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12/09/2018

Prosciolto il comandante del Corpo Forestale

Unione Sarda - Valeria Pinna

Seneghe Per Antonio Casula reati prescritti dopo dieci anni di rinvii
A chiudere la vicenda giudiziaria per l'appalto della videosorveglianza del Comune di Seneghe ci ha pensato il tempo. Reati prescritti, prosciolti i tre imputati tra cui l'attuale comandante del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, Antonio Casula, e gli imprenditori nuoresi Giovanni Angelo Delogu e Simone Dessena. I tre erano accusati di turbativa d'asta e frode in pubblica fornitura per l'appalto dell'impianto delle telecamere. Dopo dieci anni di rinvii e udienze, ieri mattina in Tribunale c'è stato l'ultimo atto di una vicenda che risale al periodo compreso tra il 2008 e il 2009, quando Casula era commissario straordinario del Comune di Seneghe. L'INCHIESTA Era partita casualmente durante alcuni accertamenti su un altro caso: i carabinieri chiesero di poter visionare i filmati delle telecamere per far luce sull'incendio di un'auto. Ma a quel punto ci fu il colpo di scena perché i filmati non c'erano. L'impianto di videosorveglianza non era mai entrato in funzione. Da qui l'apertura di un altro fascicolo per capire cosa ci fosse dietro questa anomala situazione. Secondo l'accusa durante la procedura di gara e l'assegnazione dell'appalto ci furono diverse irregolarità. Antonio Casula (assistito da Gianfranco Siuni) avrebbe gonfiato l'importo dell'appalto, che da una cifra di poco superiore ai 10mila euro sarebbe lievitato a circa 48mila mentre i due imprenditori in accordo tra loro avrebbero in qualche modo pilotato l'esito della gara che poi fu aggiudicata all'istituto di vigilanza Over security rappresentata da Delogu (difeso da Giuseppe Sanna); l'imprenditore Simone Dessena, assistito da Dario Masala, avrebbe invece partecipato per un'altra ditta presentando un'offerta irregolare, con documentazione. I difensori hanno sempre respinto le accuse durante il dibattimento di un interminabile processo. IN TRIBUNALE Ieri davanti al giudice Francesco Mameli è stato il pm Armando Mammone a far rilevare che i reati sono prescritti. Nessuno degli imputati ha rinunciato alla prescrizione per avere il pronunciamento nel merito, quindi processo chiuso. Nell'inchiesta inizialmente era stato coinvolto anche il tecnico comunale Antonio Cadoni che però era uscito di scena subito perché nell'udienza preliminare del 2012 aveva scelto di patteggiare una pena di otto mesi. Valeria Pinna