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29/08/2018

Primo obiettivo: rifare il ponte

ItaliaOggi - DOMENICO CACOPARDO

Perciò la scelta giusta è chiedere che venga fatto dalla società Autostrade e a suo carico
Che c'entra la Fincantieri che, di mestiere, fa delle navi?
La giornata di lunedì 27, nella quale era prevista l'audizione del ministro Toninelli da parte delle commissioni trasporti di Camera e Senato in seduta comune, va ricordata più che per la performance del politico per la pubblicazione da parte di Autostrade spa degli allegati sin qui segreti degli atti di concessione. Il beef più prelibato per chi voglia capire quali siano stati i rapporti tra lo Stato concedente e il concessionario non si trova nella convenzione, ma negli allegati, la cui insostenibile e colpevole segretezza era giustifi cata da improbabili ragioni di riservatezza a tutela dei corsi dei titoli azionari e obbligazionari di Autostrade stessa. Il che è abbastanza assurdo, visto l'estremo squilibrio a suo favore del contratto e la condizione monopolistica in cui si esercita il servizio: all'evidenza, la ragione era un'altra. L'estremo favor di cui godeva e ancora gode la società avrebbe suscitato immancabilmente proteste e contestazioni che avrebbero reso necessario ridiscutere tutto. Ed è sorprendente che Graziano Delrio, persona di discutibili capacità politiche e amministrative, ma di conclamata trasparenza, abbia tollerato una simile situazione, della quale non poteva non essere al corrente. Così va il mondo e se l'azione giudiziaria intrapresa da Genova avrà il previsto orizzonte di 360° si parlerà di tutto in sede giudiziaria. Non stupisce, invece, la pessima prova del ministro Toninelli. E non tanto perché se l'è presa con Autostrade, cosa logica e prevedibile, quanto perché ha formulato riguardo al sinistro affermazioni nette, di cui, direbbe un avvocato, «non c'è ancora una prova che è una», sulle ragioni del crollo del ponte Morandi, sulla sua ricostruzione, sul futuro della concessione di Autostrade, sui Benetton, sul soggetto che sarà incaricato (la Fincantieri del tycoon Bono e, non è chiaro il perché, Cassa depositi e prestiti). Su Genova e sull'urgenza di rimetterla in piedi (che è, come ha scritto più volte ItaliaOggi, la priorità delle priorità) nemmeno una parola decisa e decisiva. «Se il ponte è crollato vuol dire che non poteva non crollare», l'apodittica e popolare affermazione del ministro intende far capire che, secondo il ministro, Autostrade non ha fatto tutto ciò che poteva fare per evitare il disastro. Concordo. Tutti possiamo concordare. Ma fi nché un tribunale non stabilirà che c'è stata una responsabilità specifi ca di un uomo di Autostrade, nessuno può far discendere conseguenze ed effetti negativi nei confronti del concessionario medesimo. E vedremo presto, alla fi ne del mese, le argomentazioni che questo presenterà al ministero in risposta al provvedimento di avvio della revoca. Questa inadeguata metabolizzazione (a dispetto di una laurea in giurisprudenza) del complesso di norme dei diritti codifi cati, civile, penale, amministrativo infl uisce molto negativamente sull'azione di Toninelli alla testa del ministero. E poi, a che titolo Fincantieri ricostruirà? Non è un'impresa di costruzioni. Non ha curriculum di opere civili, ponti compresi. E lui, il ministro, come affi derà a Fincantieri la ricostruzione? Con trattativa privata, in deroga al codice degli appalti? Non è preferibile allora, effettuare una gara tra aziende specializzate? Certo, i tempi confl iggono con l'esigenza di fare subito e bene. Se qualcuno, nell'area 5Stelle, rifl ettesse (per esempio Casaleggio ), si renderebbe conto che (come dice Toti) il modo più rapido e immediato per riavere un ponte adeguato e funzionante, per costruire gli alloggi necessari agli sfollati, per stringere sulla Gronda, è proprio quello di caricare su Autostrade oneri fi nanziari, tecnici e gestionali. Quando Toninelli afferma di non fidarsi di Autostrade, dovrebbe aggiungere che non si fi da degli apparati tecnici del suo ministero che dovrebbero vigilare e approvare gli elaborati tecnici e, in particolare del Consiglio superiore dei lavori pubblici che, nonostante i disastri degli ultimi decenni, è ancora il primo organo di consulenza tecnico-ingegneristica dello Stato italiano. La revoca della convenzione, infi ne, è un'ipotesi per il dopo. Dopo cioè che tutti i gradi del procedimento amministrativo e dei procedimenti giudiziari si saranno esauriti con la condanna di Autostrade. Si farebbe prima ad aggiornare tutte le convenzioni in essere, rendendole meno squilibrate a favore dei privati e più attente all'interesse pubblico. L'ipotesi sostenuta da Toninelli di dare tutto in mano allo Stato è una trovata propagandistica: gli italiani conoscono le ineffi cienze della loro pubblica Amministrazione, una delle maggiori palle al piedi per lo sviluppo nazionale. Per ora, sull'onda del comprensibile rancore nei confronti di Autostrade e di Benetton concordano. Presto si renderanno conto che nazionalizzare tutto il sistema sarebbe l'ennesimo autolesionismo del solito Tafazzi. www.cacopardo.it © Riproduzione riservata

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