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13/06/2019

Provvedimento inadeguato e offesa allo stato di diritto

Il Sole 24 Ore - Giorgio Santilli

Con la conversione in legge del decreto sblocca cantieri, che si completerà oggi, è possibile un primo bilancio del provvedimento che doveva rilanciare il settore delle infrastrutture in Italia.

Emblematicamente non si può non partire dalla norma-scudo per il funzionario che firma la revoca delle concessioni autostradali: oltre a essere un'offesa allo Stato di diritto dà l'immagine di quello che il Dl voleva essere e non è stato.

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La promessa era, infatti, che si sarebbero affrontati i problemi che oggi paralizzano la firma dei funzionari pubblici: in particolare, limitando il danno erariale e l'abuso di ufficio.

Il primo è stato mirato alla sola revoca delle concessioni che si vogliono colpire - e qui è l'offesa al diritto - del secondo non si è neanche parlato, se non in qualche esternazione leghista. Risultato: lo sciopero della firma continuerà come prima.

Pericolosa anche la norma che crea la Infrastrutture spa, società in house del ministero delle Infrastrutture. Se non si riesce a sbloccare le opere, ci penserà una società pubblica guidata indirettamente dal ministro? Una ingerenza nel mercato degna dei Soviet, un'illusione ottica sugli strumenti per far funzionare i lavori pubblici.

Veniamo alle cose più rilevanti. La riforma del codice appalti apre una stagione di revisione profonda delle norme che non si completerà in tempi rapidi. Servirà un nuovo regolamento generale. Serviranno mesi per stabilizzare il quadro. Del piano dei commissari che dovranno far ripartire i cantieri fermi o accelerare quelli che viaggiano al rallentatore, non c'è ancora traccia. Ma il Dl prevede diciotto decreti attuativi che dovranno essere emanati da Palazzo Chigi e dal ministero delle Infrastrutture. Va a finire che bisognerà sbloccare lo sblocca cantieri.

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