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10/01/2020

Progetto Bagnoli sul tavolo 36 idee per la rinascita

Il Mattino

Chiusa la fase delle candidature in corsa architetti anche dall'estero
LA SVOLTA
Luigi Roano
La sfida lanciata da Invitalia - il soggetto attuatore - del concorso internazionale di idee per disegnare la nuova Bagnoli non è stata vinta al cento per cento, ma nemmeno persa. Lo spauracchio - come accaduto per la vendita dei suoli - che il bando andasse deserto non si è palesato. Sono state presentate 36 candidature di raggruppamenti di studi di architettura, a cui fanno capo oltre 160 studi, 40 dei quali internazionali. Se si considera che il termine di scadenza è stato prorogato al 7 gennaio, non è che il mercato degli studi di progettazione, soprattutto internazionale, abbia mostrato chissà quale entusiasmo. Malgrado il bando sia stato portato in tour a Milano addirittura prima che a Napoli, la partecipazione poteva e doveva essere più massiccia vista la location e il valore simbolico dell'area ex Italsider. La sensazione è che i buoni uffici dell'amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri, a capo di una società che ha in mano il futuro dell'Italia intera e non solo quello di Bagnoli, abbia spinto un po' di progettisti a scommettere le fiches anche su Bagnoli. Cosa che non ha fatto nemmeno la Regione atteso che le linee guida del Piano di rigenerazione urbana si è ben guardata dal firmarle. Infatti sullo sfondo restano le critiche e i malumori della classe imprenditoriale napoletana - a iniziare dall'Acen - e delle associazioni di categoria che avevano chiesto al ministro Provenzano di fermare il bando e fare una riflessione tutti assieme ascoltando il territorio. Un tema molto sentito anche allo storico Circolo Ilva - che è al centro dell'area da ridisegnare in via Coroglio - dove domani saranno presentate e discusse le idee progetto prodotte a seguito del bando di Invitalia. Vale a dire progetti di gente del posto.
IL BANDO
In questo contesto Arcuri difende il lavoro di Invitalia anche in maniera polemica. «La risposta che è arrivata dagli studi di architettura è assai confortante e conferma la centralità strategica del risanamento di Bagnoli. Una centralità - spiega Arcuri - che può davvero contribuire a scrivere una pagina nuova nelle politiche di sviluppo non solo di Napoli e della Campania ma dell'intero Mezzogiorno». Per Arcuri «la forte partecipazione al concorso internazionale di idee dimostra che, al di là delle sterili e solite polemiche delle ultime settimane, serve sempre la pazienza di aspettare che a parlare siano i fatti». Solo a settembre - tuttavia - si saprà lo studio scelto, fino ad allora ci saranno altre selezioni. Sarà poi una commissione esterna, composta da esperti indicati da Regione, Comune, Mibact/Sovrintendenza, Invitalia e Consiglio nazionale degli Architetti a scegliere il vincitore. Il buffo della situazione è che si chiede alla Regione di nominare un esperto quando l'ente di Santa Lucia non ha riconosciuto valide nemmeno le linee guida del Piano. Bruno Discepolo, assessore all'Urbanistica della Regione, è abbastanza critico: «Non mi sembra che il bando, al quale ha partecipato un numero esiguo di progettisti, risolva i problemi di Bagnoli. Per due ordini di motivi». Per Discepolo «il primo è che chi vince il bando produrrà il masterplan ma non la progettazione esecutiva che Invitalia si tiene per sé, potrà al massimo progettare il parco verde e quindi c'è uno squilibrio grosso nel bando stesso». In secondo luogo l'assessore insiste sul tema più scottante: «Non si capisce in che modo e se sarà possibile che dal territorio arrivino contributi. Qui nessuno discute il bando, ma il modo in cui è stato fatto. Ancora una volta c'è un cortocircuito provocato da Invitalia, noi della Regione non siamo mai stati consultati».
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