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11/04/2020

Pronti agli Stati Generali di Reggio Ma il vecchio modello deve cambiare

Gazzetta di Reggio - IVANO BOSCO

Il segretario della Cgil interviene: «È nostro interesse che le aziende funzionino, e che lavoro e salute siano garantiti»
Il segretario della Camera del Lavoro risponde all'appello del vescovo per la ricostruzione che la Gazzetta ha pubblicato domenica. IVANO BOSCODifficile non essere d'accordo sull'appello lanciato da monsignor Massimo Camisasca rispetto ad uno sforzo comune, di tutte le realtà che hanno a cuore la rinascita, passata questa tremenda fase, della nostra provincia e dell'Italia in generale. Verrebbe da ripetere e condividere le parole del Papa: "Nessuno si salva da solo". Mai come ora così piene di significato.Giusto quindi pensare al futuro, lo abbiamo peraltro anticipato in un un'intervento di alcuni giorni fa sulla Gazzetta. Giuste le aspirazioni di unire le forze sperando che le affermazioni si traducano in azioni concrete.rilevare le criticitàNon possiamo però pensare al futuro se non rileviamo alcune criticità nel modo in cui siamo precipitati in questa crisi, su come oggi ci si sta muovendo, su alcune parole d'ordine che vengono lanciate, quasi come slogan, e che rischiano di nascondere intenzioni che rispetto ad un'azione comune vanno invece in direzione contraria.In questa crisi non ci siamo entrati e non la stiamo vivendo tutti allo stesso modo.DIFFERENZE E DISEGUAGLIANZELa stessa condizione di vita (il cosiddetto distanziamento sociale) che riguarda tutti fa emergere differenze e diseguaglianze consolidate nella nostra società che ora sono ancora più rilevanti.Non è la stessa cosa infatti rimanere reclusi in una casa di pochi metri quadrati, con una famiglia numerosa, facendo convivere anziani e bambini o avere abitazioni con agevoli confort e spazi a disposizione.Non tutte le famiglie sono state in grado di dotare i propri figli di computer o tablet per permettere le lezioni a distanza, per cui le già esistenti differenze di opportunità legate alla possibilità di studio si accentueranno.L'esplosione della pandemia non ci ha trovato tutti nella stessa condizione di salute: la crisi degli ultimi anni, la mancanza di un reddito o l'insufficienza dello stesso (il cosiddetto "lavoro povero") ha fatto sì che molte persone rinunciassero a curarsi e si trovassero, in questa fase, più vulnerabili. Gli esempi potrebbero essere molti, ma tutti riporterebbero a quel concetto di aumento delle diseguaglianze che come Cgil abbiamo più volte, inascoltati, denunciato in questi anni.Si parla molto in questi giorni della cosiddetta "Fase 2". Siamo ancora nel pieno della "Fase 1" ed abbiamo potuto verificare, e denunciare, che anche su questo non ci si è comportati tutti allo stesso modo.Dopo la paura dei primi giorni, i decreti che hanno ridotto la produzione alle attività essenziali, si è assistito ad una pioggia di autocertificazioni (con un apprezzabile sforzo di fantasia che dipinge come essenziale tutto ciò che la propria azienda produce!),di autorizzazioni che poco hanno a che vedere con la salute e sicurezza collettiva. Fermo restando che è interesse del sindacato che le aziende funzionino (nel rispetto dei protocolli di sicurezza che la maggior parte delle aziende ha rispettato), che produzione vuol dire posti di lavoro, che il nostro obiettivo è il lavoro e non l'assistenzialismo, ci pare di poter dire che ancora una volta stia prevalendo in alcuni la logica dell'economia e del profitto a discapito del bene comune.deroghe contraddittorieAnche da parte di qualche istituzione si è assistito a deroghe per attività lavorative non certo essenziali e a lodi verso la lungimiranza delle aziende che riprendevano l'attività, contro il parere di sindacato e lavoratori che erano quanto meno in contraddizione con dichiarazioni ed ordinanze.Se non posso (giustamente) allontanarmi più di 200 metri da casa, non posso far prendere "l'ora d'aria" ai bambini, perché, ad esempio, le ceramiche possono smaltire quanto prodotto (dove sta l'essenzialità?), mettendo in circolazione decine di mezzi e persone? Se per strada si rischia il contagio, non è così anche in certe lavorazioni (non essenziali)?Non ci pare che le spinte lobbistiche, arrivate però a buon fine, siano i presupposti positivi per un prossimo agire comune.Ma, si diceva, dobbiamo guardare al futuro.Riusciremo a farlo con una mentalità nuova, imparando dagli errori commessi, dalle distorsioni che uno sviluppo sconsiderato ha creato? In caso contrario rimarranno belle dichiarazioni senza seguito.Lo Stato ha messo a disposizione ingenti somme di denaro (mai viste prima) probabilmente ancora insufficienti. Son state prese misure per ammortizzare la perdita di reddito dei lavoratori, altre per garantire liquidità alle aziende.L'impegno minimoPer ripartire assieme si è in grado di definire che le aziende che usufruiranno dei finanziamenti si impegnano a non licenziare e a non delocalizzare la produzione?Ci parrebbe un impegno minimo dopo aver preso contributi pubblici, se veramente si pensa che serva il contributo di tutti.Un mondo che si è dimostrato tanto fragile, che sta mettendo in mostra quanto il lavoro sia indispensabile per rialzare la testa intende valorizzarlo o si pensa di continuare a considerarlo una variabile rispetto ai profitti? I bassi salari, la precarizzazione, le finte partite IVA, i part time involontari hanno fatto crescere generazioni senza speranza, dignità e diritti. Progettare un futuro comune significa anche far sentire a questi milioni di persone che possono essere parte attiva della società.Vuol dire garantire loro uguali diritti (malattia, retribuzione, ferie, maternità). Come si può costruire un futuro comune con generazioni che si sentono escluse?Facendosi scudo dell'emergenza si sta riproponendo l'utilizzo dei voucher: è questa la modernità? Verrebbe da dire: ci risiamo, altro che sforzo comune! allentamento della burocraziaSi continua, da più parti per la verità, a reclamare un allentamento della burocrazia. Indubbio che il nostro paese sia spesso rallentato da un groviglio di norme e di leggi che rallentano l'iniziativa invece che agevolarla. Ne va dello stesso funzionamento dei servizi, degli enti locali, della possibilità di produrre. Ma burocrazia, se usata virtuosamente, è anche sinonimo di rispetto delle regole. Ci pare troppo spesso di intravedere dietro questa generica richiesta un tentativo di avere mano libera e di cancellare, ad esempio norme come il codice degli appalti.Questo significa semplicemente meno diritti e garanzie per i lavoratori, meno certezze sulle loro condizioni. Vuol dire che le infiltrazioni malavitose avranno più facilità di inserirsi laddove intravedono possibilità di lucrare e quindi condizionare il territorio. Non è una semplice ipotesi, tanto che qualche governatore di Regione si è già portato avanti dichiarando che sarebbe utile sospendere la certificazione antimafia.E questo, del contrasto alle infiltrazioni mafiose, è un altro terreno dove lo sforzo deve essere comune, soprattutto oggi, per mantenere la legalità e per evitare che cittadini e imprese finiscano in un vortice che condiziona anche le parti sane della società. Ancora: tutti abbiamo lodato e ringraziato lo sforzo degli operatori sanitari. Il servizio pubblico è stato dimostrazione di efficienza e democrazia. In Italia, a differenza di altre nazioni, tutti hanno diritto a curarsi ed il sistema lo garantisce.i conti con i tagliTroppo tardi abbiamo però fatto i conti dei tagli che ha subìto in questi anni, tagli che hanno inciso sulla sua modernizzazione ed efficienza, sulla qualità di vita, sul diritto e retribuzione di chi vi opera.La mancanza di risorse ha, tra le altre, un'evidente motivazione: la sproporzionata evasione fiscale nel nostro Paese. Non ci sono più aggettivi per definirla, forse rende bene in questo caso l'affermazione che "chi evade compie un gesto criminale". Ha impedito di salvare vite!Ognuno su questo deve fare la sua parte, a partire da chi le imposte le paga regolarmente e vede la sua attività messa in discussione dai disonesti.pronti agli stati generali, ma...La Cgil ha risposto positivamente, in autunno, alla proposta del sindaco Vecchi di una sorta di Stati Generali per monitorare l'economia del territorio e progettare il futuro. Era un altro mondo. A maggior ragione non ci tiriamo indietro ora, avendo come priorità la salute dei cittadini ed i diritti del lavoro.Non intendiamo mettere pregiudiziali o paletti, ma o si parte riconoscendo che il virus ha fatto emergere un modello sbagliato e si danno risposte ad alcune considerazioni fatte tentando quindi di correggere le distorsioni o il rischio è che si facciano dichiarazioni importanti vanificate poi dai comportamenti. Il mondo del lavoro, se coinvolto, saprà essere come sempre soggetto di cambiamento, ma saprà anche essere opposizione se si pensa ad operazioni gattopardesche e di semplice immagine. --© RIPRODUZIONE RISERVATA