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25/07/2020

PROBLEMA APPALTI LE IMPRESE DESTINATE AL FALLIMENTO

La Gazzetta Del Mezzogiorno - LUCA CELLAMARE

LETTERE E COMMENTI
"A volte ritornano". Con il D.L. semplificazioni fa di nuovo capolino la norma che attribuisce alla pubblica amministrazione la possibilità di escludere un operatore economico da una gara d'appalto in presenza di "irregolarità fiscali non definitive". La vicenda è degna di uno scritto di Stephen King e le imprese italiane già allo stremo dovranno affrontare anche gli effetti devastanti che potrebbe avere tale "resuscitata" disposizione. Segnatamente è a regime dallo scorso 17 luglio una norma che prevede che un'irregolarità fiscale ritenuta grave (id est al di sopra di appena 5 mila euro), per il solo fatto di essere contestata dal Fisco, legittimerebbe l'amministrazione appaltante ad escludere un'impresa concorrente da una procedura di gara. Recita la norma che un operatore economico "può essere escluso" dalla partecipazione ad una procedura d'ap palto se la stazione appaltante "è a conoscenza e può adeguatamente dimostrare che lo stesso non ha ottemperato agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali non definitivamente accertati". Non importa, quindi, se la contestazione sia fondata o meno. Non rileva, cioè, la possibilità che l'Agenzia delle Entrate o delle Dogane o un altro Ente impositore abbiano soltanto presunto, o commesso possibili errori, o compiuto atti potenzialmente illegittimi ai danni del contribuente. Evenienza tutt'altro che rara! Non rileva nemmeno l'ipotesi che il contribuente si sia attivato giudizialmente per far valere le proprie ragioni davanti ai giudici. Invero, tale tranciante regola era già stata inserita pressoché identica nel decreto "Sblocca cantieri" del lo scorso anno, ma era stata espunta dal testo definitivo poiché causa (a giusta ragione) di aspre proteste da parte delle imprese. Deve darsi atto che il nostro legislatore sembra (sia pure in via subliminale) "divertirsi" a scegliere ironicamente le rubriche delle leggi ("Sblocca cantieri" "semplificazioni", ecc.) per poi inserire disposizioni tanto devastanti quanto fuori dal seminato del titolo. Ciò detto, il provvedimento governativo in commento è frutto della procedura d'infrazione avviata dalla Commissione Europea che, con la costituzione di messa in mora n. 2018/2273, ha ritenuto l'art. 80 del codice degli appalti in contrasto con il diritto dell'Unione. Ebbene, se da un lato l'Europa, insistendo per una disposizione incongrua e fortemente contraddittoria, ha dimostrato ancora una volta di non conoscere adeguatamente il nostro sistema fiscale e contributivo e le relative tortuosità, dall'altro la premura del nostro esecutivo di adeguarvisi è quantomeno insolita. Essendo noto che è solitamente reticente e ben lungi dall'attuare tempestivamente e coerentemente le norme/direttive comunitarie (vincolanti) in favore dei contribuenti, tanto da dover incorrere in sanzioni multimilionarie per tali atteggiamenti e che tuttavia di fatto vengono pagati dai contribuenti, ovvero dalla collettività. Così è, ad esempio, per i tempi di pagamento della P.A. che procede con gravissimi ritardi rispetto alle commesse. E questo a tacer d'altro, come ad esempio i rimborsi di imposta o il blocco degli stessi che seguono tempi e procedure che generano crisi di liquidità delle imprese per effetto di norme inique e vessatorie. Anche in questo caso l'amministrazione si appiglia spesso a debenze non definitive a carico dei contribuenti! INTERPRETAZIONI -Inoltre la norma, per come è formulata, si presta a molteplici interpretazioni. Il testo è vieppiù intrigante quanto indecifrabile in relazione al presunto "sal vacondotto" dato alle imprese per partecipare alle gare ove si impegnino "in modo vincolante a pagare le imposte". Non pochi sarebbero i nodi da sciogliere circa le modalità dell'im pegno. Non solo. La "norma" non tiene conto che gran parte delle pretese del fisco sono tutte da dimostrare. Anzi spesso le vertenze, come detto, sono frutto anche di errori della P.A., o verifiche temerarie, o di altalenanti interpretazioni di prassi e ondivaghi orientamenti giurisprudenziali della stessa Corte Suprema che sovente si pongono in maniera confusa e contraddittoria per effetto in particolare di una legiferazione inflazionata e caotica, che specie in materia fiscale è all'attualità una galassia con imperscrutabili buchi neri.Il Mef - Direzione della giustizia tributaria fornisce statistiche impietose. Nel 2019, davanti alle Commissioni Tributarie Provinciali, organo di primo grado della giustizia tributaria, soltanto il 46,80% delle controversie si è concluso a favore dell'Agenzia delle Entrate, delle Dogane o dell'Agen te della Riscossione. La percentuale si abbassa al 46% in secondo grado davanti alle CTR. Quindi la maggioranza delle controversie si conclude con esiti diversi, ovvero a totale favore dei contribuenti (28,67% in primo grado, 34% in secondo), con giudizio intermedio (11,46% - 8,31%) con una conciliazione giudiziale o con altri esiti (ad esempio condono) nei residuali casi. Questa è la ragione per cui, nell'at testare l'irregolarità fiscale (o contributiva) di un'azienda e conseguentemente escluderla da un appalto, non si può prescindere dalla definitività di una pretesa, ovvero da un atto impoesattivo divenuto definitivo oppure da una sentenza passata in giudicato. Il discorso potrebbe cozzare con i tempi elefantiaci del giudizio, ma questo è un altro discorso e comunque sarebbe indice di non civiltà giuridica ignorare la realtà dei fatti! Sarebbe quantomeno opportuno che la mancata ottemperanza all'obbligo fiscale come causa di esclusione dalle gare d'appalto venga limitata alle ipotesi di mancato pagamento di imposte così come rivenienti dalle dichiarazioni fiscali, o almeno inserendo, ad esempio, la previsione di inapplicabilità dell'esclusione in caso di pagamento, da parte dell'impresa, del tributo dovuto in base alle norme in materia di riscossione frazionata in pendenza di giudizio.