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09/06/2020

priorità del paese, la scuola è in coda

Il Secolo XIX - lorenzo cuocolo

Il diritto alla scuola è centrale nell'impianto repubblicano. Piero Calamandrei ha definito l'art. 34 della Costituzione "il più importante, il più impegnativo". Si tratta di un diritto da vivere soprattutto con gli occhi degli studenti, dei giovani che attraverso la scuola realizzano il pieno sviluppo della propria personalità (art. 2 Cost.) e, soprattutto, la propria appartenenza alla cittadinanza repubblicana (art. 1 Cost.).Eppure, ancora una volta, la scuola è stata relegata in fondo al lungo elenco delle priorità del Paese. L'emergenza Covid ha esasperato una più strisciante, ma non meno grave, emergenza ormai cronicizzata: quella della scuola.Riapre tutto, dalle spiagge ai centri di bellezza, ma non la scuola. Il governo italiano è l'unico in Europa ad aver adottato una simile decisione. Dimenticando che la didattica a distanza, per quanto importante, non può sostituirsi "all'apprendimento, alla comunicazione, alle relazioni e alla socializzazione" che compongono il concetto di scuola (Corte cost. 226/2001).Il profluvio di decreti degli ultimi mesi non ha riguardato, se non marginalmente e tardivamente, il mondo della scuola. Di fronte all'abisso del Covid, il Paese avrebbe dovuto ripartire proprio dalla scuola, investendo sul futuro. E, invece, la pur comprensibile preoccupazione di tamponare l'emergenza con provvedimenti a pioggia (peraltro insufficienti e in larga parte ancora inattuati) non è stata accompagnata da una radicale rivoluzione copernicana volta a rimettere la scuola al centro dell'agenda politica e dello sviluppo sociale. Oltre al tema del rafforzamento e della valorizzazione dei docenti, c'è anche il tema infrastrutturale.Questi mesi di forzata chiusura erano l'occasione per interventi di consolidamento. Le norme emergenziali consentivano di agire in fretta, superando le lungaggini previste dal codice degli appalti e garantendo il ritorno in classi sicure e dignitose. Il nostro Paese vanta un triste primato di edifici scolastici pericolanti e non a norma. Il tempio laico della crescita umana e sociale ha spesso sembianze fatiscenti: dove difficilmente accetteremmo di abitare, mandiamo invece a formarsi i nostri figli e i cittadini del futuro. Il Governo avrebbe potuto coinvolgere il Paese intorno ad un grande progetto di rilancio della scuola, anche consentendo di destinare fondi speciali (una sorta di otto per mille), oppure agevolando donazioni di privati o sgravi per le imprese di costruzioni. E, invece, la novità sembra rappresentata dalle paratie di plexiglass fra i banchi, dimenticando che a scuola manca il sapone per lavarsi le mani e spesso i lavandini non funzionano.Questi sono i danni collaterali del Coronavirus: i bambini e i ragazzi in età scolare non si ammalano di Covid, ma sconteranno sulla propria pelle l'incapacità degli adulti di proteggere uno dei cardini dello Stato sociale, uno dei più potenti motori dell'uguaglianza sostanziale, che per molti anni ha garantito il funzionamento dell'ascensore sociale e la tenuta del concetto di comunità e di cittadinanza. --L'autore è professore ordinario di Diritto comparato all'Università di Genova© RIPRODUZIONE RISERVATA