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13/09/2018

Primo via libera alla procedura di censura contro l’ungherese Orban

Giornale di Brescia

Il «processo» al leader La giornata europea
L'europarlamento vota per l'attivazione dell'art. 7 del Trattato di Lisbona: «Violato lo stato di diritto»
Carlo Muzzi c.muzzi@giornaledibrescia.it STRASBURGO. Ungheria alla sbarra. Per la prima volta nella storia dell'Unione europea l'Europarlamento vota per avviare una procedura di censura contro uno Stato membro. Colpo di scena. È un risultato dal peso politico notevole soprattutto se si pensa che fra nove mesi ci saranno le elezioni europee e il premier Viktor Orban è uno dei leader indiscussi del fronte nazional-populista che vorrebbe scardinare l'Unione europea. Un risultato non scontato perché il partito di Orban, Fidesz fa parte del Partito popolare europeo, il gruppo più numeroso all'Eurocamera e che oggi esprime il presidente della Commissione, Juncker, il presidente del Consiglio Tusk e il presidente del Parlamento Tajani oltre che essere il partito di Angela Merkel. Ed ancora un risultato notevole considerate tutte le incertezze della vigilia e la soglia fissata ad una maggioranza qualificata di due terzi dei voti validi. Così a Strasburgo la richiesta del processo che dovrebbe portare all'attivazione dell'articolo 7 del Trattato di Lisbona, che potrebbe togliere il diritto di voto all'Ungheria in Consiglio europeo, è passata a larghissima maggioranza con 448 voti favorevoli, 197 contrari e 48 astenuti. E questo nonostante il Ppe avesse concesso la libertà di voto ai suoi componenti e i deputati italiani di Forza Italia abbiano deciso di schierarsi con la Lega e tutti i partiti populisti presenti a Strasburgo in difesa di Orban. Il Movimento 5 Stelle ha invece votato a favore della sanzione, come tutti i socialdemocratici (e quindi i rappresentanti del Pd), la sinistra europea, i verdi e i liberaldemocratici. Insomma un fronte trasversale che ha appoggiato la risoluzione presentata dalla verde olandese Judith Sargentini in cui si sostiene che in Ungheria il governo Orban abbia, su molteplici aspetti della società, violato lo stato di diritto, ovvero uno dei pilastri su cui poggia l'intera costruzione europea. Indifendibile. Orban martedì era stato a Strasburgo in occasione del dibattito in aula e aveva difeso tutte le sue scelte a partire dalla controversa nuova legge sul diritto d'asilo che prevede la detenzione di tutti i migranti, minori compresi, durante la procedura di valutazione della richiesta. «Difendiamo i confini come abbiamo fatto per mille anni nell'interesse dell'Europa», aveva dichiarato Orban davanti agli europarlamentari. Ma la delicata situazione politica ungherese è stata considerata inaccettabile anche da coloro che nel Ppe siedono a fianco dei rappresentanti di Fidesz. Nella relazione si contesta la limitazione alla libertà di stampa con un nuovo organo di controllo dei media che è di nomina governativa e non indipendente; lo stesso dicasi per la magistratura che ora deve sottostare ad una Corte superiore anche in questo caso di nomina governativa. Come se non bastasse si accusa il governo ungherese di avere molte opacità sulla legge sugli appalti (nel 30% dei casi c'è un solo partecipante) ed infine di limitare il diritto all'istruzione con le limitazioni poste all'Università dell'Europa centrale fondata da George Soros nel mirino di Orban da anni e che a suo dire (ma ormai ripreso da tutti i sovranisti) il grande orchestratore del flusso migratorio verso l'Europa. L'opa al Ppe. Insomma la lista di limitazioni allo stato di diritto da parte dell'Ungheria è lunga e variegata. Troppo anche per coloro che nel Ppe vorrebbero tenersi stretto Orban per un mero calcolo numerico in vista delle prossime elezioni europee il cui risultato a livello complessivo è assolutamente incerto e quindi sarebbe in bilico la maggioranza relativa all'Europarlamento. Da parte sua il premier ungherese ha ribadito anche martedì di non aver nessuna intenzione di abbandonare il Ppe, anzi ha lasciato intendere di aver l'intenzione di scalarne la golden share. Orban ha poi escluso l'ipotesi di aderire al The Movement di Steve Bannon («gli americani non votano per il Parlamento europeo») e di formare un nuovo gruppo con Salvini. Semmai c'è chi nel Ppe starebbe trattando per un ingresso della Lega tra i cristiano democratici, ma forse il voto di ieri ha definitivamente sgomberato il tavolo da questa ipotesi. L'INTOLLERANZA IN EUROPA L'INDICE NIM SU SENTIMENTO NAZIONALISTA, ANTI-MIGRANTI E ANTI-MINORANZE ITALIA Portollo Austr Svzzer Fnlnd Irlnd Reno Unto Germn Spn Belo Dnmrc Frnc Norve Olnd Svez 0 1 1,2 2 4,1 3,5 3,3 3,3 3,1 3,1 3,0 2,9 2,9 2,7 2,7 2,5 2,5 2,3 3 4 Punteo Mnmo 0 Mssmo 10 5 FONTE Pew Reserch Center

Foto: Il premier ungherese. Per la prima volta l'europarlamento avvia la procedura di censura contro un membro


Foto: Gli effetti di questo voto all'interno del Ppe potrebbero essere profondi ma Fidesz non se ne andrà

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