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09/01/2019

«Proseguiranno i lavori per il tunnel del Brennero Ma fermeremo le trivelle»

Corriere della Sera - Fabio Savelli

L'intervista danilo toninelli
Il ministro alle Infrastrutture: la Tav? Costa 11 miliardi, vedremo
Milano «Non deciderò in base alle mie considerazioni politiche, ma il progetto della Tav Torino-Lione si basa su stime di traffico merci sbagliate dell'80% rispetto alle previsioni attuali. Il costo dell'opera è di 11 miliardi e non è ancora partito alcun lavoro perché siamo nella fase delle indagini». Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli ha partecipato ieri alla diretta con gli utenti di Dataroom , il format ideato da Milena Gabanelli per il Corriere della Sera .

Ministro il costo della Tav risulta inferiore: 9,6 miliardi per il tunnel di base, di cui il 35% in carico all'Italia per una spesa di 4,8 miliardi aggiungendo gli oneri per il tracciato fino a Torino.


«È un'opera da oltre 20 miliardi considerando i costi per la Francia. L'Unione europea solo a parole ha detto di volerla finanziare fino al 50%. A breve sarà pronta l'analisi costi-benefici sul tracciato da parte di tecnici indipendenti: se converrà farlo lo faremo».


Non crede che l'attesa produca un costo per il Paese: bloccare per sei mesi il Terzo Valico ha avuto senso?


«Non c'è mai stato alcun pregiudizio ideologico. C'è stato solo uno slittamento. Le maestranze hanno sempre continuato a lavorare. E non si può attribuire al governo le difficoltà finanziarie delle aziende del consorzio, come Condotte».


Sul tunnel del Brennero conviene fermarsi come ha detto il suo collega, il ministro Riccardo Fraccaro?


«Non si può chiudere il tunnel del Brennero, le opere sono già partite. Ma se ci fosse stato il Movimento 5 Stelle qualche anno fa avremmo fatto tutt'altro rispetto ad un'opera che costa 8,4 miliardi, di cui la metà in carico ai contribuenti italiani».


Il disagio dei cittadini è legato a cantieri infiniti che si prolungano per le mille autorizzazioni necessarie: come interverrete sui costi occulti della burocrazia?


«Maggiore è l'opacità normativa maggiori sono i rischi di infiltrazioni malavitose. Nel decreto Semplificazioni abbiamo inserito la legge delega per la riscrittura del codice degli appalti. Il paradosso è che in molti casi i soldi ci sono ma non vengono utilizzati. Sul sito del mio ministero abbiamo fatto una consultazione pubblica per capire dove intervenire. Semplificheremo il codice e lo renderemo certo. Faremo una struttura di supporto per lo sblocco dei cantieri intervenendo in favore degli enti locali che non hanno le competenze giuste per i progetti».


Si è detto favorevole all'uscita di Anas, la maggiore stazione appaltante pubblica, da Ferrovie dello Stato. Così si troverebbe priva di autonomia finanziaria.


«Non mi pare che finora Anas abbia lavorato bene. È il simbolo di un modo fallimentare di fare politica nel nostro Paese. Ora abbiamo un nuovo consiglio di amministrazione e nuovi vertici per ribaltare come un calzino Anas. È un passaggio dovuto la fuoriuscita da Ferrovie dello Stato per renderla efficiente».


Ha un fondo rischi da contenzioso da oltre 9 miliardi per le richieste di risarcimento da parte delle imprese. Solo Cmc, in concordato, è in causa per 1,6 miliardi.


«Non sono preoccupato perché solo il 10% delle richieste viene effettivamente erogato come risarcimento».


Sulle trivelle nello Ionio siete stati però presi in contropiede.


«Quelle autorizzazioni non le daremo. Significherebbe tornare al Medioevo».


Crede che un costruttore estero possa essere interessato ad investire in Italia se ogni governo blocca opere già in programma?


«Ho una responsabilità enorme nei confronti dei cittadini. Dal mio ministero passa il 40% degli investimenti pubblici. Non butterò più un euro del signor Mario e della signora Maria».


Si sente all'altezza?


«Non avrei accettato se non lo sentissi. Poi ciò che conta è la squadra».


© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il ruolo

Non avrei accettato l'incarico se non mi sentissi all'altezza
Ma conta la squadra

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L'Ente per le strade

Anas non ha lavorato bene. Ora abbiamo nuovi vertici per ribaltarla come un calzino

Chi è

Danilo Toninelli,
42 anni, esponente
del Movimento
Cinque Stelle,
è ministro
delle Infrastrutture e dei Trasporti dal primo giugno scorso

Eletto alla Camera dei deputati per la prima volta nel 2013, il 4 marzo scorso
è stato eletto
al Senato e dal 27 marzo fino alla nomina a ministro è stato capogruppo
dei Cinque Stelle a Palazzo Madama

Nei primi sei mesi di governo è finito più volte al centro delle polemiche per prese di posizione o gaffe sulle grandi infrastrutture

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