scarica l'app
MENU
Chiudi
28/05/2020

Provenzano: «Legalità unica via La crisi acuisce le disuguaglianze»

La Provincia Pavese - Francesca Schianchi

Il ministro per il Sud: «Le misure assistenziali non bastano, bisogna creare lavoro buono Serve una maggiore progressività fiscale. Abbiamo stanziato i fondi di cinque manovre»
l'intervistaFrancesca Schianchi«Siamo entrati nella pandemia come il Paese più disuguale d'Europa, c'è il rischio che la crisi allarghi i divari. Noi dobbiamo ridurli». Passato il picco dell'emergenza sanitaria, per il governo si apre la fase complicata della cura del Paese per evitare un tracollo economico e rischi di tensioni sociali. «Ce la faremo non solo tamponando la crisi con provvedimenti di natura sociale e difensiva, ma creando lavoro buono», predica il ministro del Sud e della coesione territoriale, Giuseppe Provenzano.Gli aiuti economici stentano però ad arrivare.«Abbiamo mobilitato risorse come si fa di solito in 4 o 5 esercizi finanziari. Abbiamo allargato uno strumento di salvaguardia come la Cig, garantito prestiti alle imprese, introdotto il reddito di emergenza. Le norme si possono sempre scrivere meglio, ma sui prestiti garantiti vedo diversità di trattamento, e dunque l'esigenza di un richiamo alla responsabilità del sistema bancario».I ritardi in alcune zone possono essere fatali, là dove la criminalità aspetta solo di sostituirsi allo Stato, non crede?«Siamo consapevoli di questo rischio: non a caso abbiamo distribuito 400 milioni di aiuti alimentari attraverso i Comuni, per evitare di lasciare spazi alle mafie. Ma accanto ai rischi vedo un'opportunità di cui si discute poco».Quale?«La crisi ha dato l'occasione di dare un colpo alle mafie, di far emergere l'economia sommersa, di promuovere legalità e civismo. Col decreto rilancio abbiamo assegnato 120 milioni al Terzo settore del Sud, perché ci aiuti a favorire uno sviluppo trasparente. Con la ministra Lamorgese stiamo lavorando per rafforzare strumenti anti-usura. Una battaglia fondamentale sarà quella della semplificazione, per coniugare snellimento delle procedure e controllo di legalità».È favorevole al superamento del codice degli appalti?«Se "modello Genova" significa un invito a essere veloci ed efficienti come è successo con la ricostruzione del Morandi, va bene, ma se si tratta di un commissariamento generalizzato di tutte le opere pubbliche mi sembra una scorciatoia irrealizzabile che non affronta il nodo di questi anni. Da un lato si producono sempre più carte, dall'altro ci sono sempre meno persone e competenze a farle girare. Il rilancio del Paese passa anche da una nuova generazione qualificata nella macchina pubblica».Serviranno ancora molte risorse. Sarebbe favorevole a un contributo di solidarietà sui redditi più alti?«Abbiamo bisogno di una riforma che recuperi più progressività fiscale. Bisogna proseguire nella riduzione del carico sui redditi medio-bassi. Vanno ridotte le tasse sul lavoro e scoraggiate le rendite improduttive».Non mi ha risposto sul contributo di solidarietà.«Chi ha di più deve pagare di più, lo dice la Costituzione non il socialismo. Questo principio deve guidare la riforma: le soluzioni possono essere diverse, la discussione però la faccio prima nel governo e nella maggioranza».Sono aperte drammatiche crisi aziendali: la multinazionale Jabil tira dritto sui licenziamenti.«Conosco quei lavoratori, ci sono stato con Zingaretti e ribadisco: quei licenziamenti sono illegittimi. Ma c'è un tema più generale che tocca il Sud e il Paese: con la crisi rischiano di moltiplicarsi i tavoli di crisi, per risolverli serve un patto tra pubblico e privato. Superando le discussioni ideologiche su intervento pubblico e multinazionali».Si riferisce alla polemica sul prestito chiesto da Fca?«Non solo. Bisogna dirsi serenamente che lo Stato deve sostenere le grandi imprese che investono in Italia, ma in cambio deve avere garanzie su lavoro e innovazione e fare rispettare i patti, come non sempre è avvenuto in passato».C'è anche l'ipotesi di un intervento diretto dello Stato, come ha annunciato il ministro Gualtieri per la ex Ilva.«Si tratterebbe di fare entrare lo Stato in un investimento strategico: il più grande stabilimento di acciaio verde in Europa».Vi accusano di eccesso di statalismo.«In tutte le economie avanzate lo Stato investe anche direttamente in asset strategici: solo qualche liberista italiano non se n'è ancora accorto. Basterebbe leggere più il Financial Times e meno le battute su Twitter».Ministro, il governo ha davanti un vasto programma. Il problema è che litigate su tutto...«Con il ritorno a una certa normalità sembra tornare quella rissosità politica di cui si poteva fare a meno. Quando la politica si occupa di se stessa, porta alla sfiducia dei cittadini nelle istituzioni».Ieri su questa pagine Alessandra Ghisleri ha raccontato come sia in calo la fiducia nel governo. La preoccupa?«Certo. Quando torna il gioco della distinzione interna continua, le persone pensano che ti occupi più del tuo partito che di loro. E non cresce neppure il tuo partito».È servito un vertice per dirimere la questione degli assistenti civici...«Si occuperanno solo di aiutare i comuni nelle prestazioni sociali. Di tutto abbiamo bisogno meno che di uno Stato di polizia».Vi siete chiariti con le Regioni o la tensione soprattutto con quelle del Nord resta alta?«La pandemia ha rivelato l'inadeguatezza dell'architettura complessiva e di una riforma sbagliata come quella del Titolo V. Non è il momento di ridiscutere le competenze istituzionali, ma ritengo essenziale rafforzare i presidi centrali di coordinamento».La Giunta del Senato ha votato ieri contro il processo a Salvini. Lei avrebbe votato a favore?«Avrei votato come il Pd, in coerenza con i casi analoghi precedenti».Non dovevate cambiare i suoi decreti sicurezza?«La regolarizzazione è stato un primo atto di discontinuità. Sull'immigrazione avevamo iniziato la discussione di maggioranza, va ripresa». --© RIPRODUZIONE RISERVATA