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05/10/2021

Processo Amiu, tutto da rifare e avanza il rischio prescrizione

La Repubblica - Marco Lignana

Appalti e tangenti
● a pagina 7 Il processo, di fatto, è tutto da rifare. E adesso uno degli scandali giudiziari degli ultimi anni - tangenti, cene eleganti ed escort in cambio di appalti - si avvia verso prescrizioni di massa. Dopo le condanne in primo grado per l'ex direttore degli Affari Legali di Amiu, Corrado Grondona, per altri dirigenti della municipalizzata dei rifiuti e per gli imprenditori Gino e Vincenzo Mamone, tutti ritenuti colpevoli di corruzione, la Corte di Appello ha disposto la "rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale". Vuol dire ripartire da zero, come se si tornasse in primo grado. Dal momento che i reati contestati si prescrivono nel 2023, è davvero difficile pensare di concludere un processo di Appello così complesso e arrivare a udienza in Corte di Cassazione in soli due anni.
Anche perché i prossimi passi stabiliti dal presidente del collegio Giuseppe Diomeda prevedono una perizia affidata addirittura a tre tecnici terzi (un curatore fallimentare e due ingegneri) che poi andrà discussa in aula. Non è stata ritenuta sufficiente, quindi, la consulenza che i pm Francesco Cardona Albini e Paola Calleri avevano affidato all'ingegnere Mauro Nalin, documento decisivo per formulare l'accusa del giro di tangenti in cambio di appalti e favori sulla gestione dei rifiuti. Una consulenza sempre contestata dagli avvocati degli imputati (fra gli altri Nicola Scodnik, Alessandro Vaccaro, Andrea Copello, Alessandro Sola, Andrea Campanile) che già in primo grado avevano chiesto al tribunale di disporre una perizia.
Tutto da rifare, dunque, e posizioni degli imputati in bilico. Il 18 settembre 2019 il collegio presieduto da Sergio Merlo aveva condannato Grondona a cinque anni e 9 mesi di carcere. Nessuno sconto agli altri dirigenti della municipalizza: tre anni e un mese per Roberto Ademio, responsabile dell'Ufficio Gare, e altrettanto per Carlo Sacco, del Settore Smaltimenti e direttore della discarica di Scarpino; più lieve (un anno e 2 mesi) la pena per Massimo Bizzi, responsabile dell'Ufficio Servizi Esterni della municipalizzata, che ha goduto di alcune prescrizioni sopraggiunte da quando è stata aperta l'inchiesta, nel 2013.
Mano pesante della giustizia anche per gli imprenditori ritenuti responsabili dei pagamenti: così Gino Mamone e il fratello Vincenzo, titolari della EcoGe e della Impre.Ares, si erano presi quattro anni e sei mesi ciascuno, mentre era stato assolto "per non avere commesso il fatto" Luigi Mamone. Le altre condanne: Stefano Raschellà e il figlio Daniele della EdilDue, quattro anni ed un mese ad ognuno; quattro anni e sei mesi anche per Claudio Deiana titolare della Rgd e della Gungui. In più, il tribunale aveva disposto il pagamento di quasi due milioni di euro in favore della parte lesa, cioè l'Amiu (assistita dagli avvocati Guido Colella e Livia Taccini). Infine i dipendenti Amiu condannati sono stati interdetti dai pubblici uffici per cinque anni, anche se nel frattempo Ademio e Bizzi sono stati licenziati; Sacco, invece, è stato trasferito alla Manutenzioni.
Una prima accusa era comunque caduta in prima grado: i pm avevano chiesto il riconoscimento dell'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d'asta, non accolta dai giudici che avevano riconosciuto solo la corruzione. Secondo le indagini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, gli imprenditori si sarebbero aggiudicati gli appalti in cambio di "mazzette" pagate con escort, sesso e cene in alberghi e ristoranti del Basso Piemonte. Accuse sempre negate dagli imputati.
Grondona in aula aveva dichiarato: «Le cene e le escort? Sono il mio vizio, ognuno ha i suoi, ma non erano tangenti per ottenere appalti. Conoscevo Vincenzo Mamone da tanti anni e a fine serata gli lasciavo sempre cento euro».
Le tangenti Nel processo adesso in appello ex dirigenti di Amiu e imprenditori sono accusati di corruzione: mazzette in cambio di appalti sui rifiuti Volpara
La Procura di Genova indaga anche sui miasmi e le irregolarità ambientali all'interno della discarica Volpara in Lungobisagno d'Istria Scarpino Un altro fascicolo riguarda il sito riaperto nel 2018: lì secondo il pm Fabrizio Givri sarebbe finita l'immondizia "non trattata" e rifiuti non autorizzati Cornigliano I magistrati genovesi negli ultimi anni hanno aperto diversi fascicoli sui liquami sversati da Scarpino al depuratore di Cornigliano

Foto: kLa sede dell'Amiu all'epoca delle perquisizioni, nel 2014


Foto: kLa sede Centrale di via D'Annunzio dell'Azienda Municipalizzata dell'Igiene Urbana di Genova durante le perquisizioni del 2014