ha saggiamente deciso di andare in pensione. Ora la nuova responsabile è Rosa Fiore, che pagherà colpe non sue. Nel mezzo, appunto, le dimissioni di Di Gioia: a seguito della denuncia fatta dall'ex assessore in Consiglio regionale la Procura di Bari ha poi aperto una indagine con l'ipotesi di abuso d'ufficio per le modifiche fatte in corsa al Programma. La conseguenza della sentenza è che la Regione dovrà ripetere l'istruttoria della 4.1a e riapprovare le graduatorie. E dovrà fare la stessa cosa anche per le altre due sottomisure dove si era comportata allo stesso modo: significa riesaminare oltre 6mila domande tenendo ferme le risorse. Nardone e Fiore hanno replicato spiegando che sono già al lavoro e che stanno valutando il ricorso al Consiglio di Stato: «La sentenza - garantiscono - non avrà conseguenze per coloro a cui sono stati già concessi i finanziamenti. L'Autorità di gestione del Psr sta già provvedendo ad una riorganizzazione delle risorse umane disponibili per poter far fronte a questo ulteriore impegno con la massima celerità». Confermare i finanziamenti a chi oggi potrebbe trovarsi in graduatoria per errore significa che la Regione dovrà farsene carico con il proprio bilancio.

Foto: 1,6 MILIARDI Il valore del Programma di sviluppo rurale della Puglia