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08/04/2021

Protestano i lavoratori la Sir ritira i licenziamenti

La Gazzetta Del Mezzogiorno

DECARBONIZZAZIONE I sindacati fanno appello ad Istituzioni, Enel e Governo di avere responsabilità sociale per evitare terribili conseguenze I NODI DELLO SVILUPPO Degli 83 unità iniziali, su 38 esuberi, 16 dipendenti dell'impresa hanno rifiutato una differente collocazione
Cerano e Costa Morena, picchetti delle maestranze delle ditte appaltatrici di Enel. Decisione dopo il tavolo in prefettura
ANTONIO PORTOLANO l Il ritiro dei 16 licenziamenti da parte della Sir è arrivato in serata dopo il tavolo convocato dal prefetto al termine di una giornata convulsa. La fase di decarbonizzazione entra nel vivo, con tutte le sue contraddizioni e imperfezioni che iniziano a scaricarsi sul fronte dell'occupazione e dell'economia già provata del Brindisino che rischiano di sfociare in una rivolta sociale. Un primo «assaggio» è arrivato ieri, con la protesta dei lavoratori dell'im presa Sir a cui si sono unite - per solidarietà - le maestranze delle altre imprese (una adesione al 100% dicono i sindacati). Il picchetto dei lavoratori più consistente era schierato a Cerano a partire dalle 6 del mattino, il secondo invece si è piazzato a Costa Morena. In questi anni i lavoratori impegnati per le attività di movimentazione del carbone sono stati oltre 80 e la SIR - la società aggiudicatrice della gara di appalto di Logistica Carbone a Brindisi -, dopo l'ultima gara vinta, ha quantificato gli esuberi in 38 unità per le quali ha avanzato una proposta di ricollocazione ad altre attività. Sono 16 i lavoratori di questa platea che hanno rifiutato a diverso titolo la proposta di ricollocazione. Venerdì mattina la SIR ha inviato una lettera che avvia la procedura di licenziamento collettivo nei confronti di 16 persone (sul totale di 38 da ricollocare in appalti esterni). Queste 16 persone non avrebbero accettato la proposta fatta dalla stessa Sir, a suo dire, in linea con le condizioni che Enel aveva indicato nell'iter di gara per la salvaguardia dei posti di lavoro. A quanto pare la società elettrica sta verificando che le proposte fatte ai lavoratori rispettino quanto contrattualmente previsto. E ieri la protesta è esplosa accomunando tutti i lavoratori delle ditte appaltatrici. Il presidio «rappresenta - dicono in una nota congiunta i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil rispettivamente Antonio Macchia , Francesco Solazzo e Antonio Licchello - la punta dell'iceberg di un avvenimento che, in realtà, esprime complessivamente la crisi di un sistema "malato" di appalti che sta mettendo in discussione la tenuta occupazionale, con il rischio che le conseguenze siano durissime per il nostro territorio. È bene precisare che altre commesse stanno arrivando al termine. Come è noto, al previsto cambio del contratto di appalto, la ditta SIR ha dichiarato 38 lavoratori in esubero, su 83 unità impiegati eludendo la prevista clausola sociale poiché le Parti Sociali non hanno accettato le modifiche contrattuali proposte, che falcidiavano i salari dei Lavoratori destinati ad una ricollocazione in altri segmenti operativi». I sindacati hanno calcolato che l'abbattimento dei salari si aggira attorno alle 800 euro lorde, un colpo notevole per i lavoratori. «Si tratta - proseguono - di un atto illegittimo ed intollerabile. Il cambio d'appalto, in presenza di una clausola sociale, non può in nessuna forma configurare il licenziamento dei lavoratori, che debbono passare alle dipendenze del soggetto subentrante come previsto dalla normativa, così come è inaccettabile che venga applicato un differente contratto collettivo che incide pesantemente sulla retribuzione dei lavoratori che acuisce il processo di impoverimento, reale e percepito, accanto al dato negativo dell'occupazione, presente nel nostro territorio». Un monito sui rischi della tenuta sociale sui riflessi della decarbonizzazione lo aveva lanciato lo scorso febbraio il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico Meridionale, Ugo Patroni Griffi , dopo l'istituzione della zona franca doganale presso il sito di Capobianco: «Dobbiamo trasformare la transizione energetica, già in atto a Brindisi, da annunciato mattatoio sociale, con l'inevitabile perdita di centinaia di posti di lavoro - dichiarò Griffi - ad opportunità di sviluppo e di rilancio per tutta l'economia locale». L'auspicio - già ai tempi del Governo di Giuseppe Conte era legato al fatto di aprire un tavolo per Brindisi dando corso al masterplan in mano all'allora vice ministro Alessan dra Todde da mettere in esecuzione per superare la situazione prima dell'esplosione di conflitti sociali difficili da governare. E proprio su questo aspetto punta il dito anche il segretario Antonio Macchia: «Siamo stati antesignani nel prevedere quanto sta accadendo. La decarbonizzazione è ineludibile, ma serve una "road map" anche nel sistema degli appalti che porti al migliore degli esiti possibili, in termini di occupazione, sostenibilità e ritorno economico per il territorio. Le istituzioni hanno l'obbligo di non lasciare dietro nessuno, per evitare che siano i lavoratori a pagare i costi della transizione, devono gestire la situazione. Anche il Governo ed Enel devono assumersi una responsabilità sociale. Non sappiamo ancora il piano di investimenti mancano i provvedimenti che rappresentano cosa si vuole fare, manca l'idea di sviluppo del sud e del nostro territorio in particolare. Abbiamo gli indicatori di riferimento che parlano di una crisi sociale economica che sta per implodere. Questa fase deve essere una occasione di sviluppo non una Caporetto». IL PICCHETTO Sindacalisti e lavoratori CERANO La protesta delle maestranze delle ditte appaltatrici COSTA MORENA Un presidio di lavoratori all'ingresso del porto