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16/06/2020

procedimento legato alle piscine gestite da Sport Management

L'Arena di Verona

STRASCICHI. Si chiude dopo quasi tre lustri l'ultimo
Lavori alle Santini, indagine in archivio La Procura aveva ipotizzato la difformità delle opere ma per il gip Luciano Gorra «non vi è prova dei reati»
Un balzo indietro di quattordici anni, ovvero alla gara d'appalto per la gestione delle piscine Santini vinta dalla Sport Management nel 2006. E dopo quasi tre lustri caratterizzati da ricorsi, processi e assoluzioni in secondo grado, anche l'ultimo capitolo, quello legato alle presunte difformità delle opere che Sport Management avrebbe dovuto eseguire, si è definitivamente chiuso. Il gip Luciano Gorra ha infatti archiviato, come da richiesta del pm, l'indagine che aveva interessato all'epoca Sergio Tosi (legale rappresentante di Sport Management), Christian Panzarini (direttore del Centro), Sandro Vazzoler (dirigente cdr Sport e Tempo libero del Comune), Sergio Menon (dirigente del coordinamento Edilizia Pubblica), Mauro Ionta (funzionario responsabile impianti tecnologici) e Sandro Pippa (dirigente dell'Edilizia sportiva e Impiantistica). Le indagini vennero chiuse nel 2018, le difese depositarono memorie e alla luce di ciò il dottor Sachar chiese l'archiviazione.«La richiesta del pm risulta fondata nel merito», si legge nel decreto, «atteso che gli elementi investigativi raccolti, insuscettibili di sviluppi in considerazione del notevole lasso di tempo trascorso dai fatti, non offrono la prova certa della sussistenza dei reati ipotizzati (il 356, frode nelle pubbliche forniture, e il 640bis, truffa aggravata, ndr), sicchè un eventuale dibattimento non potrebbe che sfociare in una pronuncia assolutoria» ai sensi del secondo comma dell'articolo 530, ovvero perchè non è stata raggiunta la prova. Avverso la richiesta di archiviazione si era opposto il legale rappresentante di Css, che aveva gestito le Santini per decenni e nel 2007 perse la gara, ma per il gip «è soggetto danneggiato dal reato e non persona offesa» e non poteva opporsi.Quattordici anni fa quella gara d'appalto aveva presentato alcune criticità tant'è che nel processo che seguì il giudice Luciano Gorra (all'epoca al dibattimento), ritenne che erano emersi «gli accordi diretti ad alterare il principio della libera concorrenza tra singoli che partecipano ad una gara». Con l'accusa di turbativa d'asta nel 2014 vennero condannati in tre, poi assolti in Appello nell'aprile 2017. Quello delle opere era un capitolo successivo, quando l'impianto venne riconsegnato emersero le difformità tra i lavori svolti e quelli che erano previsti all'interno del contratto di gara. Mancavano fatture e le opere erano state scomputate dai canoni. Ma non c'è la prova. Indagine in archivio.