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21/04/2020

«Pronti a riaprire subito i cantieri Lo Stato ci liberi dalla burocrazia»

La Verita' - L.D.P.

L'INTERVISTA GABRIELE BUIA
Il presidente dell'Associazione costruttori avanza una proposta al governo: «Soldi diretti e norme sfoltite per i Comuni, unica stazione appaltante con progetti avviatali. Con le nostre imprese è in gioco il 22% del Pil»
• «Se entro la fine del mese non sarà attivato il credito dalle banche, le nostre imprese non riusciranno a pagare i fornitori. Tutta la filiera delle costruzioni rischia di bloccarsi e migliaia di aziende andranno in apnea. Perdita di posti di lavoro e tensioni sociali sono lo scenario che abbiamo davanti. Abbiamo adottato protocolli di sicurezza stringenti, siamo pronti, fateci ricominciare a produrre». È un grido di allarme, e insieme la pretesa di una maggiore attenzione alle esigenze di un settore che sta morendo, quello di Gabriele Buia, presidente dell'Ance, l'Associazione dei costruttori. «A volte devo staccare dal fiume di notizie, mi fa venire il mal di fegato. Nessuno ha capito la posta in gioco». E anticipa a La Verità la richiesta che presto presenterà al premier Giuseppe Conte: attivare una grande stazione appaltante, i Comuni, ai quali lo Stato deve garantire finanziamenti veloci per i progetti immediatamente cantierabili, superando le strozzature burocratiche. Temete che quando i soldi per i cantieri arriveranno, si impantaneranno nelle sabbie mobili delle autorizzazioni? «Proprio così. Innanzitutto i Comuni oggi non hanno disponibilità finanziarie per attivare i cantieri, hanno i bilanci a secco perché si è prosciugato il flusso delle imposte. Lo Stato deve intervenire con una iniezione di liquidità verso le amministrazioni che possono aprire i cantieri in pochi mesi. Ma temo che, una volta arrivati i soldi, non si troverà un solo funzionario pronto a firmare, per paura di incorrere nell'abuso d'ufficio o di dover rispondere un domani alla Corte dei conti. Il compito della task force guidata da Vittorio Colao dovrà essere innanzitutto di sfoltire le norme della burocrazia. Lo Stato impiega 15 anni per un'opera medio grande e quasi 6 per una piccola. Il 54% del tempo si perde in incombenze burocratiche». Intanto però le imprese edili possono accedere alle risorse del decreto liquidità. «È una domanda o un'affermazione? Perché il procedimento delle garanzie per avere accesso al credito non è molto cambiato rispetto alla normalità. Dopo 0 via libera, per fortuna molto rapido, dell'Europa al sistema delle garanzie della Sace, si deve mettere in moto l'istruttoria delle banche. Un tempo che rischia di essere troppo lungo. Lei ha idea della situazione in cui sono le imprese delle costruzioni? In questo mese oltre il 90% dei cantieri è rimasto chiuso. Il decreto poi vale per tutti i settori. Ma le costruzioni hanno problematiche e dinamiche diverse da tutti gli altri settori industriali I dati parlavano, prima del Covid, di una certa ripresa, o sbaglio? «Ci sono stati timidi segnali. Investimenti in crescita del 2,3%, 130 miliardi a fronte di poco meno di 200 nel 2008. Il settore dei lavori pubblici, la cui crisi è iniziata addirittura nel 2005, ha sofferto il forte calo degli appalti. Solo il mercato privato nell'ultimo triennio ha avuto un po' di effervescenza. Ma questi piccoli segnali rischiano ora di essere vanificati dall'assenza di un forte intervento del governo». Sual è il peso del settore e costruzioni? «Noi attiviamo una lunga filiera che rappresenta l'86% del settore industriale e il 22% del Pil nazionale considerando anche le attività immobiliari. Il nostro referente è soprattutto la pubblica amministrazione, che però è gravata da una sedimentazione normativa mostruosa. Se il mercato, ad esempio, chiede più uffici che abitazioni ma per avere il cambio di destinazione d'uso devo aspettare un anno, lei capisce che la risposta è tardiva, nel frattempo la domanda potrebbe essere cambiata. L'altro nodo è il ritardo nei pagamenti». Quanti soldi deve la Pa alle vostre aziende? «Circa 6 miliardi. I tempi di pagamento superano di gran lunga il limite stabilito a livello europeo, 133 giorni contro i 60 giorni previsti dalla normativa. Poi lo Stato, con il sistema dello split payment, ci ha tolto liquidità per 2,5 miliardi: le Pa versano l'Iva direttamente allo Stato, ma le aziende, quando ricevono le fatture dei fornitori, devono pagare l'imposta e così si rivolgono alle banche. La tempesta Covid ci ha travolto in questa situazione». Ma i lavori pubblici non dovevano continuare? «Sì, ma mancando i dispositivi sanitari, in molti casi si sono interrotti. I cantieri privati rappresentano circa l'8o% del mercato». Siete pronti a ripartire? «Anche domani. I protocolli per la sicurezza sono stati sottoscritti con ministero delle Infrastrutture e sindacati. Si può aprire tutta la filiera in sicurezza. È assurdo far aprire le librerie e mantenere chiusi i cantieri. Voi non vedrete mai una fila davanti a un cantiere. Per far ripartire il Paese occorre un grande piano di finanziamento diretto ai Comuni che hanno i progetti pronti. Quello che ha detto Mario Draghi sull'iniezione di liquidità deve diventare la linea guida del governo. Mi aspetto che la task force di Vittorio Colao prenda provvedimenti importanti». Avete fatto una stima dei danni economici nel settore? «Una previsione ottimistica ci dice che per il 2020 ci sarà una perdita di investimenti pari al 10% ma che può arrivare al 28% se il lockdown proseguirà fino a settembre con ripresa dei cantieri a singhiozzo da ottobre 2020 fino a settembre del prossimo anno. Per il 2021 10 scenario ottimistico indica un aumento appena del3% ma, in assenza di un'accelerazione degli investimenti pubblici e con un'economia depressa, c'è 11 rischio di un calo del 19%». L. D. P. S RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: ALLARMATO Gabriele Buia, presidente dell'Ance