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10/11/2020

Progetto terminal crociere esposto degli ambientalisti

La Nuova Venezia - roberta de rossi

Italia nostra e Tera e Aqua pronti a chiedere l'intervento della Corte dei Conti «Si ricade sempre nello stesso errore, le navi devono restare fuori della laguna» il futuro del porto
Ambientalisti pronti a rivolgersi alla Corte dei Conti per cercare di fermare il progetto di nuovo terminal per le navi da crociera nel Canale industriale Nord di Porto Marghera: con il decreto 419/2020, l'Autorità portuale ha stanziato un milione di euro per la progettazione di fattibilità tecnico-economica del nuovo scalo passeggeri. Passando così dalle ipotesi di alternative alla Marittima ai primi atti concreti. Stop prospettato da Italia Nostra e l'associazione Tera e Aqua, al termine del confronto su "Laguna veneta tra Mose, grandi navi e riequilibrio", coordinato via Zoom da Michele Boato di Forum Ambiente.«Il problema di trovare l'alternativa alla Marittima per lo scalo passeggeri è sul tappeto da un numero imbarazzante di anni», dice Maria Rosa Vittadini, docente IuaV, esperta di trasporti, «ora la notizia che l'Autorità Portuale sta scegliendo un operatore per il progetto fattibilità del nuovo terminal a Porto Marghera - per essere pronti per la ripresa del mercato post covid - mi pare una conclusione pazzesca. Il nuovo Codice degli appalti impone di comparare prima le diverse alternative e poi sviluppare la soluzione migliore per la città: perché allora l'Autorità portuale riporta tutto lì, coinvolgendo di nuovo il Canale Petroli? Solo un anno fa, quando il ministero aveva chiesto di trovare approdi provvisori per non interrompere il transito delle grandi navi, pur togliendole da San Marco, il porto fece una classifica: Fusina, Molo Lombardia e Molo Veneto. Gli operatori li definirono disastrosi per l'attività del porto stesso perché insistevano sul Canale dei petroli, in conflitto con il traffico merci. Dovremmo fare tutto quello che possiamo per rigettare da subito ogni atto del Porto in tal senso. Perché ricadiamo sempre nello stesso incredibile errore? Le grandi navi devono restare fuori della laguna è la base minima da cui occorre partire». Contro l'impegno di fondi pubblici per progettare il solo scalo nel Canale Nord si schiera Lidia Fersuoch, di Italia Nostra: «Ci sono elementi per chiedere il parere della Corte dei Conti».«La battaglia dev'essere dura su più fronti», commenta l'urbanista e ambientalista Stefano Boato, «ad esempio, va bene aggiustare le porte della conca di navigazione del Mose, ma non aumentarne la capienza: ora è progettata per navi di 240 metri, vogliono portarla a 320. Non esiste».«Si dice che se si sposta attività navi verso il mare si perdono posti di lavoro», analizza l'economista Giuseppe Tattara, «ma non è vero, in tutto il mondo i porti non stanno dentro le città. Non ci sarà ricaduta restando nell'area di 4-5 chilometri. In Marittima si potranno portare yacht, navi più piccole e sfruttare tutto questo in modo positivo. Scali off shore o in bocca di porto aumenteranno l'occupazione - in trasporti e gestione - senza creare problemi al porto commerciale. E lo dico pensando anche al futuro di chi è senza lavoro da mesi, per l'emergenza Covid». E il porto come risponde? «Sono fondi del ministero per la progettazione, necessaria per poter procedere a qualsivoglia forma di valutazione», la replica del commissario straordinario Pino Musolino, «infatti, il bando è per il progetto non l'opera. Ad ogni buon conto, sono fondi ministeriali affidati appositamente per realizzare il progetto che - va ricordato - è stato validato dalla seduta di Comitatone del 2017». -- roberta de rossi